N. 1011 - Investimenti diretti esteri e performance d'impresa: un'analisi empirica basata su un campione di imprese italiane

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di Alessandro Borin e Michele Mancini giugno 2015

Negli ultimi due decenni un numero crescente di imprese italiane ha scelto di internazionalizzarsi attraverso la creazione o l’acquisizione di affiliate estere. Il lavoro studia gli effetti di questi investimenti sulla produttività e sull’occupazione della casa-madre. La scarsità di banche dati a livello di impresa adatte ad analizzare il fenomeno ha reso necessaria la costruzione di un nuovo dataset, ottenuto incrociando le informazioni provenienti da più fonti per un esteso campione di imprese manifatturiere italiane per il periodo 1988-2011. I principali risultati sono i seguenti.

In linea con quanto evidenziato dalla precedente letteratura sull'eterogeneità d'impresa, le aziende che si internazionalizzano posseggono un vantaggio competitivo rispetto alle altre ancora prima di diventare multinazionali: esse hanno già una dimensione molto superiore alla media (circa il doppio per fatturato) e una produttività superiore del 14% a quella delle altre imprese, indipendentemente dal settore e dalla dimensione.

Per valutare correttamente l’effetto del primo investimento all’estero sulle variabili di performance delle imprese occorre tenere conto di questo vantaggio iniziale goduto da quante si internazionalizzano. Controllando per tale fattore con opportune tecniche di stima (propensity score matching) emerge che l’internazionalizzazione consente di ottenere ulteriori vantaggi che si riflettono sull’occupazione e sulla produttività delle case-madri.

Tali effetti, tuttavia, sono eterogenei e dipendono dal settore e dal paese di destinazione dell’investimento estero: i guadagni sono superiori per le imprese che investono nei paesi avanzati e, in particolare, nei settori a più alta intensità tecnologica. Non sono invece rilevanti per quante investono nelle aree emergenti e nei settori tradizionali.

Nel complesso l’effetto dell’internazionalizzazione delle imprese sull’occupazione nella casa madre è positivo e statisticamente significativo, tuttavia non è uniforme tra paesi e settori di investimento e tra differenti tipologie di impiego. Il risultato aggregato è determinato dalla crescita degli occupati white collar nelle imprese che investono nei paesi avanzati; negli altri casi non si registrano effetti statisticamente significativi, neppure nella componente blue collar delle imprese che investono nei paesi emergenti. Questi risultati, tuttavia, non valutano gli eventuali spillover, negativi o positivi, sulla domanda e quindi sull’occupazione delle imprese sub-fornitrici o delle altre aziende del settore.

Pubblicato nel 2016 in: Review of World Economics, v. 152, 4, pp. 705-732

Testo della pubblicazione