L'economia del Friuli Venezia Giulia - Aggiornamento congiunturale, novembre 2026

5 novembre 2026

Viene pubblicato oggi l'aggiornamento congiunturale del Friuli Venezia Giulia.

Nel primo semestre del 2026 l'economia del Friuli Venezia Giulia ha continuato a espandersi a un ritmo analogo a quello medio del 2025; secondo l'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) della Banca d'Italia, il PIL è aumentato dello 0,9 per cento su base annua, come nella media nazionale.

Nel comparto manifatturiero l'attività produttiva ha continuato a crescere nel primo semestre, nonostante la debolezza delle esportazioni che, al netto della cantieristica, sono rimaste stabili in volume. Nella seconda parte dell'anno e nei primi mesi del 2027, i rincari dei beni energetici legati al conflitto in Medio Oriente potrebbero incidere ulteriormente sulla crescita dei costi di produzione. Gli investimenti si sono mantenuti sui livelli dell'anno precedente e quelli programmati per il 2027 restano improntati alla prudenza, soprattutto fra le imprese di minori dimensioni, in un contesto caratterizzato dall'incertezza sull'evoluzione del quadro internazionale e dal rincaro dei beni energetici.

Nel settore delle costruzioni il quadro è rimasto favorevole, sostenuto ancora dalla domanda pubblica. Nei primi sei mesi dell'anno gli investimenti delle Amministrazioni locali sono ulteriormente cresciuti, sostenuti dalle risorse proprie e dal PNRR. A giugno i pagamenti riconducibili al Piano avevano raggiunto il 70 per cento dei fondi complessivamente assegnati alla regione, una quota superiore alla media nazionale. Nel mercato immobiliare l'incremento delle compravendite ha rallentato sensibilmente.

Nel terziario l'attività ha continuato ad aumentare in misura contenuta, sostenuta in particolare dai servizi legati al turismo, che hanno beneficiato di un ulteriore incremento dei visitatori stranieri. Nel complesso, i traffici portuali sono aumentati, sostenuti in larga misura dal maggiore transito di petrolio greggio destinato ai paesi dell'Europa centro-orientale, cui si sono associati gli incrementi del traffico container, che lo scorso anno si era fortemente ridotto, e di quello relativo ai Ro-Ro.

L'elevata quota di imprese in utile, l'ampia liquidità disponibile e la limitata propensione a investire hanno continuato a contenere la domanda di credito. In presenza di condizioni di offerta sostanzialmente invariate, i prestiti alle imprese medio-grandi sono cresciuti moderatamente, mentre quelli alle piccole hanno continuato a diminuire, sebbene con minore intensità rispetto all'anno precedente. La qualità del credito è rimasta elevata e gli indicatori disponibili non segnalano rischi di deterioramento nel breve periodo.

Nella prima parte dell'anno l'occupazione ha ripreso a crescere, sostenuta sia dal lavoro dipendente sia da quello autonomo. Nel settore privato non agricolo, il saldo tra assunzioni e cessazioni è rimasto ampiamente positivo e su un livello simile a quello del primo semestre del 2025. Le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni hanno continuato a ridursi nella componente ordinaria, mentre sono aumentate in quella straordinaria, anche in relazione a specifiche situazioni di crisi aziendale.

Nei primi sei mesi del 2026 il potere d'acquisto delle famiglie è rimasto sostanzialmente stabile, poiché la crescita del reddito disponibile nominale è stata compensata dall'inflazione, tornata a rafforzarsi da aprile. In questo contesto, caratterizzato da un peggioramento del clima di fiducia, i consumi sono aumentati solo debolmente. Il credito alle famiglie ha continuato a espandersi con un ritmo vivace, nonostante la crescita del flusso di nuovi mutui abbia registrato una sensibile attenuazione rispetto allo scorso anno. La qualità dei finanziamenti non ha mostrato segnali di deterioramento e le politiche di concessione del credito sono rimaste favorevoli. I depositi bancari sono cresciuti moderatamente, mentre il valore dei titoli a custodia presso le banche ha continuato ad aumentare in misura sostenuta, grazie sia all'incremento delle consistenze detenute sia al positivo andamento delle quotazioni dei titoli azionari e dei fondi comuni.

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