N. 926 - La pro-ciclicalità dell’offerta creditizia da parte degli intermediari stranieriUn’analisi empirica della crisi finanziaria globale

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di Ugo Albertazzi e Margherita Bottero luglio 2013

Il lavoro analizza il comportamento degli intermediari esteri operanti in Italia (filiali di banche straniere e filiazioni appartenenti a gruppi stranieri) prima e dopo il collasso della banca d’affari Lehman Brothers mediante un confronto dell’andamento del credito erogato da tali istituti e da quelli domestici.

Il lavoro, grazie alla disponibilità di dati disaggregati relativi alle singole relazioni banca-impresa, sfrutta il fenomeno del multi-affidamento per identificare il contributo delle condizioni di offerta alla dinamica del credito, controllando per le caratteristiche d’impresa, incluse quelle non osservabili,  quali la domanda di finanziamenti e la loro rischiosità.

I risultati evidenziano che gli intermediari esteri hanno operato una restrizione delle politiche creditizie più marcata rispetto alle banche domestiche in termini sia di margine intensivo (misurato dall’importo dei prestiti erogati alla singola impresa) sia di margine estensivo (misurato dalla probabilità di concedere un prestito a un’impresa non affidata). Tale differenza è riconducibile al comportamento delle filiali di banche estere (rami d’azienda di una banca estera, le quali nel periodo studiato erogavano circa metà del credito concesso in Italia da intermediari stranieri), mentre per le filiazioni (banche con piena autonomia giuridica controllate da operatori esteri) non emergono differenze statisticamente significative rispetto alle banche italiane.

Le imprese sarebbero riuscite a compensare solo in parte la riduzione dell’offerta di credito da parte delle banche estere mediante un più ampio ricorso a quello erogato dagli intermediari domestici.

La maggiore pro-ciclicità degli intermediari esteri non appare interamente spiegabile né mediante le caratteristiche del loro modello di business (propensione al rischio, modalità di e di concessione dei prestiti) né ricorrendo a un’ipotesi di propagazione di shock che hanno colpito i gruppi bancari o le economie in cui risiedono le case madri. Nel complesso, la restrizione delle politiche creditizie degli intermediari esteri operanti in Italia appare principalmente riconducibile a quegli operatori che, sulla base di alcune caratteristiche (tra le quali la distanza del paese di provenienza e la modalità di penetrazione nel mercato locale), possono essere considerati funzionalmente distanti dal mercato italiano e, quindi, verosimilmente contraddistinti da una minore capacità di gestione del rischio di credito locale. In particolare, la maggiore pro-ciclicalità risulta strettamente connessa con un elevato rapporto tra prestiti erogati e depositi raccolti in Italia e (local funding gap), un indicatore che in letteratura è stato interpretato come misura del grado di radicamento nell’economia locale.

Pubblicato nel 2014 in: Journal of International Economics, v. 92, 1, pp. 22-35

Testo della pubblicazione