N. 478 - Obiettivi di bilancio in presenza di shock inattesi

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di E. Gennari, R. Giordano e S. Momigliano giugno 2003

Shock inattesi al PIL e ai tassi di interesse possono determinare scostamenti di rilievo rispetto agli obiettivi fissati per i saldi di bilancio dei paesi membri dell’Unione europea.

Il lavoro mira a valutare i margini di sicurezza necessari per evitare che errori di previsione circa l’andamento del prodotto e dei rendimenti portino il disavanzo oltre il limite del 3 per cento del PIL indicato nel Trattato di Maastricht.

Gli shock inattesi registrati in passato sono stati stimati sulla base di un modello vettoriale autoregressivo applicato al periodo 1978-2001, con dati relativi a nove paesi per i quali si dispone di informazioni sulla composizione del debito pubblico (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna e Regno Unito).

I margini di sicurezza necessari per far fronte agli errori di previsione sono stati calcolati con riferimento a due valori: il doppio dell’errore standard degli shock passati; lo shock più sfavorevole tra quelli.

Per i tassi di interesse si è formulata l’ipotesi che, nel futuro, le eventuali variazioni non previste siano identiche per tutti i paesi appartenenti all’area dell’euro.

Per ciascun paese considerato, l’impatto degli shock sul bilancio è stato valutato utilizzando le stime disponibili circa gli effetti sul saldo primario di variazioni del prodotto e calcolando, sulla base della struttura per scadenza del debito pubblico, la reattività della spesa per interessi a variazioni nei tassi.

I risultati dell'analisi mostrano che i margini di sicurezza necessari a fronteggiare errori di previsione in merito all’andamento del prodotto e dei tassi di interesse differiscono significativamente tra i vari paesi. Le differenze riflettono l’ampiezza degli shock, la dimensione degli stabilizzatori automatici, l’ammontare e la struttura per scadenza del debito pubblico.

La Finlandia, il Belgio e l’Italia sembrano richiedere i margini di sicurezza più ampi, superiori a un punto percentuale del PIL. Per il nostro paese, circa metà della stima complessiva riguarda la componente volta a fronteggiare errori di previsione sui tassi d’interesse. Per la Francia e la Germania sarebbero sufficienti margini compresi tra 0,6 e 0,8 punti, a seconda dello scenario considerato. Il Regno Unito richiederebbe il margine più contenuto (0,2-0,3 punti).

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