N. 997 - Effetti macroeconomici dell'attuazione simultanea delle riforme dopo la crisi

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di Andrea Gerali, Alessandro Notarpietro e Massimiliano Pisani novembre 2014

La crisi del debito sovrano ha accelerato in molti paesi europei l’adozione di misure miranti a ridurre il livello del debito pubblico e l’introduzione di riforme volte ad accrescere il livello di concorrenza e ad aumentare il potenziale di crescita.

Nel lavoro, simulando un modello di equilibrio generale dinamico per un paese dell’area dell’euro, il resto dell’area e il resto del mondo, si valutano gli effetti macroeconomici di interventi a favore della concorrenza nel settore dei servizi e di misure di consolidamento fiscale.

Per il settore dei servizi si ipotizza che la riforma riduca gradualmente di 5 punti percentuali i margini di profitto, avvicinando il grado di concorrenza al livello medio dell’area dell’euro. Per quanto riguarda le politiche di bilancio, si considera un aggiustamento fiscale tale da ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL di 10 punti percentuali in un decennio, seguito da un allentamento, in modo da mantenere costante il rapporto debito/PIL (il livello finale di tassazione risulta inferiore a quello iniziale, riflettendo i minori oneri per interessi).

I risultati sono i seguenti. Nel lungo periodo sia l’aumento della concorrenza nel settore dei servizi sia la riduzione della tassazione innalzano il livello del PIL. Nel medio termine la riforma dei servizi ha effetti moderatamente espansivi sull’attività economica. L’iniziale consolidamento fiscale ha tuttavia effetti recessivi prolungati. Gli effetti espansivi della riforma dei servizi permettono nel lungo periodo riduzioni addizionali delle imposte, per effetto del maggior gettito fiscale; nel medio termine consentono di mitigare gli effetti recessivi dell’iniziale aumento della pressione fiscale. I risultati non sono influenzati in misura sensibile dall’ipotesi che la politica monetaria reagisca alle condizioni macroeconomiche dell’area ovvero che rimanga invariata. Nel primo caso, infatti, la dimensione del paese considerato nel confronto con il complesso dell’area dell’euro comporta reazioni comunque contenute del tasso di policy.

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