N. 524 - Il comportamento di prezzo delle imprese e la correlazione tra produttivà e input di lavoro: evidenza empirica con dati di impresa

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di Domenico J. Marchetti e Francesco Nucci dicembre 2004

Il lavoro analizza il grado di rigidità dei prezzi nelle imprese italiane e la relazione tra tale rigidità e l’effetto d’impatto degli shock tecnologici sull’occupazione, utilizzando i dati di un campione rappresentativo di imprese manifatturiere italiane, estratto dall’indagine annuale della Banca d’Italia sugli investimenti manifatturieri, nel periodo 1984-1997.

Nella media delle imprese si osserva una correlazione contemporanea negativa tra crescita della produttività e crescita dell’input di lavoro. Una possibile spiegazione di questo risultato, già documentato in uno studio precedente degli stessi autori, si basa su modelli del ciclo economico con prezzi vischiosi.

L’analisi empirica impiega quattro misure alternative di produttività – il residuo di Solow calcolato con pesi basati, rispettivamente, sui ricavi e sui costi e due misure di produttività totale dei fattori (TFP) derivate esplicitamente da modelli teorici di ottimizzazione dinamica – che riflettono nel complesso un ventaglio molto ampio e differenziato di ipotesi e di approcci analitici.

Per tutte e quattro le misure, l’impatto negativo di breve termine dello shock tecnologico sul fattore lavoro risulta più forte per le imprese con prezzi più rigidi, più debole o non apprezzabile statisticamente per quelle con prezzi più flessibili (in questo lavoro le imprese con prezzi più rigidi sono quelle che rivedono i propri prezzi ogni sei mesi o più raramente; le imprese con prezzi più flessibili sono quelli che li rivedono ogni tre mesi o più frequentemente). Questi risultati confermano la rilevanza empirica di meccanismi di trasmissione degli shock basati sull’ipotesi di prezzi vischiosi: dopo uno shock tecnologico positivo, se la diminuzione dei costi non si riflette in una riduzione dei prezzi e la domanda di beni rimane così invariata, le imprese produrranno un ammontare invariato di beni utilizzando meno input, divenuti più produttivi.

Il lavoro si inserisce nel dibattito che contrappone modelli del ciclo economico con prezzi perfettamente flessibili, dove le fluttuazioni economiche sono riconducibili principalmente a shock di offerta (cosiddetta scuola del ciclo economico reale), e modelli basati su prezzi vischiosi che enfatizzano il ruolo degli shock di domanda (cosiddetti modelli neokeynesiani). L’evidenza empirica documentata nel lavoro è coerente con il meccanismo di trasmissione degli shock tecnologici descritto da questa seconda classe di modelli.

Pubblicato nel 2007 in: Journal of Money Credit and Banking v. 39, 7, pp. 1587-1611