La Banca d'Italia e la nascita della Repubblica

1 giugno 2026

Ricorre quest'anno l'ottantesimo anniversario del referendum istituzionale che si svolse in Italia il 2-3 giugno 1946 e che segnò una tappa fondamentale della nostra storia: la nascita della Repubblica.

Si avviò allora un rinnovamento politico e sociale del Paese uscito allo stremo delle forze dal ventennio di regime fascista e da un conflitto devastante. Il ripristino di un assetto istituzionale democratico, fondato sulla Repubblica e sulla Carta costituzionale che entrò in vigore nel 1948, fu il punto di partenza per la rinascita civile ed economica del nostro Paese. A quella svolta politico-istituzionale seguì un intenso percorso di ripresa economica e di ricostruzione materiale.

Le condizioni sociali ed economiche all'uscita dalla guerra erano a dir poco drammatiche. Nel 1945 la spesa reale delle famiglie era scesa di circa il 40 per cento rispetto al periodo prebellico, e il valore della produzione industriale si era ridotto di due terzi. Il tesseramento annonario garantiva appena 900 calorie al giorno per ogni italiano.

Il ritorno alla democrazia consentì alla Banca d'Italia di recuperare autonomia e normalità istituzionale, ponendo le basi affinché l'Istituto - guidato dal gennaio 1945 da Luigi Einaudi - potesse offrire appieno il suo fondamentale contributo alla ricostruzione del Paese. La prima e più importante sfida fu la stabilizzazione monetaria e il contrasto all'inflazione. Tra il 1938 e il 1945 i prezzi erano già aumentati di oltre venti volte e, dalla primavera del 1946, una nuova fiammata inflazionistica portò il costo della vita a raddoppiare nel giro di dodici mesi. La manovra di stabilizzazione monetaria, pensata e attuata da Einaudi e dal Direttore generale (e futuro Governatore) Donato Menichella, fu determinante nell'orientare le aspettative e nel frenare rapidamente l'impennata dell'inflazione. La politica monetaria aveva riacquisito credibilità.

Solo con la ritrovata stabilità monetaria l'Italia poté reinserirsi nella comunità economica e finanziaria internazionale. Come ha ricordato il Governatore Panetta nelle Considerazioni finali pronunciate lo scorso 29 maggio: "L'adesione all'architettura multilaterale globale nata dopo la guerra e la partecipazione, da paese fondatore, al progetto europeo furono condizioni essenziali per lo straordinario sviluppo economico dei decenni successivi".

Grazie al suo prestigio, la Banca d'Italia fu coinvolta in compiti cruciali di attrazione e gestione degli aiuti internazionali - l'Interim Aid, i fondi del Piano Marshall, i prestiti della Banca Mondiale - che consentirono di superare l'emergenza economica e avviare il processo di ricostruzione.

Si crearono così i presupposti per l'eccezionale crescita degli anni Cinquanta e Sessanta, durante i quali il reddito pro-capite dell'Italia crebbe di circa sei volte in termini reali in un contesto di bassa inflazione. Tale risultato è significativo anche nel confronto internazionale: prima della guerra il reddito pro-capite italiano era meno della metà di quello delle principali economie dell'Europa occidentale; all'inizio degli anni Settanta aveva raggiunto livelli comparabili a quelli di Francia, Regno Unito e Germania.

La nascita della Repubblica fu il punto di partenza per il rilancio civile ed economico del Paese. Lo sviluppo dell'Italia post-bellica trovò nella stabilità monetaria, garantita dall'azione della Banca d'Italia e dalla sua rinnovata autonomia, la base su cui prosperare.

Per approfondimenti si rimanda ai contenuti istituzionali e alle pubblicazioni della Collana storica della Banca d'Italia.