N. 922 - Il labor market pooling marshalliano nei sistemi locali del lavoro italiani

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di Monica Andini, Guido de Blasio, Gilles Duranton e William C. Strange luglio 2013

Sebbene i fenomeni agglomerativi siano oggetto d’indagine dell’economia già nei Principles di Alfred Marshall del 1890, è solo negli ultimi decenni che si è sviluppato il dibattito sui guadagni di efficienza derivanti dall’agglomerazione. Uno dei motivi che secondo Marshall possono spiegare la concentrazione geografica di imprese e lavoratori è la costituzione di un luogo di incontro di domanda e offerta di lavoro, il cosiddetto labor market pooling.

Il lavoro verifica le predizioni della teoria del labor market pooling utilizzando le indagini della Banca d’Italia (quella sui bilanci delle famiglie del 2006 e quella sulle imprese industriali e dei servizi del 2007).

In linea teorica, i vantaggi potrebbero essere molteplici. Le agglomerazioni potrebbero essere caratterizzate da una maggiore flessibilità del lavoro. Data la densità di imprese e di lavoratori, questi ultimi avrebbero maggiori opportunità di trovare un’occupazione, anche per periodi brevi e senza necessariamente cambiare tipo di lavoro; in maniera speculare, le imprese farebbero affidamento su un più ampio insieme di lavoratori, da cui poter attingere per soddisfare esigenze anche di natura ciclica. La qualità degli “abbinamenti” (matching) tra lavoratore e impresa potrebbe, inoltre, migliorare: date le più ampie possibilità di scelta, risulterebbe più probabile che le caratteristiche dei lavoratori, in termini di qualifica ed esperienza, soddisfino le richieste delle imprese. Infine, l’agglomerazione potrebbe stimolare l’acquisizione delle competenze lavorative. I lavoratori sarebbero, infatti, più incentivati a investire in conoscenze specifiche per il tipo di lavoro svolto, anche attraverso relazioni informali al di fuori del luogo di lavoro; d’altro canto, le stesse competenze potrebbero essere più facilmente trasferite in un’altra attività lavorativa, disincentivando, così l’investimento in formazione da parte delle imprese.

Lo studio considera sia le forme di agglomerazione urbana (le città) sia quelle di tipo industriale (i distretti industriali).

I risultati mostrano che vi è evidenza di una relazione positiva tra misure di agglomerazione urbana, da un lato, e indicatori di flessibilità del mercato del lavoroe di qualità dell’abbinamento tra lavoratore e impresa, dall’altro; vi è, inoltre, supporto a favore della tesi per cui nelle aree urbane si ha un maggiore apprendimento sul lavoro (e un conseguente disincentivo all’investimento in formazione da parte delle imprese). I meccanismi di labor market pooling, tuttavia,sembrano spiegare solo una piccola parte dei vantaggi agglomerativi urbani di cui beneficiano imprese e lavoratori (approssimati, rispettivamente mediante le retribuzioni e il fatturato). Per quanto, invece, attiene alle forme di agglomerazione industriale, non vi è supporto empirico a nessuno dei meccanismi di labor market pooling suggeriti dalla teoria.

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