Bollettino Economico n. 4 - 2026

Bollettino Economico
Ottobre 2026
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L'attività economica globale ha mostrato una tenuta superiore alle attese, nonostante il protrarsi delle tensioni geopolitiche.

La crescita ha continuato a beneficiare degli investimenti connessi con l'intelligenza artificiale (IA), che hanno contribuito ad attenuare gli effetti del rincaro dei prodotti energetici, seppure in misura diversa tra i principali paesi. La domanda interna rimane robusta negli Stati Uniti, mentre in Cina la crescita è sostenuta dagli scambi con l'estero. Al netto dei prodotti energetici la dinamica del commercio si sarebbe mantenuta solida, alimentata dalla domanda di beni per l'IA. Le prospettive dell'economia globale restano condizionate dal protrarsi del conflitto in Medio Oriente, dall'incertezza sulle politiche commerciali statunitensi e dall'irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Le condizioni di offerta sui mercati delle materie prime energetiche rimangono tese.

I prezzi del petrolio sono tornati a salire nei mesi estivi, attestandosi oltre i 100 dollari al barile all'inizio di ottobre; quelli del gas naturale hanno raggiunto nuovi massimi dall'avvio delle ostilità. Il marcato ampliamento dei margini di raffinazione ha contribuito ai rincari dei carburanti e degli altri derivati del petrolio.

I mercati finanziari mostrano nel complesso un buon andamento, ma aumentano i rischi derivanti dal rialzo dei tassi di interesse e dalle elevate valutazioni di borsa.

I rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza sono saliti, risentendo degli accresciuti rischi inflazionistici, dei timori circa l'evoluzione dei conti pubblici in molte economie avanzate e della concorrenza derivante dalle ingenti emissioni obbligazionarie del settore tecnologico. I corsi azionari sono ulteriormente cresciuti, sostenuti da risultati societari solidi; le valutazioni di borsa, in relazione agli utili attesi, restano tuttavia su livelli storicamente elevati e i mercati rimangono esposti a rischi di correzione, anche in considerazione del rialzo dei tassi di interesse e delle incertezze sulle prospettive di redditività del settore tecnologico.

Alcune banche centrali delle economie avanzate hanno alzato i tassi per contrastare l'inflazione.

La dinamica dei prezzi continua a risentire dei rincari delle materie prime energetiche e dei loro derivati, sebbene con intensità diversa tra paesi, generando timori di inflazione prolungata. A settembre la Federal Reserve e la Banca del Giappone hanno aumentato i tassi di riferimento di 25 punti base, la Bank of England li ha lasciati invariati; prosegue invece l'orientamento accomodante della Banca centrale cinese.

Nell'area dell'euro l'attività economica ha continuato a crescere.

Nei mesi primaverili il PIL, al netto del contributo altamente volatile del prodotto dell'Irlanda, è salito dello 0,3 per cento. L'espansione è stata sostenuta dalla domanda estera e dai consumi delle famiglie. Secondo le nostre valutazioni, la crescita del prodotto sarebbe proseguita a un ritmo moderato nel terzo trimestre, sospinta dai servizi. L'inflazione è aumentata in estate per effetto della componente energetica; non sono finora emersi segnali evidenti di trasmissione dei rincari del petrolio, del gas naturale e dei loro derivati alle componenti non energetiche dell'inflazione. Le proiezioni degli esperti della BCE pubblicate in settembre hanno rivisto al rialzo le stime di crescita del PIL sia per l'anno in corso (allo 0,9 per cento) sia per il 2027; le previsioni di inflazione sono rimaste invariate al 3,0 per cento nel 2026, mentre sono state lievemente alzate per il prossimo biennio.

La BCE ha nuovamente aumentato i tassi ufficiali ed è salito il costo del credito nell'area dell'euro.

