N. 512 - Unioni monetarie a partecipazione volontaria

Go to the english version Cerca nel sito

di William Fuchs e Francesco Lippi luglio 2004

La partecipazione a un’unione monetaria implica la rinuncia all’autonomia delle politiche monetarie. Tale “costo” deve essere bilanciato da un beneficio. Con politiche monetarie autonome ciascun paese potrebbe avere la tentazione di svalutare il proprio tasso di cambio, inducendo un equilibrio in cui l’inflazione è elevata e i benefici della svalutazione contenuti. L’unione monetaria fornirebbe pertanto una garanzia istituzionale contro l’utilizzo improprio della svalutazione del cambio. A questa affermazione, tuttavia, si possono contrapporre due considerazioni.

In primo luogo, meccanismi reputazionali potrebbero consentire di raggiungere un equilibrio “virtuoso” (di bassa inflazione) senza la perdita di autonomia nella politica monetaria. Un siffatto equilibrio sembrerebbe preferibile all’unione monetaria perché non richiede l’abbandono dell’autonomia necessaria per rispondere a shock asimmetrici.

Un secondo punto riguarda la “sostenibilità” dell’unione monetaria. Solitamente si ipotizza che, dopo l’adesione all’unione, la partecipazione non possa più essere oggetto di scelta.

Entrambe le questioni sono qui analizzate per mezzo di un modello teorico. Si considerano due paesi che possono sostenere un equilibrio reputazionale o dar vita a un’unione monetaria, mantenendo la facoltà di recesso (“partecipazione volontaria”) in ogni momento.

I risultati mostrano che l’unione monetaria può risultare preferibile anche rispetto a un equilibrio reputazionale, nonostante che quest’ultimo non comporti la perdita dell’autonomia monetaria. Eliminando la possibilità di una svalutazione a sorpresa, l’unione consente ai paesi di raggiungere migliori risultati macroeconomici. Inoltre, le scelte di politica monetaria nell’ambito dell’unione non rispondono solamente agli sviluppi macroeconomici dell’area ma tengono conto anche delle condizioni “locali”. Ciò serve ad evitare che un paese le cui condizioni macroeconomiche divergono significativamente da quelle dell’area abbandoni l’unione; in questo caso i partecipanti possono attribuire, nel formulare le scelte di politica monetaria comune, un peso elevato agli obiettivi di quel paese in cambio della sua permanenza nell’unione. L’analisi identifica infine alcune caratteristiche macroeconomiche importanti per la sostenibilità dell’unione, tra cui spiccano il grado di simmetria degli shock e la loro intensità.

Pubblicato nel 2006 in: Review of Economic Studies, v. 73, pp. 437-457

Testo della pubblicazione