N. 511 - Variabili informative per la politica monetaria in un modello strutturale in scala ridotta per l’area dell’euro

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di Francesco Lippi e Stefano Neri luglio 2004

La politica monetaria opera in un contesto di notevole incertezza sull’origine delle innovazioni (alla produttività, ai costi, etc.) sottostanti la dinamica ciclica dell’economia. I modelli tipicamente analizzati nella letteratura economica ipotizzano informazione perfetta sui disturbi stocastici che influenzano il ciclo. Questo lavoro abbandona tale ipotesi assumendo che l’autorità monetaria possieda stime, ancorchè imprecise, sul prodotto potenziale, sulla domanda aggregata e in generale sugli shock che colpiscono l’economia al momento in cui le decisioni di politica monetaria vengono prese. Il modello considerato appartiene alla classe dei modelli dinamici e stocastici che incorporano l'ipotesi “neo-keynesiana” di rigidità dei prezzi nel breve periodo.

La stima del modello, mediante il metodo della massima verosimiglianza, consente di valutare l’utilità di alcune “variabili informative”, quali gli aggregati monetari (M3) e il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP), nella condotta della politica monetaria. L’informazione in esse contenuta sugli shock fondamentali che colpiscono l’economia potrebbe, infatti, consentire di migliorare l’efficacia delle politiche di stabilizzazione.

Le stime, ottenute mediante una ricostruzione delle serie storiche dell’area dell’euro nel periodo 1981-2002, forniscono inoltre informazioni sul peso relativo che è stato di fatto assegnato agli obiettivi di stabilità dell’inflazione, dell’output e dei tassi d’interesse nell’area dell’euro.

I risultati indicano che negli ultimi venti anni la stabilizzazione dell’inflazione è l’obiettivo a cui è stata assegnata maggiore importanza. Esso è seguito, in ordine d’importanza, dalla stabilizzazione dei tassi d’interesse e infine da quella dell’output gap.

Il contenuto informativo dell'aggregato monetario ampio M3 è basso. L’utilizzo di questo indicatore non consente di ridurre la volatilità delle variabili obiettivo della politica monetaria (output gap, inflazione e variazioni del tasso a breve termine) in modo significativo. L'indicatore del costo del lavoro per unità di prodotto risulta, invece, di maggiore utilità: esso consente di migliorare la stima del prodotto potenziale e quindi di ridurre la volatilità dell’output gap.

Pubblicato nel 2007 in: Journal of Monetary Economics, v. 54, 4, pp. 1256 - 1270