N. 518 - Perché le imprese ricorrono al factoring? Il caso dell’Italia

Go to the english version Cerca nel sito

di Michele Benvenuti e Marco Gallo ottobre 2004

Il ricorso al factoring presenta in Italia dimensioni di rilievo: in termini di turnover (il volume complessivo dei crediti ceduti in un certo arco di tempo) si tratta del terzo mercato mondiale per dimensioni assolute, dopo quello britannico e quello statunitense, e del primo in rapporto al prodotto interno lordo. Questo fenomeno è legato alla diffusione nel nostro paese della pratica dei pagamenti dilazionati, cui corrisponde un elevato ammontare di credito commerciale, che rappresenta la materia prima del factoring.

Nel lavoro si approfondiscono alcuni aspetti legati alle caratteristiche del mercato italiano del factoring. Le linee di analisi sono due: la prima è l’esame dell’evoluzione a livello aggregato del mercato nel corso dell’ultimo ventennio; la seconda è una verifica empirica, con dati microeconomici, della rilevanza della motivazione finanziaria nella scelta delle imprese di utilizzare questo tipo di contratto.

Il lavoro mostra come il ricorso al factoring sia cambiato nel corso del tempo sotto il profilo qualitativo, con una crescita dell’importanza dei contenuti assicurativi e di servizio. Pone in evidenza inoltre che in Italia la struttura dell’offerta si caratterizza per la prevalenza delle società finanziarie, che rappresentano circa il 95 per cento del mercato complessivo, due terzi dei quali è controllato da società appartenenti a gruppi bancari, mentre la restante parte è rappresentata da società captive di origine industriale. Diversamente da quanto accade in altri paesi, dove tali società gestiscono e finanziano i crediti commerciali della controllante, in Italia esse finanziano in larga misura il flusso di crediti concessi a quest’ultima dai suoi fornitori, anche per la possibilità per il debitore di canalizzare la cessione del credito in favore della propria società di factoring.

L’analisi condotta attraverso microdati evidenzia come la probabilità di rivolgersi a una società di factoring sia positivamente correlata con indicatori di tensione finanziaria, soprattutto quando la cessione del portafoglio commerciale avviene nei confronti di società di factoring che non rientrano nella sfera di controllo di gruppi industriali; per le aziende che operano con società captive di gruppi industriali, il movente finanziario appare relativamente più debole.

Le imprese che ricorrono al factoring presentano una maggiore incidenza dei crediti commerciali sull’attivo e una più lunga durata delle dilazioni di pagamento concesse ai clienti. Nel complesso smobilizzano una frazione più elevata del proprio portafoglio commerciale rispetto a quelle che non vi ricorrono; la quota smobilizzata presso intermediari bancari tramite anticipi non differisce invece significativamente tra i due gruppi di imprese. Le ragioni per cui le imprese utilizzano il factoring piuttosto che incrementare la quota di anticipi bancari possono essere riconducibili a fattori sia di domanda sia di offerta. Dal lato della domanda assume importanza il contenuto di servizio del factoring. Dal lato dell’offerta possono rilevare considerazioni in ordine al contenimento del rischio da parte del sistema bancario, che in certi casi può trovare conveniente dirottare il finanziamento verso società di factoring del gruppo di appartenenza, sfruttando i vantaggi offerti dalla disciplina giuridica che impedisce l’azione revocatoria sui crediti ceduti nell’ipotesi di fallimento del cedente.

Pubblicato nel 2005 in: L. Cannari, S. Chiri, M. Omiccioli (a cura di), Imprese o intermediari? Aspetti finanziari e commerciali del credito tra imprese in Italia, Bologna, il Mulino

Testo della pubblicazione