N. 497 - Funzionamento della giustizia civile e struttura finanziaria delle imprese: il ruolo del credito commerciale

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di Amanda Carmignani giugno 2004

Recentemente diversi contributi empirici hanno evidenziato l’importanza del credito commerciale tra gli strumenti finanziari, anche in sistemi economici caratterizzati da mercati finanziari sviluppati. Il credito commerciale assume tuttavia dimensioni diverse tra i vari paesi industriali. In Italia, in particolare, le dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori costituiscono una delle principali fonti di finanziamento per le imprese e il peso dei debiti commerciali sul passivo è superiore a quello del debito bancario a breve termine.

Vari studi hanno posto in relazione il grado di utilizzo del credito commerciale con le caratteristiche istituzionali dei paesi, in particolare con il grado di tutela giuridica dei creditori, riscontrando un minore ricorso alle dilazioni di pagamento presso i fornitori nei paesi di common law, dove la tutela legale dei creditori è più elevata.

Lo scopo del lavoro è quello di verificare, con riferimento al caso italiano, se e in quale misura l’efficienza dell’enforcement giudiziario incida sulla struttura finanziaria delle imprese, in particolare per quanto riguarda il grado di utilizzo del debito commerciale rispetto ad altre fonti di indebitamento.

La relazione tra funzionamento della giustizia e indebitamento commerciale può essere spiegata in base al grado di tutela dei creditori. Il credito tra imprese è caratterizzato da un grado di autotutela superiore rispetto a quello di altre forme di finanziamento a breve termine che lo rende più indipendente dal funzionamento dei meccanismi di tutela giuridica formale. Poiché prestano input specifici, la cui fungibilità è decisamente inferiore rispetto alla moneta, i fornitori sono meno esposti degli investitori finanziari ai problemi di rischio morale. Di conseguenza, in ambienti dove le tutele giuridiche sono inferiori, la disponibilità relativa del credito commerciale può risultare maggiore, soprattutto alle imprese per le quali l’esistenza di asimmetrie informative può accrescere la difficoltà di accesso al credito bancario.

Questo lavoro esamina, con riferimento al periodo 1995-98, l’incidenza dell’enforcement giudiziario sul grado di utilizzo del debito commerciale e, successivamente, individua su quali categorie di imprese ricadono maggiormente questi effetti. Le informazioni utilizzate per l’analisi empirica sono state ottenute incrociando le statistiche giudiziarie civili diffuse dall’Istat con i dati sui bilanci delle imprese presenti nella base dati della Centrale dei bilanci e con quelli sul sistema creditizio tratti dalle segnalazioni di vigilanza e dall’archivio anagrafico delle banche tenuto presso la Banca d’Italia.

I risultati dell’analisi empirica condotta su un campione di imprese manifatturiere italiane mostrano che laddove l’enforcement delle regole è più debole, le imprese ricorrono in maniera più intensa alle dilazioni di pagamento presso i fornitori; ne risulta accresciuta l’incidenza del debito commerciale sul totale dei debiti. La relazione tra efficienza giudiziaria e grado di utilizzo del debito commerciale da parte delle imprese varia in funzione della solidità della struttura economico-finanziaria dei debitori, evidenziando una relazione di tipo non lineare. Quando il merito di credito delle imprese è elevato, esse non trovano difficoltà di accesso al mercato dei capitali e il ricorso al debito commerciale piuttosto che ad altre fonti di finanziamento non è influenzato dal funzionamento della giustizia. Simmetricamente, quando le imprese vengono ritenute fragili sotto il profilo della struttura economico- finanziaria possono verificarsi fenomeni di difficoltà di accesso al credito che non dipendono da problemi di tutela dei creditori e quindi il ricorso al debito commerciale non è determinato dal grado di enforcement giudiziario. Per le imprese con un profilo di rischio intermedio, ancorché finanziariamente deboli, l’efficienza delle procedure giudiziarie influisce invece sulla valutazione dei creditori circa la rischiosità dei debitori poiché contribuisce a determinare la quota di credito effettivamente recuperabile in caso di insolvenza.

Pubblicato nel 2005 in: L. Cannari, S. Chiri e M. Omiccioli (a cura di), Imprese o intermediari? Aspetti finanziari e commerciali del credito tra imprese in Italia, Bologna, il Mulino