N. 483 - Avversione al rischio, ricchezza e rischi non assicurabili

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di Luigi Guiso e Monica Paiella settembre 2003

Il lavoro analizza empiricamente il legame tra la ricchezza e il grado di avversione al rischio delle famiglie italiane, misurato con un indice costruito sulla base delle risposte a una specifica domanda inserita nell’Indagine condotta dalla Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie italiane nel 1995.

La qualità dell’indicatore di avversione al rischio viene saggiata esaminandone il valore previsivo rispetto a una serie di decisioni che in linea di principio dovrebbero dipendere dalla propensione individuale ad accettare il rischio. L’indicatore aiuta a prevedere un insieme di comportamenti in cui l’assunzione di rischio svolge un ruolo di rilievo. Al crescere del grado di avversione al rischio diminuisce la probabilità di investire in azioni, aumenta la probabilità di essere occupati nel settore pubblico e diminuisce quella di impiego autonomo, diminuisce la mobilità geografica e diminuisce l’investimento in istruzione (dal rendimento incerto).

Viene poi studiata la relazione tra l’indicatore e un insieme di caratteristiche socio- economiche e di variabili che riflettono l’incertezza del reddito futuro e la presenza di vincoli di liquidità.

I risultati segnalano che l’avversione al rischio decresce al crescere delle risorse disponibili: ciò contrasta quindi con l’ipotesi, frequente in letteratura, che le preferenze degli agenti siano caratterizzate da avversione assoluta al rischio costante ovvero che la propensione al rischio sia indipendente dall’ammontare di risorse disponibili. L’elasticità dell’avversione al rischio rispetto alla ricchezza risulta però inferiore all’unità, in contrasto anche con l’ipotesi che le preferenze siano caratterizzate da avversione relativa al rischio costante.

L’avversione al rischio decresce al crescere del livello di scolarizzazione e dipende dalla regione di nascita, mentre risulta indipendente dall’età, dal sesso e da indicatori volti a cogliere il grado di propensione al rischio dei genitori. Inoltre, gli agenti il cui reddito è soggetto a maggiore incertezza o per i quali è maggiore il rischio di vincoli di liquidità tendono ad essere più avversi al rischio, come previsto dai modelli teorici. Secondo questi ultimi, in presenza di rischi non diversificabili o di vincoli di liquidità gli agenti dovrebbero ridurre l’esposizione nei confronti dei rischi cui possono sottrarsi, come quelli finanziari, e aumentare la copertura assicurativa nei confronti dei rischi assicurabili. Ne consegue che la disponibilità degli individui ad assumersi dei rischi finanziari non dipende soltanto dalle preferenze individuali, ma viene influenzata da fattori connessi con il funzionamento dei mercati assicurativi e del credito.

Pubblicato nel 2008 in: Journal of the European Economic Association, v. 6, 6, pp. 1109-1150

Testo della pubblicazione