N. 15 - L'economia della Campania

Economie regionali

Rapporto annuale

Giugno 2026
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Il quadro macroeconomico

Nel corso del 2025 in Campania è proseguita, seppur su ritmi contenuti, l'espansione dell'attività economica. L'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, ha evidenziato una crescita del prodotto dello 0,9 per cento, in linea con l'anno precedente ma più alta della media italiana e del Mezzogiorno. La crescita sarebbe divenuta più intensa nei trimestri finali dell'anno. La moderata espansione dell'attività è stata favorita da un quadro congiunturale in miglioramento per i servizi e, sebbene debolmente, anche per l'industria; l'attività del settore delle costruzioni è cresciuta.

Le imprese

I risultati della nostra indagine sulle imprese campane indicano che si è arrestata la fase sfavorevole per le aziende industriali che aveva caratterizzato lo scorso anno: il saldo tra la quota delle imprese con fatturato in aumento e quella delle aziende con riduzione è tornato positivo. Tra i comparti l'agroalimentare ha registrato miglioramenti diffusi delle vendite mentre per l'automotive si è ulteriormente ridotta la produzione negli stabilimenti campani, per il calo sia della domanda interna sia di quella estera. Si è ampliata la quota di imprese dei servizi con un incremento del fatturato; essa ha superato di oltre un quarto quella delle aziende che hanno registrato un calo. Il comparto turistico ha beneficiato dell'ampliamento delle presenze straniere che hanno favorito la crescita del traffico aeroportuale; l'attività portuale si è ampliata sia per numero passeggeri sia per volumi di merci in transito, con l'eccezione di quello su rotabili. Nelle costruzioni, l'impulso fornito dalle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dalle spese degli enti locali campani per opere pubbliche ha ancora sostenuto l'attività del comparto.

Secondo la nostra indagine la spesa per investimenti delle aziende campane è aumentata; l'ampliamento non è stato tuttavia diffuso: le quote delle imprese dell'industria e dei servizi con investimenti in crescita e in riduzione si sono sostanzialmente equivalse. Le aspettative per l'anno in corso prefigurano una spesa in conto capitale pressoché stabile rispetto al 2025.

Le esportazioni campane, in calo nel 2024, hanno ripreso a crescere, trainate dal farmaceutico ma sostenute anche dai comparti degli aeromobili e del metallurgico. Le vendite estere dell'automotive sono calate in misura consistente, soprattutto negli Stati Uniti, dove già si erano ridotte significativamente nel 2024 mentre si è stabilizzato l'export dell'agroalimentare.

Nonostante un quadro di moderata crescita, la quota di imprese che hanno chiuso l'esercizio in utile o in pareggio è rimasta elevata, sui livelli dell'ultimo biennio. Le riserve di liquidità a disposizione delle aziende rimangono ampie.

Il mercato del lavoro

La moderata espansione dell'attività economica si è riflessa positivamente sul mercato del lavoro. Nel 2025 l'occupazione in Campania è ulteriormente cresciuta, più che nel Mezzogiorno e nella media nazionale. L'aumento ha interessato tutti i settori, e in misura maggiore i servizi e l'industria. Sono cresciuti i lavoratori dipendenti, mentre il numero degli autonomi è diminuito, in controtendenza con il dato nazionale; le nuove posizioni lavorative alle dipendenze, al netto delle cessazioni, sono state prevalentemente a tempo indeterminato. Sono aumentate anche le ore lavorate e la quota di lavoratori a tempo pieno, sebbene rimanga elevata l'incidenza del part time involontario.

Il tasso di occupazione è ancora migliorato così come quello di partecipazione; entrambi gli indicatori rimangono tuttavia su livelli significativamente inferiori alla media nazionale. Il tasso di disoccupazione si è ridotto di poco meno di due punti percentuali. Nel corso dell'anno è aumentato il ricorso agli ammortizzatori sociali, in particolare alla Cassa integrazione straordinaria, concentrata soprattutto nel comparto dei mezzi di trasporto e nel commercio.

