Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1 - 2026
Il conflitto in Medio Oriente ha aumentato le vulnerabilità dell'economia e del sistema finanziario a livello mondiale, in un contesto già caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali e da elevata incertezza. Le previsioni di crescita mondiale sono state riviste al ribasso, le aspettative di inflazione hanno subito un rialzo e le condizioni finanziarie si sono irrigidite. Allo stesso tempo non sono venuti meno i rischi preesistenti di valutazioni eccessive sui mercati finanziari, soprattutto nel comparto tecnologico. Eventuali ulteriori aumenti dell'avversione al rischio degli investitori potrebbero avere ripercussioni sui segmenti più rischiosi del sistema finanziario internazionale.
In Italia i rischi maggiori per la stabilità finanziaria derivano dai fattori internazionali. Fino a febbraio la condizione macrofinanziaria del Paese e i rischi connessi con l'andamento ciclico erano stabili. Dopo lo scoppio delle ostilità sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato e, in misura contenuta, il loro differenziale rispetto ai titoli tedeschi; i corsi azionari sono considerevolmente diminuiti e, pur avendo da allora recuperato le perdite accumulate, restano esposti a significative oscillazioni. Il funzionamento dei mercati è rimasto ordinato.
La situazione finanziaria di famiglie e imprese è equilibrata, ma un peggioramento dello scenario macroeconomico potrebbe incidere sulla loro fiducia. Per le famiglie i rischi restano limitati grazie alla solidità patrimoniale e al basso indebitamento. Anche per le imprese il quadro appare nell'insieme stabile, sostenuto da un livello di debito contenuto e da una moderata espansione del credito. In un contesto di complessiva incertezza, i rincari dell'energia e dei costi di trasporto, pressioni inflazionistiche più persistenti e condizioni finanziarie meno accomodanti potrebbero avere ricadute sul potere d'acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese, oltre che sulla loro fiducia.
Pur partendo da una posizione di solidità, gli intermediari finanziari sono esposti a rischi che potrebbero materializzarsi in caso di prolungamento del conflitto. L'aggravarsi del quadro geopolitico e l'aumento dell'incertezza possono esporre le banche a rischi: le condizioni di provvista e di liquidità potrebbero peggiorare qualora i rendimenti di mercato crescessero in maniera marcata; la qualità degli attivi potrebbe risentire di un deterioramento della capacità delle imprese di rimborsare i finanziamenti. Il sistema bancario italiano resta comunque caratterizzato da alti livelli di patrimonializzazione e redditività. Anche il settore assicurativo rimane solido, grazie all'elevata patrimonializzazione, alla crescita della raccolta premi e ai miglioramenti della redditività e delle condizioni di liquidità; l'incremento dei rendimenti sui titoli a reddito fisso potrebbe tuttavia determinare minusvalenze latenti.
La Banca d'Italia continua a monitorare i rischi della guerra in Medio Oriente per il contesto macrofinanziario; ha confermato le misure macroprudenziali in vigore nel 2025 e ha aggiornato i requisiti patrimoniali per gli istituti a rilevanza sistemica nazionale interessati da operazioni di concentrazione.
In questo Rapporto sono inclusi quattro riquadri tematici. Nel primo si analizzano gli investimenti dei residenti in Italia in titoli delle principali aziende del settore tecnologico statunitense e si conclude che l'esposizione è nel complesso limitata. Nel secondo si presenta un nuovo indicatore di rischio sistemico relativo al ciclo finanziario italiano. Nel terzo riquadro si mostra che il maggiore tasso di deterioramento del credito erogato dalle banche meno significative è attribuibile per lo più alle caratteristiche delle imprese affidate. Nel quarto si analizzano le specificità e i rischi del ricorso delle banche meno significative alla raccolta di depositi all'estero attraverso piattaforme online.
Testo della pubblicazione
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29 aprile 2026
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29 aprile 2026
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