Indagine Sole 24 Ore-Banca d'Italia sulle aspettative di inflazione e crescita - giugno 2006

Sono state intervistate 449 imprese con almeno 50 addetti, estratte casualmente dagli archivi Kompass. Le interviste sono state condotte dalla Questlab S.r.l. tra il 5 e il 30 giugno 2006.

Sintesi dei risultati

Inflazione al consumo in Italia

L'inflazione attesa per i prossimi dodici mesi è pari al 2,5 per cento, in leggero aumento rispetto al dato rilevato lo scorso trimestre (2,4 per cento). La discrepanza tra inflazione prevista per i successivi dodici mesi e tasso effettivamente realizzato, per il mese più recente per il quale è possibile il confronto (marzo 2006), è stata di 0,1 punti percentuali in eccesso, in calo rispetto alla precedente rilevazione.

Situazione economica generale

Secondo il 59,7 per cento delle imprese, la situazione economica generale dell’Italia è invariata rispetto a tre mesi fa. Aumenta leggermente rispetto a marzo 2006 la percentuale di imprese che la ritiene migliorata (25,4 per cento contro 24 per cento), e diminuisce la quota che indica un peggioramento (14,8 per cento contro 15,6 per cento). La quota di giudizi positivi è maggiore della media per le imprese con 1000 addetti e oltre (33 per cento), quelli negativi sono più frequenti nel settore dei servizi (15,7 per cento).

Il 27,9 per cento delle imprese ritiene che la probabilità di miglioramento della situazione economica generale nei prossimi tre mesi sia nulla, mentre il 25,1 per cento valuta che sia superiore a un quarto (rispettivamente 28,4 e 23,4 per cento a marzo). I segnali di maggiore ottimismo arrivano, come in passato, da l Nord Ovest e dalle grandi imprese. E’ forte la correlazione tra il giudizio espresso circa l’andamento dell’economia negli scorsi tre mesi e la probabilità di miglioramento indicata per i prossimi tre mesi.

Condizioni economiche in cui operano le imprese

Sebbene il 67 per cento delle imprese preveda che nei prossimi tre mesi opererà in condizioni economiche invariate, la quota di coloro che si aspettano un’evoluzione positiva (21,3 per cento) è superiore a quella di coloro che invece prevedono un peggioramento (11,7 per cento). Il divario tra le due opzioni è diminuito rispetto alla scorsa rilevazione (9,6 punti percentuali contro i 14,2 di marzo). Si riscontra anche in questo caso una forte correlazione tra le valutazioni espresse ed il parere relativo all’andamento dell’economia negli ultimi tre mesi. In continuità con il passato, le imprese prevedono che nel prossimo trimestre gli effetti esercitati dalla dinamica dei prezzi delle materie prime e dal costo del lavoro sulla propria attività saranno lievemente negativi. Di segno contrario e di intensità altrettanto moderata dovrebbero essere gli effetti della domanda, sia interna sia estera, e gli effetti di prezzo.

Le previsioni relative alle condizioni economiche in cui opereranno le imprese tra tre anni rimangono positive, come già osservato a marzo: il 57,3 per cento delle imprese si attende un miglioramento (era il 60,6 per cento), il 17,2 per cento un peggioramento (16,8 per cento). Si riscontrano giudizi positivi più spesso nel Nord Ovest (63 per cento), nel Mezzogiorno (60,2 per cento) e per i servizi (60,3 per cento); quelli negativi sono relativamente più frequenti nel Nord Est (22,9 per cento) e al Centro (20 per cento).

Condizioni per l'investimento

l 69,5 per cento delle imprese valuta che le condizioni per investire siano rimaste invariate rispetto a marzo (era il 70,8 per cento nella scorsa rilevazione). I giudizi positivi sono appena più frequenti di quelli negativi (15,7 per cento contro 14,8 per cento); in marzo erano di pari numerosità. Come per gli altri fenomeni rilevati, i più forti segnali di miglioramento vengono dalle grandi imprese; la più alta
quota di valutazioni pessimistiche si osserva nel Nord Est (20,7 per cento).

Dinamica dell'occupazione

Per ciò che riguarda l’occupazione totale, le previsioni a tre mesi di incremento superano quelle di riduzione (27,4 per cento contro 18,6 per cento); il fenomeno era già stato osservato nella precedente rilevazione, e il differenziale appare sostanzialmente invariato (8,8 punti percentuali contro gli 8,5 di marzo). Sono più orientate alla crescita degli occupati le imprese dei servizi (il 34,6 per cento prevede un aumento, il 17,3 un ribasso), e quelle di grandi dimensioni (33,3 per cento contro 25,6 per cento); le indicazioni sono più deboli nel Nord Ovest (22,4 per cento contro 20,6 per cento) . Le modifiche al rialzo appaiono prevalenti, per la prima volta dall’inizio della presente rilevazione, anche se si considera la sola occupazione a tempo indeterminato (20,5 per cento, contro il 17,2 per cento al ribasso). L’occupazione a tempo determinato è, come già in passato, valutata in aumento, in particolare tra le grandi imprese, nei servizi, nel Nord Est e al Sud.

Variazione dei prezzi di vendita delle imprese

Le imprese in media hanno dichiarato un aumento dei propri prezzi di vendita dell’1,4 per cento negli ultimi 12 mesi, più di quanto avevano previsto nel giugno 2005 (0,6 per cento). Per il prossimo anno ci si attende un rialzo di 2,1 punti percentuali, più elevato di quello indicato in marzo (1,7 punti). Più sostenuta appare la dinamica delle imprese del Centro e del Sud. Secondo le imprese intervistate, gli aumenti si potranno ricondurre principalmente alle tensioni sul mercato delle materie prime e alle variazioni del tasso di cambio dell’euro. Le variazioni della domanda e del costo del lavoro eserciteranno un’influenza nulla o trascurabile.

Le imprese prevedono sistematicamente che i propri prezzi aumenteranno meno dell’indice generale nel corso dei 12 mesi successivi. Con riferimento al passato, le imprese segnalano di solito incrementi dei propri prezzi inferiori rispetto all'indice generale. Il differenziale relativo alle previsioni per giugno 2007 si attesta su 0,4 punti percentuali, in calo rispetto allo scorso trimestre (0,7). Per l’ultimo mese per cui sono disponibili i dati (marzo 2006), la differenza tra il tasso di inflazione effettivamente realizzato nei dodici mesi  precedenti e gli aumenti dei prezzi dichiarati sullo stesso orizzonte temporale è di 1,5 punti percentuali (era l’1 per cento a marzo).

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