N. 921 - La politica monetaria deve reagire all’andamento delle variabili finanziarie?Un’analisi basata su un modello DSGE con settore creditizio

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di Leonardo Gambacorta e Federico M. Signoretti luglio 2013

Il lavoro esamina il ruolo delle variabili finanziarie nelle scelte di politica monetaria. Prima dell’avvio della crisi finanziaria vi era un ampio consenso sulla tesi secondo cui la banca centrale dovesse rispondere agli andamenti delle varabili finanziarie solo nella misura in cui queste ultime contribuissero a influenzare l’andamento dell’inflazione e dell’attività economica. La letteratura più recente ha invece mostrato che tale tesi non è verificata in modelli caratterizzati dalla presenza di banche e di frizioni finanziarie.

Il lavoro valuta l’opportunità per l’autorità monetaria di reagire anche alle variabili finanziarie (leaning-against-the-wind) utilizzando un modello di equilibrio economico generale (Dynamic Stochastic General Equilibrium, DSGE) che incorpora il settore dell’intermediazione bancaria. A tal fine, si confronta l’efficacia di una regola di politica monetaria tradizionale (secondo cui la banca centrale reagisce solo all’andamento del prodotto e dell’inflazione) con quella di una regola “estesa”, che prevede anche una risposta ai prezzi delle attività finanziarie, oppure alla crescita del credito.

I risultati mostrano che una politica di leaning-against-the-wind risulta preferibile a una politica tradizionale se tra gli obiettivi della banca centrale rientra, oltre alla stabilizzazione dell’inflazione, anche quella del prodotto. In questo caso, una politica monetaria tradizionale non è sufficientemente anticiclica. Al contrario, una politica di leaning-against-the-wind, che risponda in particolare al prezzo delle attività finanziarie, consegue una maggiore stabilizzazione del prodotto.

Le simulazioni suggeriscono che il miglioramento della funzione obiettivo che la banca centrale può conseguire reagendo anche alle variabili finanziarie può raggiungere il 20% nel caso di uno shock tecnologico e avvicinarsi al 30% nel caso di uno shock all’inflazione. I vantaggi di tale politica risultano inoltre maggiori qualora il grado di indebitamento del settore privato sia relativamente elevato.

Pubblicato nel 2014 in: Journal of Economic Dynamics and Control, v. 43, pp. 146-74

Testo della pubblicazione