Le famiglie

Nel 2025, pur in un contesto di lieve rialzo dell'inflazione, il reddito disponibile in termini reali delle famiglie ha continuato ad aumentare, beneficiando della crescita dell'occupazione e delle retribuzioni. Tuttavia, su un orizzonte di più lungo periodo le retribuzioni reali dei dipendenti del settore privato in Campania hanno evidenziato un calo più intenso della media nazionale. L'espansione del potere d'acquisto ha sostenuto i consumi, la cui crescita, sebbene contenuta, è stata in linea con la media nazionale. Nella regione permangono diffusi elementi di fragilità economica: una quota elevata delle famiglie campane continua a collocarsi nelle fasce più basse della distribuzione della spesa a livello nazionale; in tali nuclei con più ridotte capacità di spesa sono maggiormente presenti minori, cittadini stranieri o con un basso livello di istruzione della persona di riferimento. Nel 2025 l'assegno di inclusione ha interessato circa un decimo della popolazione e il supporto per la formazione e il lavoro ha riguardato una quota pressoché tripla della media nazionale. Una valutazione multidimensionale del grado di benessere delle famiglie, che oltre agli aspetti economici considera ulteriori dimensioni legate al contesto sociale, istituzionale e ambientale, indica che la Campania, pur evidenziando indicatori in recupero negli anni più recenti, presenta livelli complessivamente inferiori alla media del Paese.

L'intermediazione finanziaria

Nel 2025 i prestiti al settore privato non finanziario (famiglie e imprese) sono tornati a crescere. L'aumento ha riflesso il recupero di quelli alle imprese, dopo la contrazione registrata nel biennio precedente, e l'accelerazione di quelli alle famiglie. L'espansione del credito alle imprese ha interessato principalmente quelle di medio‑grandi dimensioni e, tra i settori, il manifatturiero e i servizi; per le costruzioni e le piccole imprese il calo dei finanziamenti è proseguito, anche se con intensità minore. L'accelerazione dei mutui abitativi delle famiglie ha accompagnato la crescita delle transazioni immobiliari, mentre l'espansione ancora robusta del credito al consumo è stata sostenuta dai prestiti personali.

I tassi di interesse sui prestiti a imprese e famiglie si sono ridotti rispetto ai livelli raggiunti nella fase restrittiva della politica monetaria; per alcune aziende, in particolare quelle di maggiori dimensioni, l'utilizzo di strumenti di copertura finanziaria ha contribuito nell'ultimo triennio ad attenuarne l'impatto sui costi di finanziamento. Nel complesso, gli indicatori della qualità del credito sono moderatamente peggiorati per i finanziamenti al settore produttivo, in particolare per le imprese manifatturiere, ma si mantengono su livelli storicamente contenuti; la rischiosità dei prestiti delle famiglie rimane bassa.

I depositi bancari di famiglie e imprese hanno accelerato e il valore delle attività finanziarie detenute dalle famiglie è cresciuto, sebbene con intensità più contenuta rispetto al 2024; all'aumento di queste ultime hanno in ampia parte contribuito gli acquisti di quote di fondi comuni e titoli di Stato.

La finanza pubblica decentrata

Nel 2025 la spesa degli enti territoriali campani si è rafforzata, sostenuta dalla crescita consistente di quella per investimenti, anche grazie alle risorse del PNRR e delle politiche di coesione. Gli investimenti pubblici si sono concentrati principalmente nell'edilizia scolastica e residenziale nonché nelle infrastrutture idriche. Più contenuta è risultata invece la crescita della spesa corrente, anche per effetto della riduzione degli acquisti di beni e servizi. Nonostante il miglioramento dei saldi di bilancio rispetto agli anni precedenti, i Comuni campani presentano una più elevata diffusione di situazioni di squilibrio finanziario rispetto alla media nazionale. È proseguito il calo del debito delle Amministrazioni locali campane.

Negli ultimi anni l'offerta di servizi completamente digitalizzati da parte dei Comuni della Campania ha registrato un significativo rafforzamento, sebbene permanga un ritardo rispetto alla media nazionale. La quota dei Comuni che dispongono di collegamenti veloci alla rete informatica è significativa e prossima alla media italiana; per converso, sono meno diffuse le competenze digitali tra il personale, per il cui rafforzamento nel periodo recente gli Enti hanno intrapreso specifiche iniziative formative.

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