N. 469 - Costi irrecuperabili all'esportazione

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di Matteo Bugamelli e Luigi Infante marzo 2003

Secondo la letteratura economica teorica, un’impresa che decide di accedere ai mercati esteri sarà restia ad abbandonarli, anche quando le condizioni macroeconomiche favorevoli dovessero esaurirsi, se l’avvio dell’attività di esportazione ha implicato il sostenimento di costi irrecuperabili. Data l’esistenza di tali costi, per l’impresa la scelta di esportare in un dato momento è differente a seconda che l’impresa sia già presente sui mercati esteri o meno. Ne consegue che la funzione di offerta di esportazioni dell’Italia, variando nel tempo con il numero e il tipo di imprese esportatrici, si sarebbe permanentemente modificata con le recenti fluttuazioni, seppure transitorie, del tasso di cambio della lira.

Il lavoro analizza empiricamente la scelta di esportare a livello di impresa, con l’obiettivo di verificare l'esistenza e di individuare alcune caratteristiche fondamentali dei costi irrecuperabili all’esportazione. I dati, di fonte Centrale dei Bilanci, si riferiscono a un ampio campione di imprese manifatturiere italiane per il periodo 1982-1999.

Dall’analisi empirica emerge che i costi irrecuperabili sono rilevanti: un'impresa esportatrice nell’anno t, che ha quindi già sostenuto tali costi, ha una probabilità di esportare nell’anno successivo di 70 punti percentuali più elevata di quella di un’impresa per il resto identica, ma priva di esperienza sui mercati esteri.

La probabilità di esportare varia anche a seconda delle caratteristiche di impresa e delle condizioni macroeconomiche. Essa cresce con la produttività del lavoro e con la dimensione dell'impresa, decresce con il livello del salario medio. Risulta più elevata per le imprese che fanno parte di gruppi industriali e per quelle che operano nell’ambito di distretti industriali. È maggiore quando il tasso di cambio è deprezzato, la domanda estera sostenuta, quella domestica scarsa.

Il lavoro mostra poi che le attività che impongono il pagamento dei costi irrecuperabili - ad esempio l’acquisizione di informazioni sulla domanda di mercato e sul funzionamento istituzionale nel paese estero, l’organizzazione della rete di distribuzione, la promozione dei prodotti - devono essere acquisite immediatamente all’entrata sui mercati esteri; dopo di che esse si deprezzano abbastanza lentamente. Questi risultati rafforzano l’effetto macroeconomico sopra descritto. L’impatto dei costi irrecuperabili varia a seconda delle caratteristiche dell’impresa. Secondo Caves (1988), la natura quasi fissa di tali costi ne fa una barriera all’esportazione più rilevante per le piccole e medie imprese. Tybout (2001) invece ritiene che ciò che conta sia non tanto la dimensione, quanto l’intensità del flusso di esportazione che i costi irrecuperabili contribuiscono ad avviare. I risultati ottenuti con il presente lavoro sostengono ampiamente le tesi di Caves.

L'ultima parte del lavoro esplora, in modo innovativo, la natura dei costi fissi irrecuperabili. Ci si concentra in particolare su una delle componenti considerate importanti: l’acquisizione di informazioni relative al mercato estero. L’ipotesi di identificazione utilizzata nel lavoro è la seguente: le imprese “più abili” nella raccolta di informazioni dovrebbero percepire minori barriere all’entrata. A questo scopo vengono considerati due possibili canali: certe imprese possono disporre di informazioni in più (o di migliore qualità, o a minor prezzo) perché sono più esposte a spillovers informativi; altre perché dotate di una migliore tecnologia per la raccolta, l’immagazzinamento e l’utilizzo delle informazioni.

I risultati suggeriscono che entrambi i canali operano. Quanto al primo, si distinguono le imprese tra appartenenti e non appartenenti a distretti industriali, sulla base dell'idea che le prime dispongano di migliori informazioni, che circolano in modo efficiente grazie al particolare ambiente del distretto. Il risultato conferma l’ipotesi: le imprese distrettuali appaiono in grado di superare le barriere all'esportazione meglio di quelle non distrettuali. Questo risultato è importante poiché si tratta di imprese medio-piccole. Quanto al secondo canale, distinguendo i settori produttivi in base alle dotazioni relative di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, si trova che le imprese dei settori più dotati risentono in misura minore dei costi irrecuperabili di entrata.

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