N. 484 - Che cosa è la fiducia? Un’analisi comparata degli indici del clima di fiducia dei consumatori in otto dei maggiori paesi

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di Roberto Golinelli e Giuseppe Parigi settembre 2003

L’indice del clima di fiducia delle famiglie apparve sulla scena economica subito dopo la seconda guerra mondiale quasi casualmente, come sottoprodotto di una più generale inchiesta qualitativa sulle decisioni finanziarie delle famiglie americane. La sua importanza come indicatore previsivo dell’attività economica fu tuttavia subito chiara e crebbe con gli anni. Oggi, indici simili sono elaborati in quasi tutte le nazioni industriali e sono commentati correntemente sui media e utilizzati dagli analisti. Il motivo principale di questo successo è la tempestività con cui sono pubblicati e il fatto che per qualche tempo costituiscono l’unica informazione economica disponibile. E’ perciò cruciale delineare con sufficiente chiarezza le caratteristiche della relazione tra questi indici e una misura dell’attività economica, in primis il PIL.

Questo lavoro si pone due obiettivi. Il primo è quello di analizzare la relazione tra fiducia delle famiglie e PIL, in otto paesi (Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti) lungo un arco temporale di circa trent’anni, dagli inizi degli anni settanta fino allo scorso anno. Ciò consente di valutare la vasta letteratura in materia, cercando di fare nuova luce su alcuni aspetti ancora oggi dibattuti, come l’utilità dell’indice sia in sede interpretativa, sia in sede previsiva del ciclo economico. Essenziale a tal fine è definire la fiducia delle famiglie in base alle sue determinanti economiche, un compito arduo, che può essere assolto soltanto empiricamente: non esiste infatti una teoria economica del clima di fiducia. Anche in questo caso, però, il numero potenzialmente elevato di variabili esplicative complica l’analisi. La tecnica utilizzata è quella dei modelli vettoriali autoregressivi, innovativa rispetto alla stima di singole equazioni, largamente utilizzata in letteratura.

I risultati di questa prima parte del lavoro indicano che la relazione fiducia delle famiglie/PIL presenta differenze significative tra nazioni e nel tempo, suggerendo che il concetto di fiducia non sia facilmente spiegabile sulla base di variabili macroeconomiche “classiche”, come i tassi d’inflazione, d’interesse o di disoccupazione. Il caso dell’Italia è emblematico. Fino alla fine degli anni ottanta l’evoluzione dell’indice del clima di fiducia predisposto dall’ISAE poteva essere in larga parte spiegata dall’andamento del tasso d’inflazione e del tasso di disoccupazione. Successivamente, lo stato della finanza pubblica ha assunto un ruolo di primo piano a discapito del tasso d’inflazione (il rapporto debito/ PIL superò il 100 per cento agli inizi degli anni novanta, mentre l’inflazione scese su valori inferiori al 10 per cento). Lo stesso risultato vale per il Giappone, caratterizzato da un’evoluzione simile, ma più accentuata, delle due variabili.

Il secondo obiettivo dell’analisi è valutare il ruolo dell’indice del clima di fiducia nella previsione dell’evoluzione dell’attività economica. Impiegando diverse tecniche d’indagine, si è giunti alle seguenti conclusioni. In alcune nazioni esiste uno stretto nesso contemporaneo tra l’indice e il PIL, come nel caso della Germania, del Regno Unito e soprattutto degli USA. Negli altri paesi l’indice tende ad anticipare la dinamica del PIL, indipendentemente da altre variabili, di uno o due trimestri. L’indice ha una capacità previsiva significativa e quantitativamente importante rispetto all’evoluzione del PIL: un aumento del livello dell’indice del 10 per cento per tutto il periodo di analisi si traduce dopo circa un anno in una variazione del prodotto di circa un punto percentuale per l’Italia e gli USA, di circa due per il Giappone, di quasi tre per la Germania e il Regno Unito.

Pubblicato nel 2004 in: Journal of Business Cycle Measurement and Analysis, v. 1, 2, pp. 147-170

Testo della pubblicazione