Presentazione del rapporto annuale sul 2025 "L'economia del Veneto"
Viene presentato oggi a Venezia il rapporto annuale "L'economia del Veneto".
Nel 2025 l'attività economica in Veneto è rimasta sui livelli dell'anno precedente: secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d'Italia, il prodotto regionale è rimasto sostanzialmente stazionario (0,1 per cento; 0,5 in Italia), analogamente a quanto avvenuto l'anno precedente. Ven-ICE, l'indicatore che misura la dinamica di fondo dell'economia regionale, segnala un lieve recupero nella parte finale dell'anno e nei primi mesi del 2026.
Permangono le difficoltà del settore industriale: la produzione manifatturiera è risultata in debole calo, il fatturato si è ridotto in termini reali e gli investimenti sono cresciuti a ritmi modesti. L'export, in lieve riduzione, non ha beneficiato, come invece avvenuto in altre regioni, della forte spinta fornita dall'anticipo delle vendite verso gli Stati Uniti, manifestatasi nel primo trimestre dell'anno, prima dell'imposizione dei nuovi dazi. Tale fenomeno ha infatti riguardato in misura preponderante i prodotti farmaceutici, nei quali l'industria veneta è poco specializzata. Le vendite negli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco dei prodotti veneti, sono calate nel complesso del 2025, a fronte di un aumento per l'Italia.
Per il biennio 2026-27 il rischio geopolitico continuerà a condizionare l'attività delle imprese industriali: secondo l'indagine della Banca d'Italia per tre quinti di esse avrà un impatto significativo. Gli investimenti sono previsti in riduzione, penalizzati anche dalle conseguenze della crisi di Hormuz e dall'incertezza sui tempi di risoluzione.
L'industria veneta ha risentito negli ultimi anni delle difficoltà dell'economia tedesca, riconducibili anche alle trasformazioni in corso nella filiera di produzione degli autoveicoli. Da un'analisi sulle transazioni tra imprese italiane e sulle esportazioni verso i paesi dell'Unione europea (UE) emerge come la percentuale di valore aggiunto del Veneto riconducibile alla filiera sia nettamente inferiore a quella del Paese. Tuttavia, una quota più elevata di quella nazionale dipende dalla domanda di produttori di automobili localizzati all'estero, in larga parte tedeschi; questi ultimi assorbivano nel 2022 quasi la metà delle esportazioni della filiera automotive regionale verso i produttori automobilistici della UE.
Il settore delle costruzioni è risultato nel 2025 ancora in crescita, grazie sia agli interventi connessi con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sia all'edilizia privata, su cui ha inciso la ripresa del mercato immobiliare residenziale e non residenziale.
Il fatturato dei servizi privati non finanziari è rimasto sostanzialmente stabile. Sono aumentati i flussi di merci nei porti e di passeggeri negli aeroporti. Le presenze turistiche, già su livelli elevati, sono cresciute lievemente e solo nel comprensorio montano. Per il 2026 le imprese prefigurano ancora una stazionarietà del fatturato e una riduzione degli investimenti.
Il settore fieristico, particolarmente sviluppato in Veneto, ha avuto un'evoluzione più favorevole dopo la pandemia rispetto alla media nazionale: il calo dei partecipanti è stato decisamente inferiore e gli espositori sono aumentati, a differenza di quanto avvenuto nel Paese. Anche la redditività dei principali poli fieristici ha recuperato ed è ulteriormente cresciuta.
Nell'ultimo decennio la presenza di imprese ad alta crescita occupazionale in Veneto, inferiore alla media italiana in tutti i settori, è stata relativamente più elevata nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, nei servizi di supporto alle imprese e nell'alloggio e ristorazione. A tali imprese è associata una maggiore produttività totale dei fattori, un più elevato livello di investimenti immateriali, una minore incidenza degli oneri finanziari e una governance con una quota più elevata di giovani rispetto alla media dei settori di appartenenza.
