Le riserve auree della Banca d'Italia

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Le riserve auree hanno la funzione di rafforzare la fiducia nella stabilità del sistema finanziario italiano e della moneta unica. Questa funzione diviene più importante quando le condizioni geopolitiche o la congiuntura economica internazionale possono generare rischi aggiuntivi per i mercati finanziari (ad esempio, crisi valutarie o finanziarie).

La Banca d'Italia è il quarto detentore di riserve auree al mondo, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale. Il quantitativo totale di oro di proprietà dell'Istituto è pari a 2.452 tonnellate (metriche), costituito prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete. Secondo le regole contabili adottate a livello di Eurosistema, l'oro è valutato ai prezzi di mercato di fine esercizio; ad esempio, al 31 dicembre 2015 il controvalore del quantitativo di oro di proprietà dell'Istituto era pari a circa 77 miliardi di euro.

Le riserve auree sono parte integrante delle riserve valutarie ufficiali del Paese e rappresentano un presidio di sicurezza per lo svolgimento delle funzioni pubbliche attribuite alla Banca d'Italia.

Tali riserve sono detenute dalla Banca d'Italia ai sensi del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dello Statuto del Sistema europeo delle banche centrali e della BCE, che includono la detenzione e la gestione delle riserve valutarie ufficiali tra i compiti fondamentali svolti dall'Eurosistema.

L'oro non è soggetto al rischio di solvibilità in quanto non è "emesso" da alcuna autorità (ad esempio, governo o banca centrale). Inoltre, l'oro presenta una serie di caratteristiche che lo contraddistinguono da gran parte dei metalli presenti in natura. Allo stato puro è quasi del tutto incorruttibile, non arrugginisce e non si ossida, è facilmente trasportabile e conservabile ed è agevolmente lavorabile grazie alla sua elevata duttilità. Queste peculiari caratteristiche, sommate alla scarsità in natura, hanno reso storicamente l'oro uno strumento efficace per misurare il valore dei beni e come mezzo di pagamento.

Alla luce delle sue caratteristiche e delle sue funzioni specifiche, l'oro può essere utilizzato dalle banche centrali per diversi motivi: l'acquisto o la vendita dell'oro può essere effettuata sia per scopi finanziari, sia per variare il livello delle riserve; l'oro può essere poi dato in deposito per ricavare un reddito e infine può essere utilizzato come garanzia per ottenere dei prestiti sul mercato.

Il quantitativo d'oro di proprietà dell'Istituto è frutto di una serie di eventi avvenuti negli oltre 120 anni di storia della Banca. Nel 1893, la fusione dei tre istituti di emissione (la Banca Nazionale del Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) diede vita alla Banca d'Italia con una propria dotazione aurea iniziale. La riserva aurea aumentò negli anni fino all'avvio della seconda guerra mondiale, per poi raggiungere il suo minimo alla fine del conflitto, anche a seguito dell'asportazione di una parte di esso ad opera delle truppe di occupazione. Nel dopoguerra, l'Italia divenne un paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera, soprattutto in dollari, che vennero utilizzati anche per convertirli in oro. Un caso di utilizzo dell'oro è avvenuto nel 1976 quando fu dato a garanzia di un prestito ricevuto dalla Bundesbank. Alla fine degli anni 90, a seguito dell'acquisto dell'oro residuo di disponibilità dell'Ufficio Italiano Cambi e al conferimento di una parte delle riserve alla Banca centrale europea in occasione dell'avvio dell'Unione economica e monetaria, la riserva aurea si attestò alle attuali 2.452 tonnellate.

L'oro dell'Istituto è custodito prevalentemente nei caveau della Banca d'Italia e in parte presso alcune Banche Centrali. Tale scelta deriva, oltre che da ragioni storiche, legate ai luoghi in cui l'oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi e dei costi. Infatti, un quantitativo delle riserve viene custodito in prossimità delle principali piazze dove viene negoziato l'oro al fine di avere la possibilità, in caso di necessità, di poter vendere rapidamente e di minimizzare i costi legati al trasporto del metallo. Al momento, l'attuale allocazione geografica delle riserve risulta adeguata e, pertanto, non sono previste ricollocazioni di oro.

