N. 500 - Indicatori di punti di svolta del ciclo ricavati dalle indagini congiunturali sulle imprese.Rilevazione in tempo reale per l’area dell’euro e i suoi principali paesi

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di Alberto Baffigi e Antonio Bassanetti giugno 2004

Il lavoro propone strumenti statistici finalizzati allo sfruttamento sistematico delle inchieste congiunturali condotte mensilmente presso le imprese manifatturiere dei paesi dell’area dell’euro, che costituiscono le informazioni più rapidamente disponibili sulla situazione economica corrente. In particolare, vengono presentati cinque indicatori coincidenti dei punti di svolta del ciclo industriale (turning point indicators), rispettivamente per Francia, Germania, Italia, Spagna e per il complesso dell’area.

L’attività industriale rappresenta una quota relativamente piccola delle economie europee, pari in media a circa il 20 per cento del PIL. Nonostante ciò, la dinamica ciclica della produzione industriale costituisce un indicatore sostanzialmente coincidente delle fluttuazioni economiche aggregate. Ne deriva che la pronta identificazione dei punti di svolta del ciclo industriale è molto utile per valutare la posizione ciclica dell’intera economia.

I tempi di pubblicazione degli indici della produzione industriale (circa 45 giorni di ritardo rispetto al periodo di riferimento), tuttavia, non consentono la rilevazione tempestiva dei mutamenti congiunturali. Inoltre, la forte variabilità di queste statistiche richiede un congruo numero di osservazioni successive alla data del turning point affinché quest’ultimo possa essere riscontrato.

Per ottenere una diagnosi più tempestiva risulta quindi prezioso l’utilizzo delle indagini congiunturali presso le imprese: esse forniscono, sostanzialmente in tempo reale, una valutazione delle opinioni degli imprenditori (sintetizzata dalla differenza percentuale tra le risposte positive e quelle negative, detta saldo di opinione) su una serie di aspetti della situazione economica presente e prospettica (andamento degli ordini, della produzione, ecc.).

Le informazioni contenute nei saldi di opinione non sono però interpretabili con immediatezza. La costruzione di un quadro sintetico e coerente richiede trattamenti di carattere statistico, che tradizionalmente hanno portato all’elaborazione dei cosiddetti indici di fiducia delle imprese, formati da medie semplici di alcuni saldi di opinione. Essi mostrano normalmente un elevato grado di sincronizzazione con l’andamento della produzione industriale; tuttavia, seguono con gradualità la dinamica dell’attività e, pertanto, non forniscono segnali chiari e immediati dell’avvicendarsi delle fasi espansive e recessive della congiuntura.

Strumenti statistici alternativi consentono di sintetizzare le informazioni contenute nelle inchieste congiunturali in modo più efficiente e più chiaro. La nostra analisi, ad esempio, si basa su un numero ristretto di domande incluse nelle indagini (non più di dieci), alle quali viene applicato il modello di Gregoir e Lenglart (2000). Esso descrive il ciclo economico come una variabile latente, governata da un processo markoviano del primo ordine (hidden Markov model) che caratterizza l’alternarsi degli stati espansivo e recessivo dell’economia (regime switching model). Ne derivano indicatori coincidenti che forniscono, in ciascun mese, una stima della probabilità che l’economia sia in una fase positiva o negativa. Gli indicatori vengono presentati come differenza tra queste due probabilità e quindi variano nell’intervallo compreso fra –1 e +1; il loro segno qualifica la fase ciclica corrente. Salvo alcune cautele interpretative dettagliatamente analizzate nel lavoro, un punto di svolta viene segnalato da un mutamento di segno.

La selezione delle domande da utilizzare come input del modello viene effettuata scegliendo, fra le numerose disponibili, quelle con i saldi di opinione caratterizzati da un forte legame statistico con il ciclo della produzione industriale. A tal fine, tramite un modello a fattori dinamici, stimiamo, per ciascun saldo, la quota di varianza spiegata dagli shock comuni all’intero settore industriale (degree of commonality). La scelta ricade sui saldi di opinione per i quali tale frazione è più elevata.

La valutazione della performance degli indicatori richiede un confronto con una datazione di riferimento delle fasi cicliche. Empiricamente emerge che i nostri indicatori colgono in maniera tempestiva e precisa i punti di svolta del cosiddetto ciclo di crescita dell’attività industriale (growth cycle, corrispondente alle fluttuazioni della componente ciclica).

La costruzione di un indicatore per l’area dell’euro richiede che venga preliminarmente decisa la modalità di aggregazione dei dati nazionali. Più in dettaglio, occorre chiedersi se sia più conveniente calcolare direttamente l’indicatore usando i risultati delle indagini relative all’intero complesso dell’area, oppure aggregare ex post gli indicatori dei singoli paesi, una volta calcolati sulla base delle rispettive inchieste nazionali. Nel lavoro mostriamo che il secondo approccio consente di ottenere un indicatore più preciso e più attendibile, riportato nella figura seguente.

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