N. 870 - Gli errori di misura nella stima della ricchezza finanziaria delle famiglie

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di Andrea Neri e Maria Giovanna Ranalli luglio 2012

Le stime dell’ammontare e della distribuzione della ricchezza desunte dall’Indagine condotta dalla Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie risentono di almeno due problemi. In primo luogo, alcune famiglie, in particolare quelle più ricche, non sono disponibili a partecipare all’indagine (problema della non risposta). In secondo luogo, le famiglie che partecipano mostrano una certa reticenza e difficoltà a riportare correttamente l’ammontare della ricchezza detenuta (errori di misura).

Il lavoro cerca di quantificare l’incidenza di tali fenomeni. Per stimare la distorsione legata al problema della non risposta si utilizza un sottoinsieme di famiglie non disponibili a partecipare all’indagine, che hanno tuttavia concesso una breve intervista telefonica.

Per stimare l’effetto dell’errore di misura si fa ricorso invece ai risultati di un esperimento condotto da un istituto di credito che ha abbinato in forma anonima le risposte a un’indagine condotta presso la propria clientela con i dati presenti nei propri archivi amministrativi.

L’analisi è condotta su quattro strumenti finanziari: depositi, obbligazioni, altri strumenti (azioni, quote di società, fondi comuni e gestioni patrimoniali) e passività finanziarie.

I principali risultati sono sintetizzati di seguito. I valori aggiustati per i fenomeni di non risposta risulterebbero superiori alle stime dichiarate nell’indagine di circa il 20 per cento per tutti gli strumenti considerati.

Gli errori di misura sono di entità superiore a quella degli errori indotti dal rifiuto di alcune famiglie a partecipare all’indagine. Correggendo per l’errore di misurai valori aggiustati sarebbero maggiori rispettivamente di 2,6, 5 e 5,6 volte per i depositi, le obbligazioni e gli altri strumenti.

Le passività finanziarie sembrano risentire in misura minore degli errori di misura e di non risposta. Complessivamente, la non risposta e l’errore di misura influenzano la qualità dei dati in misura nettamente maggiore rispetto all’errore che deriva dall’utilizzo di un campione di famiglie piuttosto che dell’intera popolazione (errore campionario) Per il complesso delle attività finanziarie, quest’ultimo errore è stimabile in circa il 6,5 per cento del valore medio; per effetto degli errori non campionari l’ammontare dichiarato nell’indagine risulterebbe inferiore di circa 4,5 volte a quello realmente detenuto dalle famiglie.

I problemi di misurazione sembrano caratterizzare soprattutto le famiglie che dichiarano un reddito familiare modesto, con un basso livello di istruzione e che vivono nel Centro-Sud.

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