N. 908 - Ci sono rischi nel porre domande su reddito e consumo nella stessa indagine?

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di Giulia Cifaldi e Andrea Neri aprile 2013

La rilevazione di dati accurati sui redditi e sui consumi delle famiglie mediante le indagini campionarie richiede un elevato numero di domande che, specialmente in indagini multiscopo, comportano un onere eccessivo sui rispondenti. Per questo motivo, le indagini campionarie tendono generalmente a concentrarsi su uno solo dei due fenomeni, includendo tuttavia alcune domande anche sull’altro. Un inconveniente di tale pratica potrebbe essere quello indurre alcuni utilizzatori di questi dati a ritenere che l’accuratezza con cui i redditi e i consumi sono misurati sia sostanzialmente la stessa, in quanto le due variabili provengono dalla stessa rilevazione. Tale errore è particolarmente rilevante per le ricerche riguardanti l’analisi del risparmio, che, essendo calcolato come differenza fra reddito e consumo, richiede l’uso congiunto delle due variabili.

Utilizzando i dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane condotta dalla Banca d’Italia, il lavoro esamina il grado di accuratezza delle informazioni sul reddito e sui consumi. Il principale risultato che emerge da questa analisi è che i consumi sembrano essere mediamente più sottostimati del reddito, il quale, essendo il tema centrale dell’indagine, è misurato con maggiore dettaglio.

I consumi alimentari appaiono in linea con quelli riportati dall’indagine dell’Istat, in cui le famiglie egistrano sistematicamente in un diario le proprie spese; l’indagine dalla Banca d’Italia, tuttavia, utilizzando una sola domanda, tende a ottenere risposte arrotondate e concentrate su determinate cifre.

La voce che risente maggiormente degli errori di misura sembra essere quella degli altri consumi non durevoli, quali ad esempio le spese per la casa, l’istruzione e il tempo libero. L’indagine contiene, in effetti, una sola domanda che chiede alle famiglie di quantificare il totale di queste spese, che produce però risposte poco accurate.

Il grado più elevato di sottostima dei consumi rispetto al reddito implica che il risparmio misurato dall’indagine risulti sovrastimato rispetto a quello effettivo, una distorsione nota, che emerge anche dal confronto con i dati provenienti dai conti nazionali. L’errore di misura sulla stima del reddito, inoltre, aumenterebbe al crescere del livello del reddito dichiarato nell’indagine, fenomeno che non sembra invece verificarsi per i consumi. Di conseguenza, il risparmio risulterebbe sovrastimato soprattutto per le famiglie con redditi modesti.

Il lavoro mostra, infine, come anche l’analisi delle determinanti del risparmio possa indurre a risultati errati se gli errori di misura non vengono tenuti in adeguata considerazione.

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