N. 901 - Consolidamento bancario e rapporti banca-impresa: il ruolo dei fattori territoriali e relazionali

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di Enrico Beretta e Silvia Del Prete febbraio 2013

Il lavoro esamina l’effetto di operazioni di fusione e acquisizione che coinvolgono gli intermediari bancari sul contributo che le singole banche forniscono al credito complessivo di cui beneficia un’impresa. A tale fine vengono utilizzate, per gli anni 1999-2009, informazioni sulle singole relazioni creditizie a breve termine, che sono sensibili a shock come quelli dovuti alle concentrazioni bancarie. Tali informazioni, tratte dalla Centrale dei rischi, sono integrate con dati specifici di banche, imprese e mercato provenienti dalle segnalazioni di vigilanza e dalla centrale dei bilanci.

La variabile analizzata è la quota di credito erogata da ciascuna banca sull’indebitamento complessivo dell’impresa.

I risultati mostrano che, dopo una fusione o un’acquisizione tra due o più banche che prima dell’operazione finanziavano contemporaneamente un’impresa, la loro quota congiunta di partecipazione al fabbisogno creditizio del cliente si riduce, sia pure moderatamente, nell’arco di un triennio. Ciò non determina una flessione del credito complessivo di cui l’impresa beneficia, in quanto quest’ultima tende ad aumentare il grado di diversificazione dei rapporti bancari con altri intermediari.

Alcune caratteristiche delle relazioni di credito o delle imprese finanziate, in grado di ridurre l’asimmetria informativa e il costo della soft information, attenuano la tendenza al contenimento della quota di credito delle anche consolidatesi. In particolare, per le imprese geograficamente prossime agli sportelli della banca finanziatrice o per quelle che appartengono a distretti industriali, le relazioni più strette tra le parti sembrano limitare o controbilanciare la diversificazione dei rapporti creditizi connessa al processo aggregativo. Per contro, una situazione finanziaria ed economica fragile dell’impresa, così come la residenza in regioni del Mezzogiorno, rafforzano in modo significativo l’effetto di diversificazione.

Pubblicato nel 2013 in: Review of Economics and Institutions, v. 4, 3, pp. 1-46