N. 1008 - Ripensare l'effetto di riduzione della criminalità dato dall'istruzione? Evidenze e meccanismi dai divari territoriali

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di Ylenia Brilli e Marco Tonello aprile 2015

L’incremento della scolarizzazione può influire sulla propensione degli adolescenti a commettere crimini mediante tre principali canali: costringendo i giovani a stare a scuola, li distoglie dalle strade, dove potrebbero esservi maggiori opportunità criminali; aumentando il capitale umano e le aspettative di remunerazione futura nelle attività lecite, può rendere meno profittevole la scelta di delinquere; infine, le interazioni sociali che hanno luogo all’interno della scuola, e che potrebbero anche essere influenzate dalla presenza di network criminali fuori dalla scuola, possono influenzare la propensione individuale a commettere dei crimini, con conseguenze che sono, tuttavia, a priori ambigue.

Il lavoro di ricerca sfrutta la variazione del tasso di scolarizzazione registrata in Italia con l’attuazione della “riforma Berlinguer” (L. 9/1999), che ha innalzato di un anno l’obbligo scolastico, e confronta i tassi di criminalità minorile delle coorti di studenti interessate dalla riforma con quelli delle coorti precedenti.

Si trova che l’aumento di un punto percentuale del tasso di iscrizione risulta associato ad una riduzione del tasso di criminalità minorile dell’1,3 per cento nel Nord e nel Centro del Paese, ad un aumento invece del 3,9 per cento nel Mezzogiorno.

Nello specifico, l’effetto di riduzione della criminalità nelle regioni centro-settentrionali è determinato, principalmente, dalla maggiore permanenza degli adolescenti all’interno degli edifici scolastici (c.d. “incapacitazione”). L’effetto di incremento riscontrato nel Mezzogiorno è, invece, coerente con meccanismi riconducibili alle interazioni sociali ed all’influenza esercitata dalla presenza nel territorio di reti di criminalità organizzata.

I risultati suggeriscono che l’aumento dell’obbligo scolastico potrebbe non essere sufficiente a ridurre la delinquenza minorile, specialmente nelle aree maggiormente a rischio, se non accompagnato da politiche scolastiche attive che promuovano l’apprendimento dei valori civili di buon comportamento, etica e legalità.

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