Localizzazione Geografica

Depositario Tonnellate %
Regno Unito 141,2 5,76
Svizzera 149,3 6,09
Stati Uniti 1.061,5 43,29
Italia 1.100,0 44,86
Totale 2.452,0
100,00

Il principale mercato dell'oro fisico è rappresentato dalla piazza di Londra, dove avvengono gli scambi di oro da parte dei membri della London Bullion Market Association (LBMA) e dove viene definito due volte al giorno il prezzo ufficiale dell'oro, cui fanno riferimento gran parte dei contratti legati all'oro a livello internazionale. La LBMA ha definito anche uno standard di caratteristiche che i singoli lingotti devono avere per essere considerati "London Good Delivery" (LGD). Il rispetto di questi requisiti permette ai compratori professionali di accettare lingotti d'oro senza una verifica della effettiva quantità di metallo prezioso contenuta nel lingotto.

Una parte piuttosto rilevante dell'oro dell'Istituto possiede già le caratteristiche richieste per rispettare lo standard LGD della London Bullion Market Association. Va anche precisato che l'oro non conforme può comunque essere negoziato, previa applicazione di un margine di sconto - che di norma equivale ai costi che si incorrono per rendere i lingotti compatibili con lo standard - rispetto al prezzo ufficiale di mercato.

Annualmente la Società di revisione, che certifica il bilancio della Banca, effettua una verifica su tutto l'oro detenuto a riserva nei locali di sicurezza di Via Nazionale, in collaborazione con il Servizio Revisione interna della Banca d'Italia. Le verifiche sull'oro detenuto all'estero sono effettuate sulla base delle attestazioni rilasciate annualmente dalle banche centrali depositarie. Qualora il nostro Istituto decidesse di sottoporre a verifica diretta l'oro detenuto presso le altre banche centrali, peraltro già dichiaratesi disponibili in tal senso, si dovrebbe agire sulla base di procedure concordate con le medesime, tendenti ad assicurare la massima riservatezza e sicurezza dell'ispezione.

Ulteriori approfondimenti

Motivazioni alla base della detenzione di oro

L'oro ha storicamente rappresentato uno strumento per misurare il valore dei beni ed è stato per questo utilizzato come mezzo di pagamento in quasi tutte le antiche civiltà. Tale proprietà è legata soprattutto alla scarsità dell'oro, in quanto elemento particolarmente raro in natura. Le più recenti analisi stimano che fino ad oggi sono state estratte circa 183.600 tonnellate di oro (fonte Word Gold Council), che in termini volumetrici equivarrebbero ad un cubo di 21 metri per lato, mentre rimarrebbero da estrarre circa 50.000 tonnellate (secondo la US Geological Survey) con il numero di nuove miniere in costante riduzione. Una parte del valore dell'oro è da legare anche alle caratteristiche chimiche del metallo sia in termini di duttilità e malleabilità sia, soprattutto, di resistenza a fattori esogeni quali l'ossigeno e reagenti chimici. Quest'ultima caratteristica impedisce il deterioramento e rende l'oro facile da custodire per lunghi periodi.

L'oro rappresenta un efficace strumento di copertura contro eventi avversi. Il prezzo del metallo prezioso tende infatti a salire nei momenti in cui gli operatori finanziari percepiscono un elevato livello di rischio, ad esempio escalation militari o, più spesso, in situazioni di crisi finanziarie. In scenari di questo tipo gli strumenti finanziari, soprattutto quelli che sono caratterizzati da un elevato livello di rischio (ad esempio le azioni) mostrano consistenti ribassi, mentre l'oro tende a far registrare incrementi di prezzo. La presenza di un adeguato ammontare di oro nei portafogli finanziari garantisce quindi protezione contro scenari considerati molto rischiosi, sebbene poco probabili. Tale funzione protettiva è stata particolarmente evidente nel corso degli ultimi anni. A fronte, infatti, di generalizzati timori sulla tenuta del sistema finanziario nel 2008-2009 e sulla stabilità dell'area euro nel 2011-2012, la performance dell'oro è stata particolarmente positiva e ha contribuito a determinare un consistente incremento della relativa riserva patrimoniale da rivalutazione destinata ad accogliere gli incrementi di valore delle riserve auree.

