N. 530 - La distribuzione della ricchezza tra le famiglie italiane negli anni novanta

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di A. Brandolini, L. Cannari, G. D'Alessio, I. Faiella dicembre 2004

Il lavoro esamina la distribuzione della ricchezza tra le famiglie italiane. Si ricostruisce il conto patrimoniale aggregato del settore delle famiglie consumatrici, con il duplice scopo di descrivere i cambiamenti nella composizione della loro ricchezza negli ultimi quarant’anni e di fornire un termine di raffronto per le stime microeconomiche. Si esaminano quindi i dati sui patrimoni familiari desumibili dall’Indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane (IBFI) e se ne documentano i limiti di rappresentatività. Per attenuare l’impatto dei problemi causati dalle mancate risposte e dalla reticenza degli intervistati, vengono applicate alcune procedure di correzione dei dati originari. Si presentano sia i risultati ottenuti sui dati così corretti, sia quelli derivati dai dati non corretti.
Le conclusioni principali sono le seguenti.
• Le stime aggregate indicano che le abitazioni costituiscono la componente principale della ricchezza delle famiglie. Nel periodo esaminato, la quota di attività finanziarie ha mostrato ampie fluttuazioni e una tendenza ad aumentare assai contenuta (in media, circa un punto percentuale ogni dieci anni). Gli investimenti nelle attività più rischiose sono cresciuti considerevolmente negli anni novanta, in concomitanza con il forte aumento dei corsi azionari e l’intenso processo di privatizzazione delle partecipazioni statali. Il portafoglio delle famiglie si è poi nuovamente spostato verso le attività reali, con la caduta delle borse e il considerevole aumento dei prezzi delle abitazioni.
• Sulla base dei dati corretti dell’IBFI, alla fine del 2000 la ricchezza media delle famiglie italiane – definita come il valore complessivo di abitazioni, imprese, beni durevoli e attività finanziarie, al netto delle passività finanziarie – era pari a 270.000 euro; quella mediana era pari a 143.000 euro. Dal 1989 al 2000, la ricchezza media è aumentata, in termini reali, del 2,7 per cento all’anno e quella mediana dell’1,5 per cento, mentre il reddito disponibile è rimasto costante. In termini relativi, si è accresciuta la quota di ricchezza detenuta dagli anziani e dai residenti nel Centro Nord.

• Si conferma che la composizione della ricchezza familiare varia considerevolmente con il suo livello. Tra le famiglie meno ricche, i beni durevoli rappresentano la componente prevalente delle attività. Nelle classi medie, una quota elevata è rappresentata dai beni immobili, in particolare la casa di residenza. Le imprese e le attività finanziarie più rischiose sono più frequenti tra i più abbienti. Il possesso di azioni e fondi comuni si è diffuso in tutte le classi negli anni novanta, ma il loro ammontare rappresenta una frazione consistente del portafoglio solo tra le famiglie più ricche.
• La distribuzione della ricchezza è assai più sperequata di quella del reddito. Nel 2000 l’indice di Gini era pari a 0,61 per la ricchezza e 0,37 per il reddito disponibile. La concentrazione è molto più elevata per le attività finanziarie (0,81), mentre è simile a quella totale per le attività reali (0,60).
• La disuguaglianza della ricchezza netta è leggermente diminuita dal 1989 al 1991 ed è quindi cresciuta considerevolmente nel resto del decennio. L’aumento è dipeso da un cospicuo incremento della quota di ricchezza detenuta dalle famiglie posizionate nei percentili superiori della distribuzione.
• La scomposizione degli indici di disuguaglianza mostra che larga parte del loro aumento nel decennio scorso è attribuibile alla dinamica delle attività finanziarie: si è accresciuto il loro peso nel portafoglio ed è divenuta più diseguale la loro distribuzione. Questo risultato suggerisce come la forte espansione dei corsi azionari alla fine degli anni novanta possa essere stata una determinante importante della crescita della disuguaglianza della ricchezza familiare.
I raffronti internazionali sul grado di disuguaglianza della ricchezza sono problematici, per le molte differenze negli assetti istituzionali e nella disponibilità e qualità delle fonti statistiche. Sulla base di confronti preliminari, effettuati su dati pubblicati e non rivisti per accrescerne la comparabilità, la distribuzione della ricchezza familiare sarebbe in Italia significativamente meno diseguale che in Canada e negli Stati Uniti, confermando i risultati di ricerche condotte precedentemente dal Servizio Studi. Ulteriori approfondimenti appaiono tuttavia necessari per valutare con maggior accuratezza l’entità e le cause di tale divario.

Pubblicato nel 2006 in: E. N. Wolff (ed.) International Perspectives on Household Wealth, Cheltenham, Edward Elgar

Testo della pubblicazione