N. 525 - La politica monetaria ha effetti d'offerta? un'analisi del comportamento di fissazione del prezzo di 2.000 imprese

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di Eugenio Gaiotti e Alessandro Secchi dicembre 2004

Secondo una ipotesi più volte discussa nella letteratura economica e tornata di recente al centro dell'attenzione, aumenti dei tassi di interesse potrebbero nel breve periodo influenzare le condizioni di offerta delle imprese, inducendole a rivedere al rialzo i prezzi di vendita; le spese per interessi sopportate dalle imprese per finanziare il capitale circolante si rifletterebbero infatti sui costi marginali di produzione.

Questa congettura, se confermata, potrebbe avere importanti implicazioni. Nel breve periodo, un forte aumento dei tassi di interesse potrebbe esercitare un effetto positivo sull'inflazione, anziché negativo. Più in generale, la possibilità che gli impulsi di politica monetaria abbiano caratteristiche che li accomunano a shock di offerta può contribuire a spiegare gli ampi e persistenti effetti che esercitano sull'attività economica. Inoltre, l'esistenza di effetti di questo tipo potrebbe avere conseguenze per il disegno della reazione della politica monetaria a diversi shock, richiedendo, in molte circostanze, una risposta più graduale.

L'evidenza empirica sin qui disponibile è controversa. Gli studi esistenti si basano sulla correlazione dinamica tra livello dei prezzi e tassi di interesse e utilizzano dati macroeconomici, per i quali, tuttavia, l'identificazione della direzione del nesso causale è problematica.

In questo lavoro si segue un approccio alternativo, sfruttando le informazioni contenute in un dataset microeconomico sulle imprese manifatturiere italiane, che copre 14 anni e circa 2.000 imprese, e che contiene informazioni sulle variazioni individuali del prezzo del prodotto e sui tassi di interesse praticati dalle banche alle singole imprese. L'informazione di tipo microeconomico permette di risolvere i problemi di identificazione, separando gli effetti individuali del tasso di interesse sui costi della singola impresa da quelli, aggregati, trasmessi attraverso la domanda.

Nel lavoro viene stimata una relazione di determinazione del prezzo della singola impresa, ipotizzando che questo sia fissato applicando un mark up sui costi marginali, costituiti dal costo del lavoro e degli input intermedi. Si sottopone a verifica l'ipotesi che anche le variazioni del tasso di interesse praticato alla singola impresa influenzino le componenti di costo e quindi il prezzo.

I principali risultati sono i seguenti:

• I comportamenti individuali tendono a confermare l’ipotesi che la politica monetaria operi anche tramite il canale dell'offerta. L'effetto delle variazioni dei tassi di interesse individuali sul prezzo praticato dalle imprese è positivo, statisticamente molto significativo e robusto a diverse misure dei tassi.

• L'effetto dei tassi di interesse sui prezzi è direttamente proporzionale al peso del capitale circolante sui costi operativi dell'impresa. Ciò conferma la congettura che gli effetti della politica monetaria dal lato dell'offerta sono legati al ruolo del capitale circolante nel processo produttivo.

• Dal punto di vista quantitativo l'effetto, pur non elevatissimo, appare economicamente significativo, anche se non tale da controbilanciare nel medio periodo l'effetto tradizionale della politica monetaria sui prezzi, che opera tramite la domanda aggregata. La dimensione dell'effetto di costo è tale da poter influenzare, in alcune circostanze, il disegno della politica monetaria ottima nella direzione di una maggiore gradualismo.

Pubblicato nel 2006 in: Journal of Money, Credit, and Banking, v. 38, 8, pp. 2013-2038

Testo della pubblicazione