Nella riunione di settembre il Consiglio direttivo ha innalzato i tassi di riferimento di 25 punti base, portando quello sui depositi presso la banca centrale al 2,5 per cento, e ha evidenziato come il conflitto in Medio Oriente continui a generare pressioni sull'inflazione, che dovrebbe mantenersi a lungo su livelli ben al di sopra dell'obiettivo del 2 per cento. Il costo del credito è cresciuto sia per le famiglie sia per le imprese; per queste ultime, dall'avvio delle ostilità si è registrato un incremento di circa 25 punti base. La dinamica dei finanziamenti alle aziende si è tuttavia rafforzata, anche per l'aumento del fabbisogno di liquidità, mentre quella dei prestiti alle famiglie è rimasta stabile.

In Italia è proseguita l'espansione dell'attività economica.

Nel secondo trimestre il PIL è salito dello 0,2 per cento, sospinto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti, in particolare in opere pubbliche e beni immateriali. Nei mesi estivi l'attività economica avrebbe lievemente decelerato, risentendo dell'incertezza connessa con le tensioni internazionali e del rincaro dei beni energetici. Gli investimenti legati alla transizione digitale ed energetica e il favorevole andamento del turismo avrebbero fornito un contributo positivo alla dinamica del PIL. Secondo le nostre previsioni pubblicate in ottobre, il PIL salirebbe dello 0,9 per cento nel 2026, dello 0,7 nel 2027 e dello 0,8 nel 2028.

L'avanzo di conto corrente si è sostanzialmente azzerato.

Tra aprile e giugno il saldo di conto corrente della bilancia dei pagamenti è diminuito per effetto del deterioramento della bilancia energetica. La domanda di titoli italiani da parte degli investitori esteri è stata elevata. La posizione netta sull'estero rimane creditoria.

Le condizioni del mercato del lavoro si sono mantenute nel complesso favorevoli.

Nel secondo trimestre l'occupazione è cresciuta, soprattutto nei servizi privati, mentre nel terzo non avrebbe subito sostanziali variazioni. Sia nei mesi primaverili sia in quelli estivi l'aumento della partecipazione al mercato del lavoro ha determinato un rialzo del tasso di disoccupazione, che resta comunque contenuto. La dinamica retributiva ha rallentato e si confermerebbe moderata anche nello scorcio dell'anno, in un contesto in cui pochi contratti collettivi sono in attesa di rinnovo.

L'inflazione al consumo è aumentata in estate.

La dinamica dei prezzi ha continuato a risentire dei rincari dei carburanti e, in misura crescente, delle tariffe di gas ed elettricità, sebbene queste si mantengano al di sotto dei picchi raggiunti durante la crisi energetica del biennio 2021-22. L'inflazione di fondo è lievemente salita. Nelle nostre proiezioni di ottobre l'inflazione al consumo aumenterebbe al 3,2 per cento nella media del 2026, raggiungendo un picco nel quarto trimestre, scenderebbe al 2,4 nel 2027 e all'1,7 nel 2028; l'inflazione di fondo rimarrebbe sostanzialmente stabile intorno al 2 per cento lungo l'orizzonte previsivo.

La dinamica del credito si è rafforzata durante l'estate.

La crescita dei prestiti ha interessato solo le società non finanziarie di media e grande dimensione. La dinamica complessiva continua a essere sostenuta anche dai finanziamenti a breve termine, in risposta alle maggiori esigenze di liquidità connesse con i rincari energetici. I prestiti alle famiglie hanno accelerato. Il costo dei nuovi finanziamenti alle imprese è aumentato, mentre quello dei nuovi mutui alle famiglie non ha avuto variazioni significative. Le emissioni obbligazionarie delle società non finanziarie hanno rallentato, in un contesto caratterizzato da rendimenti in rialzo.

L'indebitamento netto in rapporto al PIL diminuirebbe nell'anno in corso.

In base al Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Governo lo scorso 2 ottobre, l'indebitamento netto si ridurrebbe al 2,9 per cento del PIL nel 2026 e salirebbe al 3,4 nel 2027. Il debito pubblico aumenterebbe in entrambi gli anni fino a raggiungere il 138,5 per cento del prodotto, per poi iniziare a scendere. Tali andamenti sarebbero coerenti con il quadro di regole europee, in considerazione del fatto che l'Esecutivo intende ricorrere all'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, utilizzabile per interventi nei settori dell'energia e della difesa nel biennio 2027-28.

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