Tra le altre caratteristiche che giustificano una consistente esposizione verso l'oro va menzionato il presidio che il metallo prezioso garantisce nei confronti di aumenti eccessivi dell'inflazione, in quanto tende a preservare il proprio valore nel tempo. Infine l'oro, al contrario delle valute, non può essere svalutato o perdere valore a seguito di crisi di fiducia. In tal senso, in situazioni di crisi valutarie, una banca centrale può disporre dell'oro, al pari delle riserve ufficiali in valuta estera, per preservare la fiducia nella valuta domestica tramite un utilizzo dell'oro come garanzia per ottenere prestiti o, in ultima istanza, tramite vendita sul mercato per acquistare la valuta domestica così da sostenerne il valore. Un considerevole ammontare di oro garantisce ad una banca centrale una più elevata capacità di azione nel preservare la fiducia del sistema finanziario nazionale.

Tali caratteristiche uniche dell'oro hanno ovviamente dei costi finanziari. L'oro, infatti, comporta costi per la sua conservazione in termini di sicurezza e di custodia. Inoltre non garantisce nessun interesse e quindi la proprietà di un ammontare consistente comporta la rinuncia all'interesse che maturerebbe su titoli di debito con simili proprietà di copertura. È necessario però considerare che tali altri titoli sono comunque caratterizzati da un valore fiduciario che potrebbe venire meno in caso di crisi di fiducia di carattere sistemico, compromettendone le proprietà di diversificazione. L'oro, al contrario, non è un'attività "emessa" da un Governo o da una banca centrale e quindi non è soggetta alla solvibilità dell'emittente.

Infine, una parte dell'oro deve essere detenuta cautelativamente al fine di soddisfare eventuali richieste da parte della BCE di ulteriori conferimenti di valute (tra cui dollari statunitensi e yen giapponesi) e, per l'appunto, oro. Tali richieste devono essere soddisfatte dalle banche centrali in ragione della propria quota di sottoscrizione del capitale sociale della BCE (la Banca d'Italia detiene una quota parti al 12,31% del capitale).

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Regole contabili

Secondo le regole contabili adottate a livello di Eurosistema, l'oro è valutato ai prezzi di mercato di fine esercizio; ad esempio, al 31 dicembre 2015 il controvalore del quantitativo di oro di proprietà dell'Istituto era pari a circa 77 miliardi di euro. Le plusvalenze derivanti da tale valutazione alimentano una riserva patrimoniale, mentre le minusvalenze riducono gli utili dell'esercizio solo qualora non trovino capienza in detta riserva patrimoniale.

Tale approccio asimmetrico risponde ad una generale logica di prudenza diretta sia ad evitare di distribuire utili che non sono stati effettivamente realizzati sia a stabilizzare la redditività nel medio e lungo periodo. In particolare, il trasferimento delle plusvalenze ad una riserva patrimoniale consente di costituire un presidio a fronte di possibili oscillazioni negative del prezzo di mercato dell'oro; viene in questo modo salvaguardata l'indipendenza finanziaria delle banche centrali dell'area euro, assicurandone così la capacità di assolvere nel continuo le proprie funzioni indipendentemente dalle perdite che ne possono derivare.

In caso di vendita di oro, gli eventuali utili concorrerebbero alla formazione del risultato economico di esercizio. Pertanto questi sarebbero corrisposti allo Stato sulla base delle regole di distribuzione degli utili definite dallo Statuto della Banca d'Italia e al netto delle imposte da versare allo Stato e degli accantonamenti di utili volti a garantire l'adeguatezza patrimoniale dell'Istituto.

