N. 496 - Il debito commerciale in Italia: quanto contano le motivazioni finanziarie?

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di Paolo Finaldi Russo e Luigi Leva giugno 2004

Il debito commerciale trae origine dalla dilazione di pagamenti connessi con l’acquisizione di beni e servizi da parte dell’impresa. Le motivazioni del ricorso a questa forma di indebitamento sono legate a una molteplicità di aspetti della gestione aziendale (organizzativi, tecnici, commerciali e finanziari). L’intensità e la modalità del loro utilizzo, ad esempio, possono dipendere dalla durata del ciclo produttivo, dal tipo di beni acquistati o prodotti, dal potere di mercato che l’impresa ha nei confronti dei propri fornitori, dalle consuetudini in vigore tra le imprese, dalla facilità, infine, di accesso al sistema finanziario.

L’analisi del debito commerciale è rilevante per le dimensioni complessive del fenomeno e per le sue implicazioni macroeconomiche. In Italia, in particolare, il peso dei debiti commerciali sul passivo delle imprese è generalmente superiore a quello del debito bancario a breve termine. Il grado di sostituibilità tra queste due forme di finanziamento è quindi un elemento di interesse anche per la politica monetaria: ad esempio, a seguito di impulsi restrittivi le imprese per le quali l’accesso al credito bancario diventa più difficoltoso possono cercare di accrescere il ricorso al debito commerciale erogato da imprese non “razionate”, attenuando, di fatto, l’efficacia delle manovre di politica monetaria.

Il lavoro fornisce evidenza empirica sulla rilevanza delle motivazioni finanziarie nel ricorso al debito commerciale, attraverso lo studio della relazione tra questo e le condizioni di accesso al credito bancario. Nell’analisi è stato utilizzato un database originale che unisce le informazioni derivanti da un’indagine ad hoc della Banca d’Italia, i dati di bilancio delle imprese e le statistiche individuali della Centrale dei rischi sui rapporti bancari e sui tassi di interesse.

Dall’esame dei risultati dell’indagine della Banca d’Italia emerge che le motivazioni finanziarie non sono la ragione più frequente nel ricorso al debito commerciale, rappresentata invece dalla necessità di sincronizzare entrate e uscite monetarie; tuttavia, a differenza di quanto si osserva per altre motivazioni di carattere reale, esse appaiono positivamente correlate con il livello dell’indebitamento commerciale.

I principali risultati raggiunti con l’analisi econometrica possono così essere sintetizzati:

a) le motivazioni finanziarie del ricorso al debito sono maggiormente diffuse tra imprese razionate, che hanno un più elevato utilizzo delle linee di credito, che pagano tassi d’interesse bancari maggiori;

b) le imprese che ricorrono al debito commerciale per motivazioni finanziarie e quelle con risultati economici meno soddisfacenti presentano un maggior ricorso al debito commerciale;

c) queste imprese non ottengono dai fornitori maggiori crediti in sede contrattuale, ma ne ampliano l’utilizzo regolando i pagamenti oltre i termini negoziati.

Pubblicato nel 2005 in: L. Cannari, S. Chiri, M. Omiccioli (a cura di), Imprese o intermediari? Aspetti finanziari e commerciali del credito tra imprese in Italia, Bologna, il Mulino

Testo della pubblicazione