N. 1042 - Agenti multitasking e incentivi: il caso delle attività di ricerca e di insegnamento per i professori universitari

Il lavoro stima come gli incentivi alla ricerca scientifica, spesso offerti ai docenti universitari, possano incidere sulla qualità del loro insegnamento e della ricerca stessa, nonché sulla selezione del corpo docente.

Il tema è rilevante poiché la teoria suggerisce che i professori universitari, che hanno margini per decidere come allocare il proprio tempo tra ricerca e insegnamento, potrebbero reagire agli incentivi alla ricerca riducendo la qualità dell’insegnamento (Holmstrom e Milgrom, 1991), con effetti negativi sull’apprendimento degli studenti.

Utilizzando una riforma del sistema degli incentivi alla ricerca attuata presso l’Università Bocconi nel 2006, il lavoro confronta l’andamento della qualità della ricerca e dell’insegnamento dei docenti interni, destinatari del nuovo schema di incentivi, rispetto ai docenti esterni, sottoposti agli stessi obblighi e responsabilità per l’insegnamento ma non soggetti alla riforma.

La qualità e la quantità  della ricerca sono misurate in base al numero e alla rilevanza delle pubblicazioni di ciascun docente ogni anno. Per misurare la qualità dell’insegnamento si ricorre invece al metodo del valore aggiunto, ovvero si stima quanto ciascun docente aggiunge al livello di apprendimento conseguito dai propri allievi, tenendo conto della preparazione pregressa degli studenti e delle loro caratteristiche socio-economiche.     

I risultati confermano che gli incentivi alla ricerca ne accrescono quantità e qualità,  con però un peggioramento della qualità dell’insegnamento posto in essere dal singolo docente. Quest’ultimo effetto è imputabile per lo più alle scelte dei professori non ancora ordinari, per i quali la qualità della ricerca ha  implicazioni in termini di progressione di carriera, oltre che di aumenti stipendiali.

Il nuovo sistema di incentivi ha però anche ulteriori effetti, di ricomposizione del corpo docente. A seguito della riforma infatti è aumentata la qualità media dei ricercatori dell’Università, misurata sulla base degli output di ricerca: vengono infatti trattenuti in servizio i ricercatori migliori, che si caratterizzano anche per una qualità dell’insegnamento superiore alla media. Questo effetto positivo sulla qualità media del corpo insegnante tende pertanto a controbilanciare quello di segno opposto sull’impegno nella didattica del singolo ricercatore.

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