N. 296 - Più greggio per tutti: la rivoluzione shale negli USA e la reazione dell'OPEC

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di Riccardo Cristadoro, Virginia Di Nino, Laura Painelli ottobre 2015

Il crollo delle quotazioni di greggio nello scorso anno ha riflesso il peggioramento delle attese di domanda per il 2014-15, una produzione superiore al previsto negli Stati Uniti e la scelta dell’OPEC in novembre di preservare le proprie quote di mercato non riassorbendo l’eccesso di offerta con un taglio produttivo. La rinuncia dell’OPEC al ruolo di produttore marginale dimostra che la “shale revolution” ha determinato un mutamento strutturale nella geopolitica del petrolio. La ripresa dei corsi nei primi mesi del 2015 è avvenuta in un quadro incerto, dove tensioni in Medioriente, Ucraina e Africa si sono accompagnate alle incognite sulla futura strategia dell’OPEC e sulla tenuta della produzione non convenzionale, a fronte di prezzi più bassi di quelli che ne avevano favorito l’espansione. Lo stimolo alla crescita mondiale derivante dal calo dei corsi è valutato con prudenza poiché il calo riflette in parte una minor domanda; inoltre, in molte aree, la bassa inflazione comporta rischi di rialzi indesiderati dei tassi d’interesse reali, se si affermassero attese di sue ulteriori riduzioni.

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