N. 493 - La politica monetaria quando il prodotto potenziale non è osservabile

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di Alex Cukierman e Francesco Lippi giugno 2004

Le decisioni di politica monetaria vengono prese in presenza di notevole incertezza sull’origine delle innovazioni (alla produttività, ai costi, etc.) sottostanti alla dinamica, ciclica e di lungo periodo, dell’economia. Tale incertezza, particolarmente acuta in alcuni episodi storici quali il periodo di inattesa riduzione della crescita del prodotto potenziale registrata alla metà degli anni settanta e quello di sostenuta crescita senza inflazione negli Stati Uniti durante gli anni novanta fa risaltare l’importanza di identificare gli shock fondamentali sottostanti alla dinamica economica. E’ stato ipotizzato* che l’informazione incompleta su cui si basano necessariamente le analisi delle fluttuazioni economiche in tempo reale possa spiegare sia l’alta inflazione degli anni settanta, sia la bassa inflazione degli anni novanta, entrambe imputabili ad una medesima causa: gli errori di previsione nella dinamica del reddito potenziale.

Il presente lavoro analizza questa ipotesi formalmente, per mezzo di un semplice modello macroeconomico in cui l’incertezza sul prodotto potenziale e su altre variabili economiche è esplicitamente modellata. Dopo avere analizzato teoricamente le conseguenze dell’incertezza, il lavoro fornisce una valutazione quantitativa di tali effetti utilizzando un modello dell’economia statunitense stimato da Rudebusch e Svensson.

I risultati dell’analisi mostrano che gli errori di previsione del reddito potenziale possono condurre a decisioni di politica monetaria diverse da quelle che verrebbero prese con informazione completa. In particolare, una sovrastima (sottostima) della crescita potenziale può condurre a una politica monetaria “eccessivamente” accomodante (restrittiva), con conseguente generazione di inflazione eccessivamente alta (bassa). La quantificazione di questi effetti per l’economia statunitense rivela tuttavia che, per un ampio spettro di errori di previsione del reddito potenziale (che include la sostanziale impossibilità di prevederne la dinamica), l’inflazione nel modello si discosta da quella registrata in presenza di informazione completa fino a un massimo di circa due punti percentuali. Questo scarto, pur non trascurabile, sembra poter spiegare solamente una parte dei forti incrementi dell’inflazione registrati negli anni settanta.

Si mostra infine che, a parità di condizioni, l’accresciuta avversione all’inflazione delle banche centrali dei principali paesi industriali riduce le ripercussioni macroeconomiche degli errori di previsione relativi al prodotto potenziale.

* A. Orphanides, 2001, “Monetary Policy Rules based on Real-Time Data”, American Economic Review, Vol. 91(4), pp. 964-985.

Pubblicato nel 2005 in: Journal of Economic Dynamics and Control, v. 29, 11, pp. 1951-1983

Testo della pubblicazione