N. 1024 - L'effetto dei rinnovi contrattuali sui consumi

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di Effrosyni Adamopoulou e Roberta Zizza luglio 2015

Il lavoro si inserisce nel vasto dibattito circa la validità della teoria del reddito permanente, valutando la risposta dei consumi delle famiglie italiane a variazioni sia temporanee sia permanenti del reddito, in particolare di quello da lavoro. Secondo la teoria, i consumi dovrebbero rispondere in misura modesta a variazioni transitorie del reddito, più marcata a quelle permanenti; in caso di incrementi anticipati, la reazione dovrebbe essere osservata al momento dell’annuncio e non a quello dell’effettivo pagamento.

L’analisi si avvale delle informazioni sugli aumenti salariali definiti dai contratti collettivi di lavoro del comparto privato in Italia, sfruttandone la variabilità nel tempo e tra settori. L’applicazione al caso italiano appare di particolare interesse per le caratteristiche del suo sistema di contrattazione collettiva, che rende possibile valutare l’effetto di diverse tipologie di shock al reddito (anticipati o meno, permanenti e transitori).

Per misurare la spesa si impiegano i microdati dell’indagine dell’Istat sui consumi delle famiglie, che presenta un ampio livello di dettaglio a frequenza mensile e consente di derivare un panel aggregando le osservazioni per settore di attività del capofamiglia.

Le stime sono relative al periodo 1997-2013. Il campione è ristretto alle famiglie con un solo percettore di reddito, per le quali gli incrementi contrattuali costituiscono presumibilmente la fonte unica o comunque prevalente di variazione del reddito.

Le stime econometriche forniscono supporto alla teoria del reddito permanente: né l’effettivo pagamento delle tranche in cui è suddiviso l’aumento salariale previsto dai contratti siglati a livello nazionale, mirato a compensare gli effetti dell’inflazione attesa, né l’erogazione delle una tantum, che hanno natura transitoria e sono di importo medio unitario più elevato, hanno un impatto significativo sui consumi totali e di beni alimentari.

La risposta dei consumi al pagamento delle una tantum è contenuta e circoscritta alla categoria ‘abbigliamento e calzature’; è verosimile che le famiglie non percepiscano tale pagamento come parte del processo complessivo di adeguamento all’inflazione dei salari.

All’interno della categoria ‘abbigliamento e calzature’ l’effetto è principalmente riconducibile a scarpe, oggetti in pelle e accessori, che incidono sul totale dei consumi in media per circa il tre per cento. Tali beni sono acquistati in un’unica soluzione, sono relativamente costosi e sono socio-culturalmente “visibili”. Il comportamento di spesa che emerge dalle nostre stime potrebbe dunque essere motivato dalla ricerca di uno “status”, in linea con la letteratura che mostra un’elevata elasticità al reddito del consumo di beni “visibili”.

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