Intervento di Paolo Angelini all'Università di Siena

di Paolo Angelini
Direttore generale della Banca d'Italia e Presidente dell'Ivass
Cerimonia di laurea
Università di Siena
13 giugno 2026

Magnifico Rettore, Sindaco di Siena, illustri membri del corpo accademico, carissime laureande e laureandi, gentili ospiti,

per prima cosa ringrazio il Magnifico Rettore per l'invito a questa cerimonia, che festeggia la laurea di tanti giovani.

Essere qui con voi è un onore, ed è un'emozione particolare perché sono senese, e sono un alumnus di questo Ateneo. A San Francesco ho cominciato a studiare economia, dopo la maturità al liceo Piccolomini, e mi sono laureato quaranta anni fa. Poi ho studiato negli Stati Uniti, conseguendo un dottorato in economia. Successivamente ho lavorato alla Banca d'Italia, in funzioni diverse: la ricerca economica (il mio vero amore), la stabilità finanziaria, la vigilanza bancaria e finanziaria, fino all'incarico di Direttore Generale e di Presidente dell'Ivass, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni.

Ricordo bene quando ero seduto dove siete voi, anche se nel 1986 questa bella cerimonia non esisteva. Avevo la testa confusa. Ero finito abbondantemente fuori corso (quattro anni), cosa che causò pesanti discussioni in famiglia. In quel periodo, oltre a studiare, ho fatto un po' di tutto (manovale, assistente bagnanti, operaio agricolo, cameriere, venditore porta a porta). A un certo punto cominciai a provare una certa angoscia per i miei ritardi, angoscia che divenne paura - paura di aver sprecato tempo, di non trovare un lavoro. Poi in caserma, nell'anno del servizio militare obbligatorio, incontrai un compagno di liceo, oggi professore universitario. Mi convinse, con non poca fatica da parte sua, a presentare domanda per una borsa di studio del governo statunitense. Fu un incontro che avvenne per puro caso, ma che cambiò radicalmente il mio percorso di vita e di lavoro, dato che vinsi quella borsa di studio (ero fuori corso ma avevo una media alta). Come vedete, gli sbagli e il caso hanno avuto un ruolo non secondario nella fase di avvio della mia vita professionale.

Ricordo con affetto gli anni dell'università. Le lezioni; lo studio in biblioteca; i compagni di corso, alcuni dei quali ho ritrovato anni dopo in Banca d'Italia; i tanti professori animati da amore per il proprio lavoro. Con riconoscenza e affetto rivolgo un pensiero al mio relatore, Lionello Punzo, che purtroppo ci ha lasciati lo scorso anno.

Sono sicuro che anche per voi questi anni resteranno indelebili: una fase fondamentale della vostra vita, passata sui libri. E ricorderete anche questa giornata che ne segna la conclusione o almeno la conclusione di questa prima parte, per quelli di voi che sceglieranno di proseguire con gli studi.

Adesso vorrei dirvi qualcosa sull'istituzione in cui lavoro. Un po' perché le sono affezionato, ma anche perché per alcuni di voi potrebbe essere un posto interessante in cui lavorare.

La Banca d'Italia è tante cose insieme. Fa parte dell'Eurosistema e contribuisce, insieme alla Banca centrale europea e alle altre banche centrali nazionali, alla definizione della politica monetaria; vigila sugli intermediari bancari e finanziari, tutela i clienti, persegue la stabilità del sistema finanziario, produce analisi economiche e statistiche, gestisce infrastrutture di pagamento, lavora al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, produce banconote, fornisce consulenza ai ministeri economici.

Abbiamo Filiali in Italia e Delegazioni all'estero. Alcuni di noi lavorano presso ambasciate e consolati, o presso le grandi organizzazioni internazionali, tra cui il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e varie altre banche multilaterali di sviluppo, la Banca dei Regolamenti Internazionali, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Negli anni i nostri compiti si sono modificati, richiedendo professionalità differenti. Negli anni 90 i neoassunti provenivano quasi esclusivamente dalle facoltà di economia e di legge. Oggi accanto agli economisti e ai giuristi abbiamo matematici, specialisti dei dati e di blockchain, ingegneri informatici e gestionali, e anche alcuni psicologi, architetti, specialisti di comunicazione, di tecniche multimediali, di grafica. Se non avete ancora una chiara idea circa il vostro futuro professionale, visitate il nostro sito e quello dell'Ivass di tanto in tanto, o attivate un email alert per essere informati dell'uscita di bandi di concorso che potrebbero interessarvi.

