L’economia del Friuli-Venezia Giulia

Economie regionali

Rapporto annuale

Giugno 2006
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Nel 2005 l’attività economica in Friuli Venezia Giulia ha ristagnato. La domanda rivolta alle imprese industriali ha proseguito a crescere in misura modesta, dopo la flessione del biennio 2002-2003: le vendite totali a prezzi costanti sono aumentate dell’1,2 per cento rispetto al 2004, decelerando nel corso dell’anno. I settori siderurgico e cantieristico regionali hanno ancora tratto beneficio dal ciclo espansivo della domanda, mentre quello meccanico è stato caratterizzato da una sostanziale incertezza; sono continuate le difficoltà per le imprese di minori dimensioni del legno e del mobile.

La dinamica della produzione ha seguito quella delle vendite, mantenendo stabili le scorte di prodotti finiti. Malgrado la debole crescita della domanda, le imprese hanno sostanzialmente rispettato i piani di investimento formulati per il 2005, con una crescita del 7,5 per cento in termini nominali della spesa per capitale fisso; l’accumulazione di capitale fisico ha ripreso ad aumentare dopo un prolungato periodo di rinvio delle decisioni di investimento. La redditività netta delle imprese si è ulteriormente innalzata.

Nel 2005 le esportazioni regionali a valori correnti sono calate del 2,5 per cento; al netto della cantieristica, caratterizzata da prolungati cicli di produzione, i flussi esportati sono aumentati del 5,1 per cento rispetto all’anno precedente.
Il settore edile ha lievemente ridotto i livelli di attività rispetto al 2004: alla stasi delle opere pubbliche si è accompagnata l’interruzione del lungo ciclo espansivo dell’edilizia residenziale; le grandi opere infrastrutturali programmate non hanno compiuto progressi. È proseguita la crescita dei prezzi nel mercato immobiliare.

Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro condotta dall’Istat, nel 2005 gli occupati sono aumentati dello 0,8 per cento rispetto all’anno precedente; il tasso di disoccupazione è lievemente salito, dal 3,9 al 4,1 per cento. Secondo le indagini della Banca d’Italia, l’occupazione dipendente nelle imprese industriali con almeno 20 addetti è scesa dell’1,7 per cento, a fronte di un aumento del 3 per cento circa nei servizi privati non bancari; gli occupati nelle costruzioni sono diminuiti.

Nel 2005 i traffici di merci attraverso il porto di Trieste sono aumentati dell’1,7 per cento: la dinamica del traffico container si è mantenuta molto più bassa rispetto a quella degli altri porti italiani e degli scali concorrenti sloveni e croati.

La domanda di credito rivolta al sistema bancario dalle imprese regionali ha rallentato: alla lenta crescita della componente a breve termine, maggiormente connessa alla fase ciclica, si è accompagnato il brusco rallentamento di quella a medio e a lungo termine. Tra la fine del 2004 e quella del 2005 l’industria manifatturiera ha ridotto il proprio indebitamento bancario del 6,5 per cento; è proseguita invece la crescita del credito alle imprese di costruzioni e di servizi. La dinamica dei finanziamenti alle famiglie è rimasta sostenuta: i nuovi mutui concessi per l’acquisto di abitazioni sono saliti ulteriormente del 4,2 per cento; il credito al consumo, erogato da banche e società finanziarie, è aumentato di quasi il 20 per cento.

La stasi dell’attività economica non si è riflessa sulla qualità del credito: nel 2005 i flussi di nuove sofferenze rettificate sono calati sia in valore assoluto, sia in rapporto agli impieghi vivi di inizio periodo, grazie alla diminuzione, trainata dai settori agricolo e industriale, dei flussi relativi alle imprese. Le sofferenze bancarie sono scese, al netto delle operazioni di cessione, dell’1,4 per cento.

La raccolta bancaria in regione è aumentata del 5,5 per cento. La componente relativa alle famiglie consumatrici ha progressivamente rallentato fino allo 0,5 per cento della fine del 2005: la diminuzione delle obbligazioni bancarie si è affiancata a una dinamica modesta dei depositi. I titoli in custodia e amministrazione delle famiglie sono scesi del 4,5 per cento, con un calo di quasi tutte le principali tipologie di strumenti finanziari; la raccolta netta dei fondi comuni con sede in Italia è stata negativa per 172 milioni di euro.

Nel 2005 le entrate della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, al netto dell’avanzo di amministrazione, sono cresciute del 7,4 per cento, a 4,7 miliardi di euro; l’aumento è stato trainato dalle compartecipazioni ai tributi erariali e dalle entrate proprie non tributarie. Le spese non si sono discostate dal livello dell’anno precedente, pari a circa 4,8 miliardi di euro. Il fabbisogno in termini di cassa si è ridotto dell’11,8 per cento, a 271 milioni di euro.

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