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Riferimenti normativi

Le riserve auree della Banca d'Italia sono parte integrante delle riserve valutarie ufficiali. Tali riserve sono detenute ai sensi del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dello Statuto del Sistema europeo delle banche centrali e della BCE, che includono la detenzione e la gestione delle riserve valutarie ufficiali tra i compiti fondamentali svolti dall'Eurosistema, a cui partecipano la BCE e le banche centrali dei paesi la cui moneta è l'euro. Le banche centrali gestiscono le riserve valutarie in piena indipendenza, nei limiti degli indirizzi adottati dalla BCE a salvaguardia della politica monetaria unica. L'oro è espressamente incluso nella nozione di "attività di riserva in valuta" dalla normativa comunitaria che, in attuazione dell'art. 30 dello Statuto del SEBC, ha disciplinato il trasferimento di attività della specie dalle BCN alla BCE.

Le disposizioni contenute nel D.Lgs. n. 43/1998 sulla partecipazione della Banca al SEBC dispongono al comma 2 dell'articolo 7 che: La Banca d'Italia provvede in ordine alla gestione delle riserve ufficiali, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 31 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea". L'articolo sostituisce il previgente art. 4, comma 2, del testo unico delle norme di legge in materia valutaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 148 del 1988, secondo cui le riserve valutarie ufficiali erano gestite dall'Ufficio Italiano dei Cambi, e dalla Banca d'Italia per gli interventi sul mercato dei cambi, per esigenze connesse con gli impegni internazionali e per le operazioni ordinarie. La modifica si rese necessaria in quanto, in seguito all'introduzione della moneta unica, le riserve valutarie ufficiali possono essere detenute e gestite esclusivamente dalle banche centrali dell'Eurosistema. Si segnala infine che lo stesso DPR 148/1998 all'art.15 comma 2 già prevedeva la facoltà per la Banca d'Italia di negoziare liberamente oro greggio all'estero, nell'ambito della gestione delle riserve e con i limiti ad esse applicabili.

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Caratteristiche dell'oro

L'oro presenta una serie di caratteristiche che lo contraddistinguono da gran parte dei metalli presenti in natura. In primo luogo, allo stato puro, senza cioè un contenuto neanche minimo di altri metalli, l'oro è quasi del tutto incorruttibile. Ciò significa che nel tempo non perde la sua forma originaria, non arrugginisce e non si ossida, se non a contatto con poche sostanze reagenti. L'oro è anche un buon conduttore di energia e calore e presenta una delle densità più alte in natura, rendendolo più facilmente trasportabile e conservabile.

In aggiunta, l'oro è un metallo estremamente duttile, tanto che la lavorazione è difficile senza legarlo ad altri metalli, come il rame o l'argento (la combinazione prende il nome di lega). In base alla quantità di metallo diverso dall'oro presente nella lega questa assume un colore diverso, ma soprattutto un valore diverso. Per definire la purezza della lega si utilizza il carato, che corrisponde a 41.6 millesimi di grammo presente nella lega. Il numero di carati indica quindi quanto oro è presente nella lega.

Tabella 1

carati   

Contenuto oro in millesimi

14 

585 

18 

750 

22 

916 

24 

999 

L'oro utilizzato nella fabbricazione dei gioielli è prevalentemente a 18 carati, in quanto più facile da lavorare, mentre l'oro utilizzato per gli investimenti è solitamente di caratura più alta, spesso a 24 carati.

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Quantità, qualità e localizzazione geografica dell'oro di proprietà della Banca d'Italia

Le riserve auree italiane ammontano a 2.452 tonnellate - delle quali 4,1 tonnellate sotto forma di moneta (si tratta di 871.713 pezzi di moneta il c.d. oro "monetato") e le rimanenti sotto forma di lingotti - dopo che nel 1999 sono state conferite alla BCE 141 tonnellate.

