N. 473 - Eterogeneita’ delle scelte di portafoglio e coerenza empirica del C-CAPM

Il modello C-CAPM (Consumptionbased Capital Asset Pricing Model ) predice che il rischio di un titolo sia funzione della covarianza del suo rendimento con il tasso di crescita del consumo. L’impiego del C-CAPM nelle applicazioni finanziarie è stato finora limitato, sebbene esso svolga un ruolo importante nella teoria economica. Ciò è in parte dovuto al fatto che i risultati delle verifiche econometriche tendono a essere sfavorevoli al modello. Una nota caratterizzazione della sua incoerenza empirica è l’equity premium puzzle: la differenza tra i rendimenti dei titoli azionari e quelli delle obbligazioni pubbliche è superiore a quanto prevedibile sulla base delle rispettive rischiosità, a meno di non ipotizzare valori irrealistici dell’avversione al rischio da parte dei risparmiatori.

Il lavoro si pone l’obiettivo di valutare in quale misura l’incoerenza empirica del CCAPM sia attribuibile all’impiego di dati aggregati e all’ipotesi di agente rappresentativo, usualmente sottostante alle stime e alle verifiche econometriche.

L’analisi empirica impiega dati relativi a un campione di famiglie americane; l’utilizzo di osservazioni disaggregate consente di rimuovere l’ipotesi consueta di agente rappresentativo, distinguendo tra agenti che detengono attività finanziarie e agenti che ne sono privi.

I risultati indicano che il C-CAPM è coerente con le scelte di consumo e di investimento delle famiglie detentrici di titoli finanziari, il cui coefficiente stimato di avversione al rischio relativa è intorno a otto. Il modello risulta invece in contrasto con l’evidenza empirica relativa al comportamento del sottocampione di famiglie prive di titoli.

Lo scarso successo empirico del CCAPM segnalato in letteratura è quindi attribuibile, almeno in parte, all’insufficiente realismo dell’ipotesi di agente rappresentativo.

Pubblicato nel 2004 in: Review of Finance, v. 8, 3, pp. 445-480

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