Bollettino Economico n. 4 - 2026

16 ottobre 2026

La crescita mondiale mostra una tenuta superiore alle attese, ma rimane esposta a rischi significativi

L'attività economica globale ha continuato a beneficiare degli investimenti connessi con l'intelligenza artificiale (IA), che hanno contribuito ad attenuare gli effetti dei rincari energetici. Negli Stati Uniti la domanda interna rimane robusta; in Cina la crescita è sostenuta dalle esportazioni. La dinamica del commercio mondiale, al netto dell'interscambio di prodotti energetici, si sarebbe mantenuta solida, grazie alla domanda di beni per l'IA. Sulle prospettive dell'economia globale continuano a pesare le tensioni in Medio Oriente, l'incertezza sulle politiche commerciali statunitensi e l'irrigidimento delle condizioni finanziarie nelle principali economie. In settembre la Federal Reserve e la Banca del Giappone hanno aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base.

Persistono le tensioni sui mercati energetici e i rendimenti sovrani continuano a salire

Le condizioni di offerta sui mercati energetici rimangono tese. I prezzi del petrolio sono tornati a salire nei mesi estivi, oltre i 100 dollari al barile all'inizio di ottobre; quelli del gas naturale hanno raggiunto nuovi massimi dall'avvio del conflitto in Medio Oriente. Sono aumentati anche i margini di raffinazione, contribuendo al rincaro dei carburanti. I rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza sono saliti, risentendo dei maggiori rischi inflazionistici, dei timori circa l'evoluzione dei conti pubblici e delle ingenti emissioni obbligazionarie del settore tecnologico. È proseguita la crescita dei corsi azionari, sostenuti da solidi risultati societari; le valutazioni restano, tuttavia, storicamente elevate e permangono rischi di correzione.

Nell'area dell'euro la crescita resta moderata

Nel secondo trimestre il PIL è aumentato dello 0,3 per cento, al netto delle oscillazioni dell'attività in Irlanda, sostenuto dalla domanda estera e dai consumi delle famiglie. Nei mesi estivi l'espansione sarebbe proseguita a un ritmo contenuto, sospinta dai servizi. L'inflazione è salita per effetto dei rincari energetici, senza finora evidenti segnali di trasmissione alle componenti non energetiche. Secondo le proiezioni di settembre degli esperti della BCE, il PIL dell'area crescerebbe dello 0,9 per cento nel 2026; l'inflazione si attesterebbe al 3,0 per cento. In settembre la BCE ha nuovamente innalzato i tassi ufficiali di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,5 per cento.

In Italia l'attività economica ha continuato a espandersi

Nel secondo trimestre il PIL è cresciuto dello 0,2 per cento, sostenuto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti. Nei mesi estivi l'attività avrebbe lievemente decelerato, risentendo delle tensioni internazionali e dei maggiori costi energetici; un contributo positivo alla dinamica del prodotto sarebbe provenuto dagli investimenti per la transizione digitale ed energetica e dal turismo. Secondo le nostre previsioni di ottobre, il PIL aumenterebbe dello 0,9 per cento nel 2026, dello 0,7 nel 2027 e dello 0,8 nel 2028.

Le condizioni del mercato del lavoro restano nel complesso favorevoli

Nel secondo trimestre l'occupazione è cresciuta, soprattutto nei servizi privati, mentre nel terzo non avrebbe subito sostanziali variazioni. Sia nei mesi primaverili sia in quelli estivi, l'aumento della partecipazione al mercato del lavoro ha determinato un rialzo del tasso di disoccupazione, che resta comunque contenuto. La dinamica delle retribuzioni ha rallentato e si confermerebbe moderata anche nella parte finale dell'anno.

I rincari energetici hanno spinto al rialzo l'inflazione

Nei mesi estivi l'inflazione al consumo è aumentata, risentendo dei rincari dei carburanti e, in misura crescente, delle tariffe di gas ed elettricità. L'inflazione di fondo è lievemente salita. Nelle nostre proiezioni di ottobre l'inflazione al consumo si porterebbe al 3,2 per cento nella media del 2026, per poi scendere al 2,4 nel 2027 e all'1,7 nel 2028.

La dinamica del credito si è rafforzata durante l'estate

Sono cresciuti i prestiti alle imprese, solo per quelle di media e grande dimensione, anche in risposta alle maggiori esigenze di liquidità connesse con i rincari energetici. Sono aumentati anche i finanziamenti alle famiglie. Il costo dei nuovi prestiti alle aziende è salito, mentre quello dei mutui è rimasto stabile. Nel secondo trimestre i criteri di offerta del credito sono stati lievemente allentati per le imprese e sono rimasti invariati per i mutui alle famiglie.

Il disavanzo pubblico diminuirebbe nel 2026, mentre il debito continuerebbe a salire

Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Governo lo scorso 2 ottobre, l'indebitamento netto scenderebbe al 2,9 per cento del PIL nel 2026. Risalirebbe al 3,4 nel 2027, principalmente per effetto delle maggiori spese per energia e difesa connesse con l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia nell'ambito del quadro di regole europee. Il rapporto tra debito e PIL raggiungerebbe il 138,5 per cento nel 2027, prima di tornare a diminuire.