La maggior parte dei lingotti è di tipo tradizionale a forma prismatica, ma diversi esemplari presentano la forma di parallelepipedo o mattone, di tipo americano, e di panetto di tipo inglese. Il peso dei singoli lingotti va da un minimo di 4,2 a un massimo di 19,7 kg, con un peso medio di poco superiore ai 12,5 kg. Il titolo medio dei lingotti, ossia la percentuale media di oro fino usata nella lega, è di 996,2 e in numerosi casi si ha un titolo di 999,99.

Presso la Sede della Banca d'Italia in Via Nazionale 91 sono custodite 1.100 tonnellate di oro di proprietà dell'Istituto, comprendenti anche la totalità dell'oro "monetato", nonché una quota delle riserve conferite alla BCE.

Dal punto di vista della dislocazione geografica, l'oro di proprietà della Banca d'Italia è distribuito secondo la tabella di seguito riportata:

Tabella 2 - Localizzazione Geografica

Depositario

Tonnellate

%

Regno Unito

141,2

5,76

Svizzera

149,3

6,09

Stati Uniti

1.061,5

43,29

Italia

1.100,0

44,86

Totale

2.452,0

100,00

La scelta di dislocare all'estero poco più della metà del metallo, presso diverse Banche Centrali, deriva, oltre che da ragioni storiche, legate ai luoghi in cui l'oro fu acquistato, anche da una strategia di diversificazione finalizzata alla minimizzazione dei rischi. Inoltre, la localizzazione prescelta dalla Banca riflette la primaria importanza di tali piazze finanziarie per il mercato internazionale dell’oro.

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Standard London Good Delivery

I lingotti denominati London Good Delivery (LGD) rispettano determinate caratteristiche definite dalla London Bullion Market Association (LBMA), l'associazione che riunisce gli operatori specializzati del settore. Pesano 400 once troy (circa 12,4 kg) e vengono prodotti da una delle raffinerie di metalli preziosi riconosciute dalla LBMA stessa. I lingotti Good Delivery sono saggiati e garantiti per una purezza minima del 99,5%. La LBMA è stata fondata nel 1987 dalla Bank of England, al tempo il regolatore del mercato dell'oro, e contemporaneamente ha definito lo standard di Good Delivery al fine di aumentare la trasparenza e la liquidità del mercato dell'oro. Lo standard si è rapidamente diffuso tra gli operatori tradizionali fino a diventare un requisito fondamentale per la negoziazione di lingotti in oro ed è stato uno dei motivi alla base della crescita del mercato dell'oro sulla piazza di Londra.

La caratteristica di Good Delivery, garantendo specifici e identificabili requisiti qualitativi, permette ai compratori professionali di accettare nuovi lingotti d'oro senza che serva una verifica della effettiva quantità di metallo prezioso contenuta nel lingotto ("saggiatura"). Di conseguenza, lo standard LGD permette una più facile e immediata utilizzabilità dell'oro per operazioni finanziarie.

Nonostante lo standard LGD sia recente rispetto al periodo in cui è stato acquistato l'oro della Banca d'Italia, una parte piuttosto rilevante dell'oro dell'Istituto possiede le caratteristiche richieste LGD.

L'Istituto non intende al momento effettuare operazioni di upgrade dell'oro di proprietà, cioè di renderlo uniforme alle caratteristiche LGD, ritenendo adeguato l'attuale quantitativo per eventuali necessità finanziarie. A tal proposito, va tenuto presente che l'oro non conforme ai requisiti LGD può comunque essere negoziato, previa applicazione di un margine di sconto - che di norma equivale ai costi di upgrade - rispetto al prezzo ufficiale di mercato. In presenza di oro con un grado di purezza particolarmente elevato, tale sconto non viene solitamente applicato.

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Visite alla sagrestia e ispezioni dell'oro

La possibilità di visitare le riserve auree della Banca d'Italia, custodite presso Palazzo Koch, è stata riservata a rappresentanti delle Istituzioni e, in rari casi, a giornalisti e cineoperatori per l'esecuzione di riprese preventivamente autorizzate.

