N. 471 - Politiche di sussidio e comportamento delle imprese.Il caso dei crediti d’imposta per l’occupazione a tempo indeterminato in Italia

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di Piero Cipollone e Anita Guelfi marzo 2003

I contratti di lavoro a tempo determinato hanno avuto un ruolo centrale nel sostenere la recente crescita dell’occupazione in Europa e in Italia. Essi possono anche costituire una porta di accesso verso forme di occupazione più stabile. Esiste tuttavia il rischio che essi possano produrre una frattura del mercato del lavoro tra chi detiene un’occupazione a tempo indeterminato e chi invece non riesce a uscire dalla precarietà dell’occupazione a termine. Per ridurre i rischi di segmentazione molti paesi europei sono intervenuti in materia di regolamentazione del mercato del lavoro con l’intento di favorire la transizione dall’occupazione a termine a quella a tempo indeterminato.

In Italia l’intervento normativo più importante, contenuto nella legge finanziaria per il 2001, ha preso la forma di un credito d’imposta concesso alle imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato. Questo sussidio ha tratti di assoluta novità per entità (esso implica una riduzione del costo del lavoro di almeno il 15 per cento nel Centro- Nord e del 30 per cento nel Sud), per l’ampiezza della popolazione coinvolta (praticamente tutte le persone di età non inferiore a 25 anni non occupate a tempo indeterminato) e per l’automaticità della concessione.

In questo lavoro si valutano gli effetti di questo strumento nel primo anno di applicazione, tra ottobre 2000 e ottobre 2001.

I risultati indicano che il credito d’imposta ha favorito lo spostamento dell’occupazione verso il tempo indeterminato.

Le imprese sembrano aver utilizzato il credito d’imposta per assumere a tempo indeterminato preferibilmente lavoratori giovani e con elevati gradi di istruzione: tra i neoassunti, la probabilità di trovare un contratto a tempo indeterminato è salita di dieci punti percentuali per i lavoratori in possesso di una laurea. L’aumento è stato di circa quattro punti percentuali per i diplomati e sostanzialmente nullo per chi ha solo la licenza media o un titolo di studio inferiore. Pertanto i maggiori beneficiari del contributo sono stati gli individui comunque caratterizzati da una più elevata probabilità di essere assunti a tempo indeterminato, eventualmente dopo una temporanea esperienza lavorativa a termine.

I risultati relativi alle sole regioni meridionali indicano, nel confronto con la media nazionale, una tendenza ancora più marcatamente favorevole ai lavoratori in possesso di una laurea.

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