N. 1139 - Allocazione distorta del credito durante la crisi finanziaria in Europa

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di Fabiano Schivardi, Enrico Sette e Guido Tabellini settembre 2017

Nel dibattito accademico e di policy la maggiore durata e gravità delle recessioni innescate dalle crisi finanziarie è talvolta imputata al comportamento del settore bancario che, indebolito dalla crisi, allocherebbe il credito in maniera inefficiente. In particolare le banche meno capitalizzate, al fine di evitare ulteriori erosioni del proprio patrimonio, manterrebbero in vita imprese scarsamente profittevoli e altamente indebitate – il cosiddetto zombie lending - a discapito dello sviluppo delle imprese "sane".

Utilizzando dati della Centrale dei Rischi, di Cerved e delle Segnalazioni di vigilanza, questo lavoro analizza la rilevanza e gli effetti dello zombie lending in Italia nel periodo 2004-13.

In particolare si propone una metodologia empirica che identifica non solo l'effetto relativo ma anche quello assoluto della presenza di zombie lending sulle imprese sane e corregge possibili distorsioni che potrebbero portare a sovrastimare tale effetto.

I principali risultati del lavoro indicano che: i) durante la crisi finanziaria le banche meno capitalizzate hanno ridotto di meno (rispetto alle altre banche) il credito alle imprese zombie, sono state meno propense a interrompere le relazioni creditizie con queste imprese e a classificare i loro crediti verso tali imprese come incagli o sofferenze; ii) pur favorendo un aumento del tasso di sopravvivenza delle imprese zombie e un calo di quello delle imprese sane dello stesso settore-provincia, lo zombie lending non ha però avuto effetti negativi sulla crescita del fatturato e degli occupati e sugli investimenti delle imprese sane; ha aumentato la dispersione della produttività totale dei fattori, ovvero il grado di "misallocation" dei fattori, solo in presenza di una quota molto elevata di imprese zombie; iii) tenendo conto quindi dell'operare del solo canale di sopravvivenza delle imprese, l'azzeramento del fenomeno dello zombie lending, attraverso un ipotetico aumento della capitalizzazione delle banche, avrebbe aumentato solo marginalmente il tasso di crescita del prodotto nel periodo tra il 2008 e il 2013.

L'impatto relativamente limitato dello zombie lending sulle imprese sane è presumibilmente dovuto anche al fatto che, in un contesto economico alquanto depresso e con molte risorse inutilizzate, gli effetti sul livello d'attività complessivo derivanti dalla permanenza in vita delle imprese zombie hanno compensato gli effetti allocativi di tipo negativo, peraltro contenuti, evidenziati dall'aumento della dispersione tra imprese nella produttività totale dei fattori. In prospettiva, in un diverso clima macroeconomico, lo zombie lending legato a una bassa capitalizzazione delle banche potrebbe però risultare più rilevante proprio per via dei suoi effetti negativi sull'allocazione delle risorse.

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