N. 907 - Il differenziale salariale tra settori pubblico e privato nei paesi dell'area dell'euro: evidenza da una scomposizione per quantili

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di Domenico Depalo, Raffaela Giordano e Evangelia Papapetrou aprile 2013

Il lavoro si propone di verificare se esiste un differenziale salariale tra i lavoratori di sesso maschile tra i 25 e i 65 anni del settore pubblico rispetto a quelli del settore privato in dieci paesi dell’area dell’euro. L’analisi è condotta utilizzando dati tratti dall’indagine EU-SILC tra il 2004 e il 2007, che consentono di valutare l’impatto sul livello del salario di diverse caratteristiche dei lavoratori, tra cui l’età, il sesso, il livello di istruzione e la qualifica professionale.

Rispetto alla letteratura esistente, il lavoro presenta due principali innovazioni. In primo luogo, utilizzando una stessa fonte di dati e un’unica metodologia di stima per tutti i paesi considerati, effettua un confronto omogeneo dei differenziali salariali nei paesi dell’area dell’euro. In secondo luogo, sfruttando recenti tecniche econometriche, analizza diversi quantili della distribuzione dei salari, distinguendo il contributo al differenziale salariale delle caratteristiche dei lavoratori da quello della diversa remunerazione di tali caratteristiche.

I risultati mostrano che i lavoratori del settore pubblico percepivano un salario più elevato di quello dei lavoratori con caratteristiche identiche del settore privato in tutti i paesi analizzati. Tuttavia, la parte attribuibile alla diversa remunerazione delle caratteristiche individuali era relativamente bassa in Austria, Belgio, Francia, Germania e Slovenia; era più elevata, compresa tra il 17 e il 20 per cento, in Italia, Irlanda, Grecia e Portogallo; raggiungeva il 24 per cento in Spagna. Le eccezionali azioni di risanamento dei conti pubblici intraprese di recente in questi ultimi cinque paesi, basate anche su tagli alle retribuzioni pubbliche, dovrebbero avere ridotto tali differenziali.

L’analisi per quantili rivela che in tutti i paesi questa parte del differenziale decresce dai quantili bassi a quelli più elevati, risultando negativa in alcuni paesi per i livelli salariali più alti. Con riferimento al grado d’istruzione, il relativo differenziale è particolarmente elevato per i lavoratori con redditi bassi e, per quasi tutti i paesi, negativo per quelli che si collocano nelle fasce di reddito più alte. Per quanto riguarda l’esperienza lavorativa, invece, non emerge un quadro nitido.

Il differenziale salariale attribuibile alla diversa remunerazione delle caratteristiche individuali tende infine a ridursi quando si considera il salario mensile (invece di quello orario), quando si escludono il comparto della scuola dal settore pubblico o i settori dell’agricoltura e delle costruzioni o le imprese di piccole dimensioni da quello privato. In quest’ultimo caso esso si riduce di oltre 9 punti percentuali nella media dei paesi analizzati (dal 17 al 9 per cento in Italia), diventando negativo in Francia, Germania e Slovenia.

Pubblicato nel 2015 in: Empirical Economics, v. 49, 3, pp. 985-1115.

Testo della pubblicazione