Offriamo anche annualmente delle borse di studio, le borse "Stringher-Mortara-Menichella", per le quali possono fare domanda neo-laureati in diverse discipline. Vi segnalo anche le iniziative dell'EIEF (Einaudi Institute for Economics and Finance), un istituto di ricerca da noi fondato nel 2008. L'EIEF, in collaborazione con alcune Università romane, offre un corso di laurea biennale specialistica in economia e un corso di dottorato. Chi di voi desideri approfondire queste opportunità può visitare i siti della Banca e dell'EIEF, dove troverete le informazioni per orientarvi e, se siete interessati, partecipare alle selezioni.

Come Direttore Generale della Banca d'Italia sono anche Presidente dell'Ivass, l'Autorità che vigila sulle assicurazioni perseguendo la stabilità del sistema assicurativo e la tutela dei clienti. Le due istituzioni sono legate da diversi anni, con riflessi anche organizzativi: l'accentramento di alcune attività, lo scambio di competenze professionali, il distacco di personale dall'una all'altra. L'Ivass mantiene la propria identità e la propria autonomia ma può contare su un confronto continuo con la banca centrale.

Vorrei anche condividere con voi alcune riflessioni più personali, con l'avvertenza che non ho certezze da offrirvi.

La prima riguarda le competenze che avete acquisito in questi anni di studio. Sono il vostro lasciapassare per il mondo del lavoro, ma non sono un bagaglio statico. Dovranno evolvere, a volte in modo radicale. L'aggiornamento professionale è sempre stato fondamentale, ma i cambiamenti in atto sono ancora più veloci che in passato - penso alle trasformazioni tecnologiche, all'intelligenza artificiale. La vostra laurea sarà il fondamento su cui costruire.

Le organizzazioni in cui lavorerete vi offriranno iniziative di formazione. Spetterà a voi sfruttarle, cogliere le opportunità che vi si presenteranno. La curiosità intellettuale, la disponibilità ad apprendere e ad abbandonare la zona di comfort sono un motore potente. Fate esperienze: tante, diverse, anche fuori dagli ambiti che conoscete meglio. Mettetevi in gioco. Ogni esperienza vi lascerà qualcosa, anche quelle che non vanno come speravate.

Ma soprattutto: innamoratevi almeno un po' del vostro lavoro. Buona parte della nostra vita è spesa lavorando; è importante essere contenti di quel che si fa. Ammetto che non sempre è possibile, ma è sempre possibile provare orgoglio per un lavoro ben fatto. Spesso, dopo le prime esperienze di lavoro, la routine rischia di uccidere la curiosità. Non lasciate che questo accada. E tenete presente che i riconoscimenti professionali arrivano, quando c'è merito e impegno. Non sempre, ammettiamolo, e non sempre subito, non sempre nei modi che ci aspettiamo. Ma in genere arrivano.

La seconda considerazione la faccio sul lavoro da remoto, una conseguenza imprevista della pandemia. Molti di voi lavoreranno in aziende che utilizzano questa modalità di lavoro.

Sfruttatene i benefici, ma fate attenzione alle possibili ricadute negative. Il lavoro da remoto ostacola l'interazione con i colleghi; può divenire più difficile imparare dall'esperienza e dal contatto con quelli più anziani, e conoscere quelli con cui non c'è un rapporto diretto. Ciò rischia di impoverire voi e le aziende in cui lavorerete.

Coltivate le relazioni con i colleghi, con le persone che incontrate nei percorsi più diversi. Per chi lavorerà in un'azienda saranno fondamentali la capacità di collaborare, di dialogare con persone con competenze diverse, magari di generazioni differenti o provenienti da altri Paesi. Da ciascuno c'è qualcosa da imparare.

In conclusione: avete appena finito un percorso importante, costruito con impegno e fatica. È il momento di festeggiare, con le vostre famiglie, con gli amici, con i docenti che vi hanno accompagnato fin qui.

Vi faccio i miei più sinceri auguri per il cammino che avete davanti. Che sia ricco di soddisfazioni, di scoperte, di incontri significativi. E spero possiate contribuire - ognuno a vostro modo - a costruire un sistema economico e sociale più solido, equo, inclusivo e capace di rispondere ai bisogni delle persone.

Infine permettetemi ancora un ringraziamento all'Università di Siena, per quello che mi ha dato quarant'anni fa, e per quello che continua a dare agli studenti di oggi.