N. 487 - Una Polarizzazione della Polarizzazione? La distribuzione della disuguaglianza 1970-1996

La letteratura economica dedica tradizionalmente molta attenzione all’analisi della disuguaglianza dei redditi, sia dal punto di vista delle discrepanze tra livelli medi in diverse nazioni, sia da quello della sperequazione interna a ciascun paese. Un attivo dibattito scientifico riguarda l’effetto della disuguaglianza sullo sviluppo: alcuni autori vedono nella sperequazione un incentivo alla crescita, altri un ostacolo. Negli anni recenti sono inoltre apparse analisi che presentano stime della distribuzione cosiddetta “globale”: esse mirano a ricostruire il modo in cui il reddito è allocato tra tutti gli individui del mondo.

Le metodologie di rilevazione del reddito e di calcolo della disuguaglianza, però, variano molto nel tempo e nello spazio, rendendo complessi gli studi comparati.

Questo lavoro, partendo dall’archivio di dati UNU/WIDER World Income Inequality Database 1.0 raccolti dalle Nazioni Unite, presenta un panel di 221 indici di Gini* che rispettano requisiti di comparabilità internazionale e intertemporale. I dati selezionati sono il più possibile omogenei dal punto di vista della copertura della popolazione, della definizione del reddito, dell’unità percipiente di riferimento. Il campione include 67 paesi, sviluppati ed in via di sviluppo, osservati tra il 1970 ed il 1996. Esso rappresenta, almeno per gli anni recenti, l’80 per cento della popolazione e l’83 per cento del reddito mondiale, e riproduce con buona approssimazione la suddivisione di tali grandezze tra le nazioni ad alto reddito e quelle in via di sviluppo. Su tale base si studia, stimando la densità degli indici di Gini per vari gruppi di nazioni in diversi momenti, l’evoluzione della distribuzione intranazionale del reddito nel periodo considerato. Essa segue strade differenti a seconda del livello di prodotto capitario dei paesi.

Le aree industrializzate (More Developed Countries secondo la classificazione della Divisione Statistica dell’ONU: Stati Uniti, Canada, Europa occidentale e repubbliche europee dell’ex URSS, paesi baltici, Giappone, Australia, Nuova Zelanda) presentano in tutti i periodi e in larga maggioranza una polarizzazione inferiore alla media mondiale. All’inizio degli anni Settanta, queste nazioni si ripartiscono in quattro categorie. La disuguaglianza è bassa, almeno secondo le statistiche ufficiali, nei regimi socialisti**; medio-bassa in Scandinavia; media in gran parte dell’Europa continentale; medio-alta in Giappone, Germania e Italia. Le differenze tra i vari gruppi sono contenute. Nei primi anni Ottanta, invece, la distribuzione dei coefficienti di Gini appare bimodale, in conseguenza di un aumento della sperequazione in alcuni paesi del blocco anglosassone. Al principio del decennio successivo, inizia un’inversione di tendenza: alcuni paesi ex socialisti si avvicinano, per effetto della transizione, a strutture sociali simili a quelle dell’economia di mercato. La distribuzione degli indicatori di concentrazione si sposta a destra (la disuguaglianza media cresce) e torna unimodale. Il processo è rafforzato e completato nella seconda metà degli anni Novanta, quando gli effetti del mutamento di sistema si producono anche nell’ex Unione Sovietica, con particolare forza in Russia.

Le vicende dei paesi in via di sviluppo, dove quasi sempre la sperequazione è superiore alla media mondiale, sono diverse. La distribuzione dei coefficienti di Gini appare bimodale fin dal principio. Le nazioni si concentrano attorno a due grandi poli di numerosità simile: quello della sperequazione medioalta, dominato dall’Asia, e quello delle asimmetrie massime, centrato sul Sud America.

Le distanze tra i gruppi sono molto ampie. Negli anni ottanta e fino agli inizi degli anni novanta la distribuzione non muta nei caratteri fondamentali, per quanto eventi specifici, spesso di carattere politico e militare, spostino la posizione di singoli paesi e conferiscano al quadro generale un aspetto lievemente più uniforme. Alla metà degli anni novanta la bimodalità ritorna e si fa più evidente; in particolare, l’area delle disuguaglianze fortissime acquista maggiore ampiezza. Ai paesi dell’Africa e dell’America Latina si affiancano gli Stati asiatici dell’ex Unione Sovietica, oggetto di un aumento dei coefficienti di Gini assai più drastico di quello registrato nelle controparti d’Europa, probabilmente a causa delle guerre etniche in corso e della minore presenza di istituzioni in grado di garantire i diritti di proprietà.

Aggregando i risultati, emerge una distribuzione mondiale della sperequazione che, lievemente polarizzata all’inizio del periodo osservato, attraversa un ventennio di unimodalità e si presenta invece bimodale negli anni recenti. Il fenomeno è evidentemente guidato dalle economie in transizione e dalla persistente disuguaglianza dei paesi tradizionalmente meno equilibrati.

* L’indice di Gini è la misura sintetica di disuguaglianza più comunemente calcolata e commentata negli studi inerenti alla distribuzione del reddito. L’indice è tanto più alto quanto più la grandezza in esame è concentrata.

** L’affidabilità delle fonti per questi paesi è spesso limitata. In URSS la disuguaglianza dei redditi veniva presumibilmente sottostimata, in quanto calcolata con riferimento esclusivo ai lavoratori dipendenti dell’industria, senza considerare le fasce sociali più povere.

Pubblicato nel 2006 in: Journal of Economic Inequality, v. 4, 1, pp. 1-32