Indirizzo di saluto del Governatore Fabio Panetta
Desidero innanzitutto ringraziare il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Direttore Francesco Sirano per l'ospitalità e per l'invito a intervenire in un luogo che custodisce una parte così importante della nostra storia e dell'identità di questa magnifica città.
Saluto e ringrazio il Sindaco Manfredi, le autorità civili, religiose e militari presenti, gli organizzatori e i relatori dell'incontro di oggi.
Mi fa molto piacere vedere qui in sala una così ampia partecipazione di giovani e di studenti, a cui rivolgo un saluto particolare.
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L'incontro odierno verte sui temi della devozione, della moneta e della fiducia. Non intendo ovviamente parlare di devozione, un compito che lascio a chi ne ha ben più titolo di me. Condivido invece volentieri qualche riflessione su moneta e fiducia - due concetti con i quali, da Governatore della Banca d'Italia, mi confronto ogni giorno.
Viviamo un tempo in cui la fiducia - nelle istituzioni, nel futuro, negli altri - è messa duramente alla prova.
Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno incrinato il senso di sicurezza in cui vivevamo da quasi ottant'anni. Il Covid ci ha ricordato, bruscamente, che le pandemie non appartengono solo ai libri di storia.
E l'intelligenza artificiale sta cambiando l'attività produttiva in modi che generano, comprensibilmente, grande preoccupazione tra imprenditori e lavoratori, in Italia come nel resto del mondo. Molti si chiedono cosa resterà del proprio mestiere tra dieci anni - e non è una domanda a cui è facile rispondere.
Non è la prima volta che ci troviamo davanti a sfide di questo genere.
Nell'antichità, ad Atene come a Roma, l'approvvigionamento di grano dipendeva da rotte marittime lontane; il controllo di quelle rotte divenne uno strumento di potere e, quando venne meno, una fonte di crisi. Le analogie con i problemi legati allo Stretto di Hormuz sono evidenti. E l'ansia che oggi sentono i lavoratori di fronte all'avanzare dell'intelligenza artificiale non è tanto diversa da quella degli artigiani e dei tessitori inglesi durante la rivoluzione industriale.
La storia ci insegna però anche altro: quelle transizioni, per quanto dolorose, hanno generato nuove opportunità, nuove professioni, nuova prosperità. L'Italia e l'Europa hanno le risorse, le competenze e le istituzioni per affrontare anche questa sfida. Non c'è ragione di credere che questa volta sarà diverso.
L'incertezza è parte integrante della storia, non solo contemporanea.
Il compito delle istituzioni - inclusa quella che rappresento - è proprio questo: custodire la fiducia, anche nei momenti di maggiore incertezza.
Per le banche centrali, questo compito passa attraverso la gestione della moneta.
La moneta è, in fondo, un patto di fiducia collettiva. Quando paghiamo con una banconota, diamo per scontato che chi la riceve la accetti. Quando mettiamo da parte i risparmi, confidiamo che domani valgano quanto oggi. Questo patto silenzioso tra le persone è antico quanto le prime monete. E le banche centrali, nel tempo, ne sono diventate le guardiane.
Essere guardiani di quel patto significa due cose: garantire pagamenti sicuri e preservare nel tempo il valore del denaro, cioè tenere sotto controllo l'inflazione.
Entrambi questi compiti sono oggi sotto pressione.
I conflitti in corso rischiano di alimentare una nuova impennata dei prezzi. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea segue con grande attenzione l'evoluzione della situazione geopolitica, con un obiettivo preciso: evitare che si riaccenda una spirale inflazionistica come quella che ha colpito tutti noi tra il 2021 e il 2023.
Sul fronte tecnologico, la sfida è diversa ma altrettanto profonda. Paghiamo con il telefono, investiamo attraverso app, trasferiamo denaro in pochi secondi dall'altra parte del mondo. Tutto questo è un progresso reale. Ma apre anche la strada a forme di denaro privato poco trasparenti e poco stabili, che rischiano di indebolire quel patto di fiducia che la moneta pubblica garantisce da secoli. Guidare questa trasformazione senza perdere ciò che di essenziale abbiamo costruito: è una delle sfide decisive delle banche centrali nei prossimi anni.
Il Museo della Moneta che inaugureremo il prossimo anno a Roma nasce anche da questa convinzione: capire come la moneta è nata e si è evoluta nel corso dei secoli aiuta a orientarsi nel presente e ad affrontare il futuro con meno timore.
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Un'ultima riflessione sull'incontro di oggi.
L' oro di Napoli che dà il titolo a questo incontro non ha nulla a che vedere con le riserve auree della Banca d'Italia, né con i capolavori della Cappella del Tesoro di San Gennaro. È qualcosa che non si misura a peso e che, forse proprio per questo, è ancora più prezioso.
Nel capolavoro neorealista di Vittorio De Sica, L'oro di Napoli è la ricchezza umana, la vitalità e la dignità del popolo napoletano - soprattutto di quello dei quartieri più poveri. È la capacità di adattarsi, anche nei momenti più duri. Ed è la fiducia nel futuro, ostinata e quasi inspiegabile, che nasce proprio da questa capacità.
Nei momenti di svolta della storia, quell'oro vale più di qualsiasi moneta.
Grazie.
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