Infatti, i locali nei quali l'oro è conservato sono stati progettati in modo tale da garantire permanentemente la sicurezza dei valori, nel presupposto che l'accesso di persone sarebbe stato limitato ai casi strettamente indispensabili: gli ambienti sono situati nei sotterranei del Palazzo e privi di finestre (il ricambio dell'aria è assicurato da appositi impianti di aereazione) e per l'evacuazione di emergenza è necessario utilizzare una scala a chiocciola in ferro battuto, stretta e ripida.

Conseguentemente, le visite sono sempre state brevi, organizzate con largo anticipo e circoscritte a un numero ristretto di visitatori, nel rispetto di specifiche procedure volte a tutelare la riservatezza e la sicurezza dei luoghi, senza mettere a repentaglio la salute dei visitatori.

Annualmente la Società di revisione che certifica il bilancio della Banca, che esercita il controllo anche per conto della Società di revisione del bilancio della BCE, effettua una verifica su tutto l'oro detenuto a riserva nei locali di sicurezza di Via Nazionale, in collaborazione con il Servizio Revisione interna della Banca d'Italia.

In occasione del cambio di titolarità della Struttura responsabile della custodia, vengono effettuate verifiche delle consistenze nell'ambito del passaggio di consegne tra vecchio e nuovo Titolare. Il Servizio Revisione interna può disporre altre verifiche di tipo interno.

Con riferimento all'oro detenuto all'estero, le banche centrali depositarie permettono in via generale ispezioni sull'oro depositato. Avendo presenti la sensibilità dell'argomento e le ripercussioni in termini di sicurezza interna e di riservatezza, tali ispezioni devono essere preventivamente concordate nei tempi e nelle modalità di svolgimento. Dagli ultimi controlli recentemente effettuati risulta confermata l'elevata qualità dell'oro di proprietà dell'Istituto detenuto all'estero.

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Evoluzione storica delle riserve auree della Banca d'Italia

Nel 1893, la fusione dei tre istituti di emissione (la Banca Nazionale del Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito) diede vita alla Banca d'Italia con una propria dotazione aurea iniziale di 78 tonnellate di fino, di cui l'86 per cento proveniente dalla Banca Nazionale nel Regno. Nel 1926, con l'attribuzione del monopolio esclusivo delle emissioni alla Banca d'Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia cedettero le proprie riserve auree, pari a circa 70 tonnellate provenienti quasi per intero dal Banco di Napoli.

Nel 1933 la riserva aurea della Banca d'Italia superava le 561 tonnellate, ma all'ingresso in guerra, dopo consistenti cessioni, il quantitativo complessivo era sceso a 106 tonnellate. Nel 1943 l'oro di proprietà era aumentato fino a circa 121 tonnellate, ma un trasferimento di 15,8 tonnellate alla BRI riportò la riserva a 105 tonnellate. Dopo l'armistizio del settembre del '43, vi fu una riduzione pari a 50,5 tonnellate a causa di una prima asportazione, effettuata dalle autorità tedesche, dell'oro precedentemente fatto trasferire dal Governatore Azzolini nella sede di Milano della Banca e da cui poi i tedeschi avevano trasferito 92,3 tonnellate a Fortezza, in Alto Adige. Nello stesso mese si verificò una riduzione della riserva per 10,8 tonnellate che, vincolate a garanzia di una anticipazione concessa all'Istituto nazionale del commercio con l'estero (INCE) da un gruppo di banche svizzere, furono inviate alla Banca Nazionale Svizzera a causa della non restituzione del prestito. Nell'ottobre del 1944 seguì un'altra parziale asportazione di 21,7 tonnellate da parte dei tedeschi che portarono la riserva aurea ad un minimo di circa 22 tonnellate.

Nel maggio '45, dopo la fine della guerra, gli Alleati riportarono a Roma le residue partite di oro della Banca d'Italia rimaste a Fortezza. Nel 1946 la Commissione tripartita per la restituzione dell'oro monetario ai Paesi che avevano subito asportazioni da parte dei nazisti assegnò alla Banca d'Italia 31,7 tonnellate delle 69 richieste e nel 1958 operò una ulteriore attribuzione di 12,7 tonnellate. La quantità ufficialmente persa dalla Banca, in ragione degli eventi bellici, fu di circa 25 tonnellate.