Gran parte delle imprese sono state caratterizzate nel 2025 da una situazione di equilibrio reddituale ma è tuttavia calata, per il secondo anno consecutivo, la quota di aziende in utile. La liquidità è rimasta elevata.
Nell'ultimo decennio la struttura finanziaria delle imprese venete ha acquisito una maggiore resistenza ai diversi shock economici e finanziari. La leva finanziaria si è ridotta per tutte le categorie dimensionali e settori di impresa; vi ha influito una più elevata patrimonializzazione e, in misura più limitata, l'uscita dal mercato delle imprese più indebitate.
Il calo dei prestiti bancari alle imprese si è attenuato nel 2025, ma l'esigenza di accedere al credito resta limitata dall'accresciuta autonomia finanziaria delle imprese e condizionata dalle incerte prospettive economiche, che non favoriscono la propensione a investire. Il tasso di deterioramento è cresciuto marginalmente; l'incidenza dei finanziamenti in bonis alle imprese che dal momento dell'erogazione hanno registrato un incremento del rischio di credito è rimasta sostanzialmente invariata.
Nel primo semestre del 2025 il costo del credito ha continuato a calare, per stabilizzarsi nel secondo; i tassi di interesse sui prestiti alle imprese sarebbero rimasti invariati nel primo trimestre dell'anno in corso.
Il ricorso a derivati di copertura del rischio di tasso ha contribuito a contenere l'effetto sul costo dell'indebitamento della restrizione monetaria del 2022-23. Prima dell'avvio dell'inasprimento monetario alle imprese con derivati erano riconducibili circa due quinti dell'indebitamento bancario e obbligazionario del settore produttivo veneto.
Nel 2025 il numero di occupati si è ridotto, differentemente da quanto avvenuto nel Paese; il calo è stato più intenso per la componente femminile e per gli occupati a tempo parziale. Sono aumentati i dipendenti con contratto a tempo indeterminato e diminuiti quelli a tempo determinato. Nel settore privato non agricolo il saldo tra le posizioni lavorative alle dipendenze attivate e quelle cessate, pur rimanendo positivo, si è quasi dimezzato rispetto all'anno precedente. Il tasso di disoccupazione è lievemente cresciuto. Sulla base di nostre elaborazioni, in Veneto l'incremento delle retribuzioni contrattuali nel 2025 è risultato allineato alla media nazionale, dopo due anni di crescita più sostenuta, a causa del rallentamento nella manifattura.
Un'analisi di lungo periodo delle retribuzioni nel settore privato evidenzia un calo tra il 2008 e il 2023 del 4,6 per cento, inferiore a quello del Paese ma superiore a quello delle regioni del Nord. A parità di caratteristiche della forza lavoro le politiche salariali sono risultate più favorevoli, seppure con aumenti contenuti, solo nell'industria in senso stretto. Nei servizi ad alta intensità tecnologica, differentemente da quanto accaduto nel Nord e in Italia, le politiche retributive sono peggiorate nel periodo considerato.
Secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER-red) elaborato dalla Banca d'Italia, nel 2025 il reddito disponibile nominale delle famiglie consumatrici è aumentato, meno della media italiana; l'inflazione è salita all'1,7 per cento (1,5 in Italia). In termini reali i redditi sono ristagnati mentre i consumi interni sono debolmente cresciuti. I prestiti erogati da banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici sono cresciuti, per il rafforzamento della dinamica dei mutui e l'ulteriore incremento del credito al consumo. Il tasso di deterioramento dei prestiti è lievemente diminuito.
È proseguito nel 2025 l'apporto da parte delle Amministrazioni locali alla crescita degli investimenti, principalmente finanziati nell'ambito di progetti europei. Fino al 2022 la spesa è stata sostenuta principalmente da risorse locali, in misura superiore alla media nazionale, mentre nel triennio successivo, per l'attuazione del PNRR, è notevolmente aumentato il contributo delle politiche comunitarie.
Allegati
-
17 giugno 2026N. 5 - L'economia del Venetopdf 3 MB
-
8 giugno 2026
Instagram
YouTube
X - Banca d’Italia
Linkedin