Bollettino Economico n. 3 - 2026
La ripresa delle ostilità in Medio Oriente ha riacceso le tensioni sui mercati
Le quotazioni delle materie prime energetiche sono nuovamente salite in luglio, dopo che l'annuncio di un memorandum d'intesa lo scorso 14 giugno aveva contribuito ad attenuare le pressioni al rialzo sui mercati. I prezzi di petrolio e gas naturale rimangono superiori ai livelli osservati nelle settimane precedenti l'avvio del conflitto. Dalla metà di aprile i corsi azionari hanno recuperato le perdite precedenti, trainati soprattutto dai comparti legati all'intelligenza artificiale (IA). I rendimenti sovrani sono aumentati, riflettendo le attese di un orientamento più restrittivo della politica monetaria. Il dollaro si è rafforzato nei confronti delle principali valute.
La crescita mondiale rimane esposta a rischi significativi
Negli Stati Uniti l'attività economica resta sostenuta dagli investimenti in tecnologie legate all'IA e dai consumi privati. In Cina le esportazioni continuano a trainare la crescita, a fronte della debolezza della domanda interna. Il commercio mondiale è aumentato nel primo trimestre, sospinto dalla domanda di beni connessi con l'IA, ma rallenterebbe nella seconda metà dell'anno, risentendo delle tensioni nelle catene di fornitura generate dal conflitto in Medio Oriente. Sugli scambi internazionali pesa l'incertezza su tempi e modalità di attuazione di un'intesa tra Stati Uniti e Iran. L'incremento dei prezzi delle materie prime energetiche esercita pressioni al rialzo sull'inflazione nelle principali economie.
Peggiorano le prospettive per la crescita e l'inflazione nell'area dell'euro
L'economia dell'area dell'euro è cresciuta nei primi tre mesi dell'anno al ritmo moderato dei trimestri precedenti (0,3 per cento), al netto delle oscillazioni dovute alla misurazione dell'attività in Irlanda. La crisi in Medio Oriente ha avuto un impatto negativo sul prodotto, che nei mesi primaverili sarebbe aumentato in misura modesta. Secondo le proiezioni di giugno degli esperti dell'Eurosistema il PIL dell'area crescerebbe dello 0,8 per cento nel 2026, dell'1,2 nel 2027 e dell'1,5 nel 2028. L'inflazione al consumo salirebbe al 3,0 per cento nel 2026 per poi scendere al 2,3 nel 2027 e riportarsi all'obiettivo del 2,0 per cento nel 2028.
In Italia l'attività economica avrebbe rallentato nel secondo trimestre
Nei mesi invernali il PIL ha continuato a espandersi a un ritmo moderato (0,3 per cento). Nel secondo trimestre, segnato dal conflitto in Medio Oriente, l'accumulazione di capitale si sarebbe attenuata e i consumi delle famiglie avrebbero rallentato. Secondo le nostre previsioni pubblicate in giugno, il PIL aumenterà dello 0,5 per cento nel 2026, dello 0,4 nel 2027 e dello 0,9 nel 2028. Considerando il migliore andamento nel primo trimestre rispetto a quanto inizialmente atteso, la crescita del PIL potrebbe salire quest'anno allo 0,6 per cento. Il marcato rialzo dei prezzi dei beni energetici comporterà un ampliamento del disavanzo energetico dell'Italia.
Le condizioni del mercato del lavoro restano positive
L'occupazione è aumentata nella prima metà dell'anno. Il tasso di disoccupazione è ulteriormente diminuito, raggiungendo un nuovo minimo storico, mentre la partecipazione al mercato del lavoro è rimasta pressoché stabile. La crescita delle retribuzioni contrattuali si è mantenuta moderata.
L'incremento dei prezzi energetici ha rafforzato le pressioni inflazionistiche
Nel secondo trimestre l'inflazione si è portata al 3 per cento. L'impatto sulle bollette di elettricità e gas dei rincari causati dalla crisi mediorientale è stato contenuto. Per contrastare le pressioni sui prezzi dei prodotti energetici, il Governo è intervenuto più volte riducendo temporaneamente le accise sui carburanti. Nelle nostre proiezioni di giugno l'inflazione al consumo salirebbe al 3,1 per cento nella media del 2026, riflettendo principalmente il rialzo dei prezzi dell'energia; tornerebbe al 2 per cento nel biennio successivo.
Il credito alle imprese continua a espandersi
Tra febbraio e maggio il credito alle imprese ha accelerato, mentre la dinamica positiva dei prestiti alle famiglie si è confermata stabile. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle aziende sono aumentati e, in misura minore, sono saliti anche quelli sui nuovi mutui. Nel primo trimestre i criteri di offerta di credito si sono mantenuti pressoché invariati.
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