Nel dopoguerra, l'Italia divenne rapidamente un paese esportatore e per tale motivo beneficiò di cospicui afflussi di valuta estera, soprattutto in dollari. Tali flussi, anche per le esigenze connesse al rispetto degli accordi di Bretton Woods, furono anche utilizzati per acquistare negli anni quantitativi di oro, al pari di quanto facevano all'epoca le principali banche centrali europee (Banque de France e Bundesbank). Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, l'oro della Banca d'Italia aumentò progressivamente, fino a raggiungere alla fine del 1958 le 244 tonnellate. In quegli anni gli acquisti di oro venivano effettuati anche dall'Ufficio Italiano Cambi (UIC - un ente, diventato poi strumentale della Banca d'Italia, che aveva l'obiettivo di controllare i movimenti di capitale e gestire le riserve in valuta, tra cui l'oro). Alla chiusura del primo bilancio al 30 giugno 1946, l'Ufficio Italiano Cambi deteneva oro per 1,8 tonnellate, ceduto dalla Banca di Francia. Nel corso degli anni successivi, a partire dal 1951 e fino al 1960, l'UIC acquistò ingenti quantità di oro fino ad accumularne poco meno di 2000 tonnellate. Nel 1960 e nel 1965 vennero attuati due trasferimenti dalle riserve dell'Ufficio a quelle della Banca d'Italia per complessive 1.890 tonnellate, in base al principio che riconosceva alla Banca la detenzione delle riserve auree e all'UIC la gestione di quelle valutarie, portando in questo modo il quantitativo delle riserve della Banca a 2.136 tonnellate. Negli anni successivi, soprattutto tra il 1966 e il 1970, vi furono altre variazioni in aumento delle quantità detenute che raggiunsero nel 1973 le 2.565 tonnellate. Nel 1976, nell'ambito di un'operazione di credito effettuata con la Deutsche Bundesbank, per conto dell'UIC, 543 tonnellate di oro furono trasferite dalla Banca all'UIC per consentire a quest'ultimo di costituirsi un adeguato quantitativo di oro da trasferire alla Bundesbank in garanzia del credito ricevuto; le riserve si ridussero pertanto a 2.022 tonnellate. Nel 1979 furono poi trasferiti al Fondo Europeo di cooperazione monetaria (FECom) il 20 per cento delle riserve ufficiali in oro e in dollari, pari a circa 517 tonnellate di oro; la riserva aurea dell'Istituto raggiunse in questo modo le 1.505 tonnellate, rimanendo sostanzialmente invariata fino al 1996 (nel gennaio del 1980 vi fu un ulteriore trasferimento di oro al FECom per 1,3 tonnellate). Nel 1997 l'oro di proprietà della Banca salì a 2.074 tonnellate, grazie all'acquisto dell'oro residuo di disponibilità dell’UIC pari a 570 tonnellate (tra il 1977 e il 1979 la Bundesbank aveva restituito all'UIC le 543 tonnellate di oro, cui si aggiungono 27 tonnellate restituito dal FMI sempre nel triennio 1977-1979). Nel 1998 la riserva aurea della Banca aumentò di ulteriori 518 tonnellate grazie alla chiusura definitiva dell'operazione di REPO contro ECU stipulata con la BCE. Le ultime variazioni quantitative, che hanno portato le riserve alle attuali consistenze di 2.452 tonnellate, sono avvenute all'inizio del 1999, in occasione dell'avvio dell'UEM, con il conferimento alla BCE di 141 tonnellate di metallo.

Il quantitativo di oro di cui la Banca d'Italia è ad oggi proprietaria è quindi frutto di una serie di eventi che hanno permesso all'Istituto di diventare, nel tempo, uno dei maggiori detentori al mondo di metallo prezioso.

