N. 1039 - I costi "shoe-leather" dell'inflazione e la domanda estera di euro

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di Alessandro Calza e Andrea Zaghini novembre 2015

Lo studio effettua una stima dei costi dell’inflazione nell’area dell’euro che tiene conto del fatto che una parte delle banconote in euro circolano al di fuori dell’area. Seguendo la tradizionale metodologia di Bailey e Friedman, si considerano solo i costi imputabili alla rinuncia ai servizi forniti dalla moneta nel facilitare gli scambi, rinuncia che si verifica quando cresce il costo opportunità della sua detenzione, rappresentato dal tasso di interesse nominale.

Il lavoro in primo luogo stima un’equazione della domanda di moneta M1 al netto del circolante detenuto all’esterno dell’area dell’euro. Sulla base dei parametri stimati, viene poi effettuata una valutazione dei costi dell’inflazione all’interno dell’area.

Il circolante detenuto all’estero viene approssimato dal flusso netto di banconote che intercorre tra le istituzioni finanziarie monetarie dell’area e i paesi esterni all’area
(cd. shipment proxy), pubblicato dalla BCE.

I risultati principali sono due:

1) i costi dell’inflazione nell’area stimati nel lavoro sono inferiori a quelli che si otterrebbero sulla base del totale di M1;

2) la minimizzazione dei costi interni dell’inflazione si ottiene in corrispondenza di un livello positivo del tasso d’interesse. Ciò contrasta con gli studi di Bailey e Friedman che, trascurando l’ammontare di moneta detenuto all’estero, trovano che il tasso d’interesse che minimizza i costi dell’inflazione è pari a zero.

Pubblicato nel 2016 in: International Journal of Central Banking, v. 12, 1, pp. 231-246

Testo della pubblicazione