Presentazione del rapporto annuale sul 2025 "L'economia dell'Umbria"
Viene presentato oggi a Perugia il rapporto annuale "L'economia dell'Umbria".
Il quadro macroeconomico
Nel 2025 l'attività economica in Umbria si è espansa in misura contenuta, con un'intensità inferiore rispetto all'anno precedente. Secondo nostre stime basate sull'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) la crescita è stata prossima al mezzo punto percentuale, in linea con la media nazionale. La spinta proveniente dagli investimenti pubblici, sostenuti dall'avanzamento dei progetti del PNRR, ha continuato a controbilanciare la debole dinamica dell'attività industriale e dei servizi, che si è accompagnata a un lieve calo delle esportazioni. Le prospettive per l'anno in corso sono peggiorate per il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, in un contesto già caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali e da elevata incertezza, che condizionano in particolare le scelte di investimento delle imprese.
Le imprese
Nel 2025 secondo i dati dell'Istat il valore aggiunto nel settore agricolo è lievemente cresciuto (1,3 per cento). In base alle stime di Prometeia, nell'industria si è sostanzialmente stabilizzato; la manifattura ha continuato a risentire dell'andamento negativo del comparto dell'automotive, contribuendo al calo delle esportazioni. È proseguita fase positiva del comparto tessile. In un contesto di riduzione dei tassi di interesse e grazie agli incentivi pubblici, l'attività di investimento è tornata a espandersi, seppur in misura modesta. Secondo le stime di Prometeia, il valore aggiunto nel settore delle costruzioni ha continuato a crescere (4,0 per cento), ancora sostenuto dai lavori pubblici finanziati dal PNRR e dalla ricostruzione nei comuni colpiti dal sisma del 2016. Il mercato immobiliare ha consolidato la ripresa: le compravendite di abitazioni sono aumentate del 10,9 per cento e i prezzi di vendita si sono rafforzati (3,0 per cento), pur rimanendo al di sotto della media nazionale. Nei servizi privati non finanziari il valore aggiunto è rimasto nel complesso stabile, ma il comparto turistico ha confermato una dinamica espansiva diffusa a tutto il territorio: le presenze sono aumentate dell'8,5 per cento, raggiungendo un nuovo massimo di quasi 8 milioni; significativa la crescita della componente estera (16,3 per cento).
Il mercato del lavoro
L'occupazione ha proseguito a crescere, seppure in rallentamento (1,3 per cento, da 3,2); il tasso di occupazione è ulteriormente salito al 69,1 per cento, un valore storicamente elevato e sensibilmente superiore alla media nazionale (62,5). La creazione netta di posizioni di lavoro dipendente nel settore privato è stata sostenuta dai contratti a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione si è ridotto al 4,6 per cento. Le retribuzioni hanno continuato a salire e nell'ultimo anno l'incremento è risultato in Umbria di poco superiore alla media nazionale; in un'ottica di lungo periodo, tuttavia, la dinamica salariale del settore privato evidenzia una perdita di potere d'acquisto più intensa (-8,0 per cento) di quella italiana (-6,2). Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è tornato a ridursi.
Le famiglie
Nel 2025 il reddito disponibile nominale delle famiglie umbre è aumentato (3,0 per cento), in linea con l'anno precedente; tuttavia, l'incremento in termini reali si è attenuato (1,4 per cento) per effetto di un'inflazione leggermente più elevata. L'espansione del reddito ha favorito quella dei consumi: nel complesso dello scorso anno sono cresciuti dell'1,5 per cento. Gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (BES) evidenziano per la regione una posizione più favorevole di quella nazionale, grazie soprattutto alla qualità del contesto ambientale e all'elevata dotazione di capitale relazionale e istituzionale. In base ai dati dell'Istat riferiti al 2024 (ultimo anno disponibile) la distribuzione della spesa è risultata più equilibrata della media nazionale (indice di Gini pari a 0,28 contro 0,31) e gli indicatori di povertà si confermano inferiori a quelli italiani.
Il mercato del credito
La flessione del credito all'economia si è progressivamente attenuata fino ad arrestarsi alla fine dell'anno: alla ripresa dei prestiti alle famiglie (2,8 per cento), sospinta dai mutui abitativi, si è contrapposta la perdurante riduzione di quelli alle imprese (-2,2 per cento), soprattutto per le aziende più rischiose. Il costo dei finanziamenti è diminuito, in linea con l'orientamento della politica monetaria. La qualità del credito è rimasta elevata, pur con un lieve peggioramento per le imprese dei servizi e delle costruzioni; il tasso di deterioramento si è collocato all'1,7 per cento. Una quota significativa del portafoglio finanziario delle famiglie umbre è investita in titoli di Stato italiani.
La finanza pubblica decentrata
Nel 2025 la spesa primaria degli enti territoriali umbri è aumentata del 2,4 per cento, meno che nella media delle Regioni a statuto ordinario; vi ha contribuito la componente in conto capitale, sostenuta dalle politiche di coesione e dal PNRR. La spesa per investimenti fissi ha registrato un aumento (5,5 per cento) più debole rispetto alle altre regioni. Nella sanità i costi hanno continuato ad aumentare, sia pure a un ritmo inferiore all'anno precedente (1,3 contro 5,3 per cento); il saldo della mobilità interregionale dei pazienti, negativo fin dal 2019, è progressivamente peggiorato.
Allegati
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24 giugno 2026N. 10 - L'economia dell'Umbriapdf 3 MB
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8 giugno 2026
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