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Una sintetica panoramica sul mercato dell'oro

Il principale mercato dell'oro è rappresentato dalla piazza di Londra, dove avvengono gli scambi di oro da parte dei membri della London Bullion Market Association (LBMA). Il fixing dell'oro (LBMA gold price) viene determinato due volte al giorno, alle 10:30 e alle 15:00 GMT, tramite una piattaforma elettronica gestita dall'ICE. Tale quotazione è di particolare importanza in quanto la gran parte dei contratti legati all'oro a livello internazionale fanno riferimento a questo fixing. Sul mercato di Londra vengono scambiate circa 500 tonnellate di oro al giorno, pari a circa un quinto della produzione annua globale. Il mercato dell'oro fisico è utilizzato prevalentemente dall'industria dei beni di lusso che assorbe circa la metà dell'offerta di metallo prezioso. Una parte non trascurabile dell'offerta di oro fisico viene assorbita dagli acquisti da parte delle banche centrali.

Per quanto riguarda il mercato dell'oro finanziario, la maggior parte degli scambi avvengono presso il Comex del New York Mercantile Exchange (NYMEX) dove è infatti possibile negoziare i più liquidi strumenti derivati a termine (futures) sull'oro. I futures permettono infatti di assumere una posizione sull'oro sia al rialzo che al ribasso, senza dover sopportare i costi connessi con la detenzione fisica del metallo prezioso. Negli ultimi anni l'utilizzo dei futures sull'oro è progressivamente aumentato, contribuendo a dare liquidità al mercato e a migliorare il contenuto informativo dei prezzi.

Un ulteriore impulso all'utilizzo dell'oro finanziario è da attribuire allo sviluppo del mercato degli Exchange Traded Fund (ETF) sull'oro, strumenti emessi a fronte dell'investimento diretto dell'emittente in oro. Alla stregua dei future, il prezzo degli ETF è legato all'andamento del sottostante. Gli ETF permettono quindi un agevole accesso al mercato dell'oro, senza dover sostenere i costi connessi alla proprietà fisica dell'oro (ad esempio costi di custodia e assicurazione). La domanda di oro fisico da parte degli emittenti degli ETF ha subito un picco nel biennio 2011-2012, per fronteggiare la forte domanda di oro da investimento in corrispondenza dei timori legati al sistema finanziario internazionale.

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Utilizzo dell'oro da parte delle banche centrali

L'oro può essere utilizzato da parte delle banche centrali per diversi motivi: l'acquisto o la vendita dell'oro può essere effettuata sia per scopi finanziari, sia per variare il livello delle riserve di una banca centrale; l'oro può essere poi dato in deposito per ricavare un reddito e infine può essere utilizzato come garanzia per ottenere dei prestiti sul mercato.

Tutte le principali banche centrali presentano forti esposizioni in oro e sono in cima alla classifica dei detentori mondiali di tale metallo prezioso. Nel corso degli ultimi anni le banche centrali sono infatti ritornate ad essere acquirenti nette di oro, dopo essere risultate venditrici nette negli ultimi 20 anni. Elevato è l'interesse mostrato anche per i prestiti di oro in considerazione dell'aumento dei rendimenti che ha fatto seguito alla riduzione del quantitativo di oro prodotto su base globale.

Infine, in considerazione dell'importanza che il metallo prezioso riveste sui mercati finanziari internazionali, molte importanti banche centrali hanno sottoscritto un accordo volto a limitare la propria attività sul mercato dell'oro, soprattutto in vendita. L'accordo prende il nome di Central Bank Gold Agreement (CGBA) e nell'ultima versione (la quarta, del settembre 2014) prevede un coordinamento tra le banche centrali al fine di non turbare il mercato dell'oro. La Banca d'Italia è tra le banche centrali firmatarie dell'accordo fin dalla prima versione nel 1999 (c.d. Washington Agreement). La politica di gestione dell'oro dell'Istituto è stata pertanto improntata anche al rispetto di quanto stabilito da tali accordi internazionali.

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