N. 520 - Errori di misura nell'indagine sui bilanci delle famiglie italiane

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di Claudia Biancotti, Giovanni D'Alessio e Andrea Neri ottobre 2004

Il lavoro analizza gli errori di misura delle principali variabili raccolte nell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane. Lo studio assume rilievo in primo luogo per gli utilizzatori dei risultati dell’indagine a fini di ricerca, in quanto permette loro di valutare la qualità dei dati disponibili. La più approfondita conoscenza dei problemi che riguardano i dati raccolti nell’indagine è inoltre condizione indispensabile per affinarne la tecnica di rilevazione.

Con riferimento alle variabili time-invariant, l’analisi è stata effettuata valutando la coerenza tra le risposte fornite in diverse occasioni di indagine dai soggetti appartenenti al panel; per le grandezze che nel corso del tempo possono subire variazioni, come ad esempio il reddito o la ricchezza, il lavoro ha utilizzato il modello di Heise (1969) che, a condizione di disporre di almeno tre rilevazioni sulle stesse unità panel e sotto ipotesi non troppo restrittive, permette di separare l’effettiva variazione temporale della grandezza esaminata dall’errore di misura.

Il lavoro esamina inoltre il ruolo che le condizioni operative di svolgimento dell’intervista, le caratteristiche dell’intervistato e dell’intervistatore assumono in rapporto alla qualità dei dati rilevati. Al di là di elementi ricollegabili specificamente alle singole domande, gli esperimenti condotti indicano la presenza di fattori esplicativi comuni alle diverse tipologie di incoerenze analizzate.

I risultati del lavoro possono essere così sintetizzati:

• tutte le domande, anche quelle prive di difficoltà di definizione o di risposta, come ad esempio il sesso e l’anno di nascita, presentano alcune incoerenze (sebbene in numero calante nel corso del tempo, come riflesso della maggiore attenzione prestata al fenomeno delle discrepanze), attribuibili principalmente all’inaccuratezza dell’intervistatore;

• l’incoerenza è invece il segnale di una difficoltà oggettiva di determinare la risposta corretta quando questa richiede uno sforzo di memoria o quando la domanda non specifica chiaramente come trattare alcune situazioni; gli errori di risposta si manifestano inoltre più intensamente se la stessa domanda fa riferimento a concetti non definiti precisamente;

• con riferimento ai principali aggregati è stato calcolato un indice di affidabilità che misura l’imprecisione della risposta, pur non tenendo conto dei problemi di underreporting sistematico. L’indice appare superiore per il reddito e la ricchezza netta (0,82) rispetto ai consumi (0,69). Tra le componenti di reddito mostrano una migliore affidabilità i redditi da pensioni e le retribuzioni da lavoro dipendente (indici intorno ai valori di 0,95). Il reddito da lavoro autonomo e il reddito da capitale sono, nel complesso, rilevati con minore affidabilità (indici pari a 0,74 e 0,72). Per quanto riguarda la ricchezza, la rilevazione del valore degli immobili appare piuttosto affidabile (0,86), in particolare per le abitazioni di residenza (0,90). Piuttosto problematica appare invece la stima degli oggetti di valore (0,47), per i quali emerge il problema di valutare entità che non sono al momento collocate sul mercato;

• quando il questionario elettronico prevede specifici controlli di verifica con i dati immessi nelle precedenti occasioni, si riscontrano meno imprecisioni; in assenza di tali verifiche, la situazione si ribalta a favore del questionario cartaceo, che offre probabilmente il vantaggio di una visione di assieme delle risposte fornite;

• gli intervistatori professionisti hanno risultati migliori in termini di qualità delle risposte; anche l’avere collaborato a precedenti rilevazioni dell’indagine della Banca d’Italia ha effetti migliorativi; inoltre si rileva che le ultime interviste di ogni rilevatore sono in media significativamente migliori delle precedenti, per maggiore dimestichezza con i contenuti e con le procedure;

• le risposte incoerenti si associano più frequentemente a un clima di minore disponibilità nei confronti dell’intervista. L’analisi della relazione tra durata dell’intervista e qualità dei dati segnala la rilevanza di tale aspetto, suggerendo che nel caso di interviste molto brevi si raccolgono risposte sbrigative mentre quelle troppo lunghe risentono di problemi di stanchezza e disattenzione;

• il rischio di commettere errori aumenta se l’intervistatore opera in una provincia diversa da quella di residenza. A parità di condizioni, le interviste realizzate in trasferta sono in media più brevi delle altre, riflettendo i vincoli di tempo a disposizione dell’intervistatore.

Pubblicato nel 2008 in: Review of Income and Wealth , v. 54, 3, pp. 466-493

Testo della pubblicazione