N. 927 - Sorprese macroeconomiche e monetarie e la struttura a termine dei tassi di interesse

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di Marcello Pericoli settembre 2013

Il lavoro analizza l’impatto delle “sorprese” macroeconomiche – misurate dalla differenza tra le attese degli analisti e il dato realizzato – e di quelle relative ai tassi di politica monetaria – misurate dalla variazione dei tassi a più breve scadenza nel giorno in cui si tengono le riunioni di politica monetaria – sulla struttura a termine dei tassi di interesse nominali e reali e sulle aspettative di inflazione.

Il modello impiegato permette di stimare congiuntamente i tassi nominali e quelli reali – desunti dai titoli di Stato indicizzati all’inflazione – e le variabili che rappresentano le sorprese. Le stime, condotte per l’area dell’euro e per gli Stati Uniti, utilizzano dati settimanali disponibili in tempo reale.

I risultati principali sono i seguenti.

Negli Stati Uniti, i tassi nominali sono influenzati sistematicamente dalle sorprese relative al mercato  del lavoro, dalle prospettive cicliche dell’economia (indice ISM) e dalle sorprese di politica monetaria. Dal settembre 2008 le informazioni provenienti dal mercato del lavoro hanno acquisito  maggiore importanza.

Nell’area dell’euro, i tassi nominali reagiscono sistematicamente solo alle sorprese relative all’indice PMI sulle prospettive cicliche. Dopo il fallimento di Lehman Brothers gli shock all’inflazione hanno  cessato di influenzare i tassi nominali, mentre quelli all’indice PMI hanno accresciuto il loro impatto.

I tassi reali negli Stati Uniti sono influenzati in misura significativa solo dalle sorprese di politica  monetaria. Nell’area dell’euro, invece, essi risentono positivamente delle sorprese relative all’inflazione (con un effetto che è più intenso sulle durate a breve termine) e di quelle di politica  monetaria.

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