Bollettino Economico n. 2 - 2026

17 aprile 2026

La guerra in Medio Oriente ha peggiorato le prospettive per l'economia globale

Il conflitto in Medio Oriente ha aggravato un quadro internazionale già fragile. Il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per l'approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali, ha determinato un forte aumento dei prezzi energetici. L'inflazione al consumo nell'area dell'euro e negli Stati Uniti ne ha già risentito a marzo. I rendimenti sovrani e i premi per il rischio sono aumentati, i corsi azionari si sono ridotti e il dollaro si è apprezzato nei confronti delle principali valute.

L'incertezza rimane elevata

Le difficoltà nel prevedere le conseguenze del conflitto hanno accresciuto i rischi di correzioni sui mercati, aggiungendosi a quelli derivanti da un possibile ridimensionamento delle attese di redditività del settore tecnologico. Il rischio di un ripristino lento e parziale delle catene di approvvigionamento, insieme all'aumento dei costi di assicurazione e del trasporto marittimo, rende improbabile un rapido ritorno delle quotazioni dell'energia ai livelli precedenti il conflitto e pesa sulle prospettive per l'economia globale.

L'attività economica nell'area dell'euro rallenta

L'economia dell'area dell'euro ha decelerato nel quarto trimestre del 2025 e nei primi mesi del 2026. Il conflitto ha peggiorato e reso più incerte le prospettive. Secondo le proiezioni di marzo degli esperti della BCE, il PIL dell'area salirebbe dello 0,9 per cento nel 2026 e dell'1,3 per cento all'anno nel biennio successivo. L'inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6 per cento quest'anno, per stabilizzarsi in prossimità dell'obiettivo del 2 per cento nei prossimi due anni. In uno scenario sfavorevole l'inflazione potrebbe superare il 4 per cento annuo nel periodo 2026-27, mentre la crescita economica scenderebbe a circa mezzo punto percentuale quest'anno, per risalire gradualmente nel biennio successivo.

In Italia l'attività si espande a ritmi contenuti

Nel quarto trimestre il PIL dell'Italia è aumentato: è proseguita la crescita degli investimenti in abitazioni, mentre i consumi delle famiglie hanno rallentato. Secondo nostre valutazioni, nel primo trimestre di quest'anno il prodotto avrebbe continuato a espandersi, seppure a un ritmo contenuto. Nelle nostre proiezioni pubblicate in aprile, il PIL dell'Italia crescerebbe dello 0,5 per cento sia quest'anno sia il prossimo e dello 0,8 nel 2028. In uno scenario avverso, di natura indicativa, il protrarsi delle ostilità nell'area mediorientale potrebbe deprimere la crescita per circa mezzo punto percentuale nell'anno in corso e per un punto nel prossimo rispetto allo scenario di base.

L'avanzo di conto corrente si riduce

Nell'ultimo trimestre del 2025 le esportazioni in volume sono diminuite e il saldo positivo del conto corrente si è ridotto. Nel bimestre gennaio-febbraio le esportazioni sono aumentate, beneficiando anche dell'impulso ai servizi determinato dai Giochi olimpici invernali. Il rincaro dei beni energetici importati porterà a un deterioramento della bilancia energetica.

L'occupazione cresce ma diminuisce la partecipazione

Nei mesi invernali il numero di occupati è salito e il tasso di disoccupazione è ulteriormente sceso. La partecipazione al mercato del lavoro è diminuita, eccetto che tra i lavoratori più anziani. Nel settore privato non agricolo la crescita delle retribuzioni è rimasta contenuta.

L'inflazione aumenterà nel breve termine

Nel primo trimestre dell'anno l'inflazione in Italia si è mantenuta inferiore alla media dell'area dell'euro. Il conflitto in Medio Oriente ha determinato un marcato incremento dei prezzi dei carburanti già nelle prime settimane di marzo, ma non ha ancora influenzato le tariffe di elettricità e gas. Gli effetti dei rincari dei beni energetici si manifesteranno nei prossimi mesi sull'indice dei prezzi al consumo. Secondo le nostre proiezioni l'inflazione al consumo aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026, per poi tornare sotto al 2 per cento nel biennio successivo. Nello scenario avverso, l'inflazione salirebbe al 4,5 per cento quest'anno, al 3,3 nel 2027 e al 2,2 nel 2028.

Il rialzo dei tassi di mercato dopo l'avvio del conflitto potrebbe incidere sulle condizioni di finanziamento di famiglie e imprese

Tra novembre e febbraio i tassi sui prestiti alle imprese sono lievemente diminuiti, mentre quelli sui mutui sono saliti di poco. A fronte di criteri di offerta delle banche rimasti stabili, la domanda di finanziamenti è aumentata. Il rialzo dei tassi di mercato osservato dopo lo scoppio della guerra, se dovesse persistere, potrebbe irrigidire le condizioni di finanziamento e frenare la domanda di prestiti.