N. 924 - Elasticità del commercio internazionale e specializzazione verticale

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di Ines Buono e Filippo Vergara Caffarelli luglio 2013

Il lavoro analizza, teoricamente ed empiricamente, la relazione tra il grado di specializzazione internazionale verticale della produzione e l’elasticità del commercio con l’estero alla domanda mondiale. Il periodo campionario, dal 1998 al 2009, comprende gli anni in cui si è osservata una forte caduta del commercio in concomitanza con la recessione del 2008-09.

Il grado di specializzazione verticale dei paesi può cambiare o a causa di una riallocazione internazionale di alcune fasi del processo di produzione, o per effetto di una variazione dei flussi di beni intermedi proporzionale alla variazione della domanda di beni finali. L’elasticità del commercio internazionale al prodotto mondiale aumenta, tuttavia, solo in seguito a variazioni della domanda di beni intermedi dall’estero più che proporzionali rispetto a quelle della domanda di beni finali. In altre parole, l’elasticità varia solo in seguito a shock di domanda che inducono le imprese a modificare il loro grado di specializzazione verticale, ricollocando alcune fasi del processodi produzione all’estero o all’interno.

Attraverso lo sviluppo di un modello nel quale i produttori di beni finali scelgono il livello ottimo di specializzazione verticale, simostra che, quando si verifica uno shock alla domanda del bene finale, le imprese variano il livello di specializzazione nella stessa direzione dello shock. L’esistenza di costi di aggiustamento della specializzazione verticale determina, tuttavia, una differente risposta a shock di diversa entità: variazioni modeste della domanda inducono le imprese a mantenere immutato il numero dei soggetti esteri coinvolti nel processo produttivo; forti shock determinano, invece, una riallocazione internazionale delle fasi del processo di produzione. In periodi di forti variazioni della domanda, pertanto, la riallocazione della produzione darà luogo a una variazione più che proporzionale dei flussi internazionali di beni intermedi, riflettendosi in un aumento dell’elasticità del commercio.

Nell’analisi empirica si introduce un indice del grado di specializzazione verticale che tiene conto del differente ruolo dei vari paesi nella divisione internazionale del lavoro, distinguendo tra assemblatori di beni finali e produttori di beni intermedi. L’indice viene utilizzato per studiare l’effetto sull’elasticità del commercio alla domanda per 38 paesi avanzati ed emergenti nel periodo 1998-2009. Nella media del periodo, l’elasticità del commercio risulta dipendere positivamente dal grado di specializzazione verticale, in misura statisticamente ed economicamente significativa. A conferma delle relazioni identificate nel modello teorico, inoltre, il legame tra specializzazione ed elasticità appare maggiore non solo durante la recente crisi, ma anche nell’anno 2000, caratterizzato da una forte dinamica della domanda mondiale, sostenuta dal boom nel settore tecnologico.

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